DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (18^ puntata) – #DISTANTIMAUNITI, PURCHE’ ALLA FINE NON SI TRASFORMI IN #UNITIMADISTANTI

Luca Savarese(Luca Savarese) – #Distantimauniti, lontani ma vicini, in questi giorni, di inedita prigionia domestica, si susseguono ed a getto continuo, slogan, diciture, hasthag che presentano lo stesso concetto di fondo: anche lontani, è possibile sperimentare una vicinanza di idee, d’intenti, di desideri, primo fra tutti, quello di tornare presto, come titola l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, a riveder le stelle. Così, in attesa, di riassaporare assieme lo stesso cielo, ognuno cerca di dipingere i firmamenti della propria casa: comete e stelle polari che inneggiano, invitano a questa nuova forma di vicinanza, tutta nuova, tutta platonica, dove non ci si tocca, ma ci si prova a volere un mondo di bene. Gian Luca Teppati, so fondatore e presidente OOMM Consulting srl- “generiamo una corrente che va contro corrente” lo racconta nel suo profilo Linkedin: “Una solitudine vuota di contatti ma piena di un sé che avevamo dimenticato di esplorare” Già, eccolo quel sé che avevamo dimenticato di esplorare: quello che per una volta smette di coltivare il proprio orticello, che al suo puzzle, aggiunge un pezzo imprevisto, che dentro la propria scatola mica c’era, che invece di aggiungere un tassello al proprio auto imperialismo, mette la testa fuori dalla finestra per vedere cosa succede lì sotto, dal vicino. Questa pandemia virale, se non altro ha riassettato le nostre relazioni, le ha rese più orizzontali, togliendole da quel polveroso tappeto di autoreferenzialità che spesso le imbavagliava. I nostri rapporti, in questi folli giorni senza occasioni in cui sperimentare degli incontri fisici, prima fra tutte, il vedersi, l’uscire, il passare del tempo assieme, somigliano molto a quel passo dei Promessi Sposi, in cui l’Innominato, capisce che gli uomini forse non sono poi così male e, preso dalla curiosità, va, all’alba, seguendo un popolo in festa, a conoscere il cardinal Federigo Borromeo, che quasi lo prende in contropiede: “Da tanto tempo, tante volte, avrei dovuto venir da voi io”. Si, sembra quello che sta succedendo a queste relazioni, impreviste, rivitalizzate, in tempo di quarantena. Quante volte avremmo dovuto e potuto tessere rapporti, ampliare gli orizzonti al di là del nostro naso, invece la frettolosa quotidianità con i suoi doveri, con le sue logiche corsare, ci aveva un po’ troppo preso la mano. “Stiamo riscoprendo la gratuità”, continua Teppati. E non solo quella che ci propongono varie piattaforme digitali fatta di film, documentari e libri gratis, ma quella, molto più importante ed alla lunga decisiva, quell’agire a gratis, non dettato da un codice meritocratico, non innescato da un condizionamento deontologico e nemmeno impostato DISTANTI MA UNITI SARA GAMAda un decalogo aziendale, ma semplicemente perché voglio sentire un amico e vedere come se la passa dentro questo cambiamento di mondi che ha coinvolto anche il suo microcosmo. Ci voleva un virus per far riscoppiare il contagio balsamico della relazionalità, scipparlo all’abitudinaria e quasi scontata razionalità produttiva senza porte né finestre. Ora però, non facciamo che poi dopo quando e se tutto sarà finito, torniamo come prima che mors tua vita mea e buonanotte alle edificanti abitudini della quarantena. Ora ci stiamo solo allenando, il vero spettacolo, andrà in onda, soltanto dopo, dove davvero si parrà la nobilitate di questi nuovi e per certi versi impensabili contatti. Luca Savarese

#Diciottesima puntata Giovedì 2 Aprile 2020

Stadio Tardini

Stadio Tardini

4 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (18^ puntata) – #DISTANTIMAUNITI, PURCHE’ ALLA FINE NON SI TRASFORMI IN #UNITIMADISTANTI

  • 3 Aprile 2020 in 00:17
    Permalink

    Cioè, adesso il distanziamento sociale dovrebbe diventare la “moda” e la “prassi”? Mah…

  • 3 Aprile 2020 in 07:34
    Permalink

    No, lo si farà per salvare il sedere, senza tanta retorica. Finalmente scomparirà (spero) quello stupido saluto della stretta di mano, che mi ha sempre fatto schifo. Mani sudaticce, mani che avevano appena scaccolato, pisciato o spassato il naso. Piene di virus, batteri, microbi e cancheri vari.

  • 3 Aprile 2020 in 11:01
    Permalink

    Mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano
    Altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano
    Mani che poi firman petizioni per lo sgombero
    Mani lisce come olio di ricino
    Mani che brandisco Manganelli, che Farciscono Gioielli
    Che si alzano alle spalle dei Fratelli
    Quelli che la notte non si può girare più
    Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan La TV (Cit.)

    Amico mio c’è gente che perde il lavoro uno come il pipante sta campando dal dopoguerra stringendo mani.

    Mi chiedo però e chiedo a Borrelli, a Venturi e ai vari Governatorissimi ormai assurti a veri e propri hombre vertical: ma il distanziamento sociale come si concilia ad esempio con lo stadio?Ci misureranno la “temperatura” di Giordaniana memoria all’ingresso e faranno un esame a campione delle orine che fuoriescono dalle latrine o manderanno come in Cina uno zelante ufficiale a verificare la mattina il nostro stato di salute con un tampone?E poi come si farà a visitare la mostra a Palazzo Pigorini che stare a un metro è impossibile?

  • 3 Aprile 2020 in 15:16
    Permalink

    La Metro è il supermarket più regolare…
    Tu taci Davide che hai fatto chissà quante volte la mano morta con le ragazze in corriera, io invece sempre solo mano vre

I commenti sono chiusi.