DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (22^ puntata) – NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI… ON LINE

Luca Savarese(Luca Savarese) – “Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra”, così cantava Antonello Venditti, ripensando al suo esame di stato. Di questo quartetto oltre all’Antonello nazionale faceva parte anche Francesco De Gregori. L’anno di uscita di quel pezzo, che ancora ci fa venire la pelle d’oca, è il 1984, anno in cui l’esame finale della Coppa dalle grandi orecchie andò male per la Roma, trafitta proprio all’Olimpico dai Reds del Liverpool. In quegli anni, altro che online, altro che lezioni da casa a distanza, altro che Wi-Fi. Si andava a studiare dal compagno con tanto di cinghia che raccoglieva i libri, le uniche lezioni che si concepivano erano dentro quel microclima chiamato classe, dove a distanza, semmai, si stava dal prof, per paura che ti chiamasse fuori e l’unica connessione che c’era, era quella con i propri sogni. Oggi invece, complice il Coronavirus che ha chiuso a doppia mandata le scuole, ecco l’era dell’insegnamento a distanza, dove anche gli esami si faranno online, su piministra istruzione azzolinaattaforma digitale non dal vivo ma nel vivo di un collegamento internet. Il nuovo decreto scuola è questo: la maturità sarà online e non ci sarà l’esame di terza media. Gli studenti saranno tutti ammessi alla maturità, ma varrà il voto delle lezioni a distanza. Nel testo del decreto approvato dal consiglio dei ministri resta una piccola speranza che si possa tornare in classe entro il 18 maggio: in quel caso, ad oggi piuttosto improbabile, la maturità sarà più completa (tema, prova d’indirizzo ma non a carattere nazionale e colloquio). Anche la scuola deve far fronte al Leviatano virale e si organizza di conseguenza. Già, nel 1984, quando uscì quella antonello vendittii notte prima degli esamicanzone, solo a pensarla in questa formula, la maturità, era una cosa fantascientifica. Ma non solo in quegli anni. Chi vi scrive, nel 1984 è nato e nel 2003 ha conseguito la maturità classica, fisica, in carne ed ossa, con tesina finale rigorosamente scritta a mano, unico nella mia annata ed ultimo credo nella prestigiosa storia del Liceo statale Cesare Beccaria sito in Milano, in viale Carlo Linneo. Ricordo ancora i banchi disposti al primo piano, sulla sinistra, la pacca sulla spalla che ci diede il prof di religione del triennio tal Fabio Bertoglio (cognome simile a quello dell’attuale papa ma con la t) durante il giorno della versione di latino, la prova più tosta e mio papà che mi fece la sorpresa e mi venne a prendere in motorino col Ciao di mia mamma, dopo la terza prova. Ecco tutta questa fisicità, i neo maturandi, molto probabilmente, salvo improvviso ritorno alla normalità, non la vivranno. Sarà dunque una maturità sui generis, interattiva, che metterà in soffitta tutta quella sfera tattile, savarese-jr-e-senior.jpgcompreso quel far due palleggi coi compagni di classe tra una prova e l’altra. Questi studenti, nel silenzio dei loro salotti, godranno però di una cosa che noi non avevamo o non usavamo così potentemente, un pc contenente esercizi, prove scritte svolte, simulazioni di test orali, veloci appunti scritti in word non in aula mentre non si vedeva l’ora dell’intervallo, ma a casa, sbirciando magari dalla finestra una città deserta. Questa funzionalità, in fondo, è e sarà la loro nuova relazionalità. Una cosa tuttavia, sia per chi ha avuto come noi l’onore e l’onere di vivere un diploma sul campo, sia per questi allievi 2.0., ha fatto e farà la differenza: la curiositas, quella curiosità di provare ad andare a fondo nelle materie ma soprattutto quel desiderio smisurato di portare avanti, anche solo un’idea, sentita da un prof, che più di altri, ha fatto breccia. Si, non tanto un esame a scuola o in remoto da casa, ma avere un maestro che ti ha toccato qualche corda, questo fa e farà sempre, finché esisterà la scuola, la differenza.
socrate e platoneAvere dei grandi maestri è un’autentica fortuna. Se li sai ascoltare non ti lasciano più afferma sul Corsera di oggi Paolo Di Stefano a pagina 33, nel trafiletto sulla destra intitolato Il piccolo fratello. Prosegue poi così: “Se qualcuno degli studenti che si preparano a lasciare le loro scuole ha maturato questa ammirazione, dovrebbe sapere che è un sentimento che resiste nel tempo, come la poesia mandata a memoria e come la presenza di certi amici che se ne sono andati” E’ proprio vero. Platone, appena incontrò Socrate, smise di dedicarsi alla vita politica e divenne interamente filosofo, Dante, solo con Virgilio, riuscì a sopportare le brutture infernali. Perchè l’esame di maturità poi finisce, questo stimolo resta ed è capace di sollevare le montagne. Più che fare una tesi conterà costantemente vivere questa tesi, che per primo formulò Bernardo di Chartres: essere nani sulle spalle dei giganti. Allora si, che quella notte, tra un paio di mesi, potrà davvero essere, anche online, ancora vostra. Luca Savarese

#Ventiduesima puntata Martedì 7 Aprile 2020

3 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (22^ puntata) – NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI… ON LINE

  • 8 Aprile 2020 in 12:47
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    Mentre i Pol Pot dello stare in casa (avendo capiti di non godere più del consenso delle scorse settimane) mostrano sempre più i muscoli con la propaganda bulgara dei mezzi di informazione (ridicoli gli articoletti dei nostri locali organi di stampa di Via Mantova con tanto di foto al limite della legalità di persone immortalate senza il loro permesso a 4 angoli della città deserta) cercano nuovi nemici da aggredire (dopo runner, gente col can a pisèr, siamo passati alla gente che fa la spesa e gente che si “muoverà per Pasqua”), addirittura ridicolizzando diritti costituzionali (“non è tana libera tutti”), il popolino inizia rompere gli argini. Gli arcobaleni sono stati ammainati, i cinni iniziano ad essere ingestibili, le sordide esigenze corporali delle fasce più basse del popolo si fanno sempre più pressanti (ricordo sempre cosa tira più di un carro di buoi…e quella cosa li dopo un pò tira anche più della Pubblica Salute anche perché è difficilmente conciliabile con il distanziamento sociale). Poveracci ormai ridotti a stracci dopo due mesi di vicinanza forzata con le mogli, per chiamare l’amante o l’amica moldava sono costretti ad uscire di casa per andare a fare la spesa al sabato mattina all’ora di punta all’Esselunga di Via Emilia est (con il rischio di essere immortalati dai premi Pulitzer di Via Mantova come criminali in spregio dei nonni). In tutto questo si aggiunge l’astinenza da calcio, seconda passione del popolino dopo quella di cui sopra. Sentendo Burioni e Venturi sembra che in mancanza di vaccino non si andrà più allo stadio. Mettendo insieme quel fine oratore di Tommasi e Spadafora, si potrebbe pensare di sostituire il campionato con un campionato di esport. Giocando alla Play si sta in casa con buona pace di Bonaccini e Fontana e si risparmiano anche soldi. Questa penso sia la soluzione da proporre al prossimo Consiglio di Lega.

  • 8 Aprile 2020 in 15:57
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    Il peritino sbattendo le scarpe ginniche sul tavolo (come un novello Kruscev che all’ONU mostrava i muscoli contro le Filippine “serve dell’imperialismo americano” )ha chiuso “la golena” della Parma.
    La genta col càn l’ha da stèr a ca!!!!!!!!!!Spero il Prefetto utilizzi i droni e i mezzi anfibi per presidiare le golene e i condotti fognari nel caso qualcuno a Pasqua facesse della speleologia cercando ponghe.
    Va mò là!

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