DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (20^ puntata) – E LA QUARANTENA CREO’ NUOVE CORRISPONDENZE. LA SCOMPARSA DI EZIO VENDRAME

ezio vendrame(Luca Savarese) – Giocavamo all’Appiani, vedevo gli sbadigli della gente e mi venne una vampata di vergogna. A un certo punto presi il pallone al limite dell’area avversaria e puntai la mia porta. Feci il campo in retromarcia, scartai avversari e compagni e mi presentai davanti al nostro portiere: finsi di calciare e sulle tribune qualcuno collassò. E che cavolo, bisognava regalare un’emozione, vivacizzare il pomeriggio”. Questa una delle frasi più incisive di Ezio Vendrame, il George Best italiano, che ci ha lasciato oggi dopo 72 intense primavere, per un tumore: lo celebreremo degnamente nei prossimi giorni.
In questi giorni di clausura quasi universale, ci sono davvero delle mosse che regalano emozioni e vivacizzano il pomeriggio ed il canovaccio delle giornate. Si, in queste giornate inedite accadano fatti nuovi ed inattesi, che magari in mezzo al tran tran della vecchia quotidianità, erano davvero impensabili. Non mi piace indulgere alla narratio autobiografica, ma mi sia concesso in questo spazio, è sabato del resto, raccontare una cosa davvero insolita, un gol imprevisto della quarantena. Come si sa, tutte le varie attività sportive, non solo quelle ai grandi livelli di serie A e coppe internazionali, ma l’intera piramide del calcio segue fedelmente, come fa tutta la struttura dello sport a qualsiasi livello, questa stasi. Le partite, lontano dai campi, si provano a disputare nei salotti di casa: c’è chi usa il divano come fantomatica bandiera, chi preferisce avvalersi del comò, chi invece si preoccupa quando l’abatjour non gliela passa, chiudendo, sul nascere un uno-due nello stretto. Anche il Brera Calcio, squadra di Milano, nata agli albori degli Anni Duemila per provare ad accogliere la sfida allora incipiente alla multietnicità, è ferma. In questa realtà, io sono allenatore della scuola calcio non competitiva, un modo per proporre la bellezza del futebol ai più piccoli, senza imporre il rigore di soffocanti squadre agonistiche. Il lunedì, finché il Coronavirus non ci separasse, avevo i ragazzi di terza, quarta e quinta elementare, il giovedì i più piccolini, di prima e seconda. Stare a casa, senza il pallone che rotola sul sintetico del Vigorelli di via Arona a Milano, storico velodromo adibito anche al calcio ed al rugby con un campo sintetico, non abbatte ma amplifica la voglia di ri-divertirsi. “Ciao mister, ma si può che non fanno altro che parlare di questo virus. Tra un po’ è la tv stessa che anche se non l’accendi, si accende da sola e ti dice: – Coronavirus, coronavirus –, io mi sto allenando a casa, faccio i compiti, aiuto la mamma, ma sempre col pallone tra i piedi”. Ricevo questa telefonata nei primissimi giorni della pandemia, quando si poteva ancora andare al supermercato senza mascherina – ora obbligatoria in Lombardia appena si mette il naso fuori di casa – e senza fare file chilometriche che nemmeno al Louvre, ma già si respirava un’aria pesante, che aveva scalfito il volto della normalità. Sguardi sospettosi di gente sbigottita, avevo proprio bisogno di una voce un po’ controcorrente, che rompesse quel primo incombere del mostro invisibile. Eccola, è la sua voce, di Federico, bambino, tra l’altro uno dei più promettenti, che alleno al lunedì. “Come si fa la bicycleta? Io mi sto esercitando in camera mia con la palla, continuo ad allenarmi”. Sono davanti alla frutta fresca e lui mi spiega quali numeri sta facendo con la palla nella sua cameretta. Penso che essendo un’attività agonistica non facciamo ancora partite, ma questo è un gran gol. Luca SavareseMi sembra di assistere a quella scena, spassosissima, che propone Galeano nel suo Miserie e nobiltà del gioco del calcio quando, nel supermercato di Buenos Aires, dove un tempo sorgeva il gasometro, lo stadio del San Lorenzo De Almagro, lo scrittore Osvaldo Soriano viene conquistato dalla spiegazione di Josè Sanfilippo, ex bomber, che indica dove ci sono le casse, che una volta si trovava la porta, generando uno stupore vivace. Ecco, di uno stupore vivace abbiamo bisogno in questo ritiro non programmato. Quella chiamata di Fede non è stata l’unica, ma ci sentiamo regolarmente, abbiamo e viviamo due vite diverse, ma questo tempo ci ha messo in mezzo una novità, manco fosse un cross teso di Neymar. Due mondi diversi e lontani, avvicinati, incollati dal pallone. Si, aveva ragione Vendrame, ci sono delle mosse che regalano emozione e vivacizzano il pomeriggio. E la quarantena. Luca Savarese

#Ventesima puntata Sabato 4 Aprile 2020

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