DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (29^ puntata) – MACCHINA DEL TEMPO BERNABEU, ORA MAGAZZINO SANITARIO NELLA LOTTA AL COVID 19, IN ATTESA DEL RIFACIMENTO

Luca Savarese(Luca Savarese) – Il 14 dicembre 1947 Madrid, vide, con una decina di giorni di anticipo, il suo regalo di Natale di quell’anno. 75.145 spettatori, dei quali 27.465 a sedere e 47.500 in piedi, erano pronti a coccolare i blancos e le loro giocate, il Nuevo Estadio Chamartin era pronto, scalpitante. Di Sabino Barinaga, fromboliere che aveva imparato l’arte del futebol nel Southampton, dove riuscì a segnare 62 centri in 13 partite, la prima rete nell’amichevole inaugurale contro i portoghesi del Belenenses. Nel gennaio del 1955, ecco il cambio di denominazione in Santiago Bernabeu in onore del lungimirante dirigente che creò il Real rullo compressore degli anni sessanta, fu lui che fece arrivare nella capitale spagnola assi del calibro di Ferenc Puskas, el canoncito ed Alfredo Di Stefano, la saeta rubia. Ma le coordinate temporali di quel teatro, si fermano, lancette in rilievo dal marmo della storia: 11 luglio 1982, tarde, cioè pertini bernabeusera. La porta di Schumacher scalfita dalle reti di Rossi, Tardelli ed Altobelli.Titolo che l’ha conquistato in effetti, l’arbitro ha sottratto la palla ai giocatori e l’ha alzata verso il cielo”, prima la voce pastosa di Enrico Ameri, radiocronista, poi Abbiamo accanto a noi dei colleghi impazziti come del resto siamo molto turbati anche noi…”, quella rauca di Sandro Ciotti, quella sera addetto alle interviste per le frequenze di Radio Rai. L’Italia di Bearzot liquida la pratica tedesca per 3 a 1 e la radio, ma anche la tv, qualsiasi media, tutto lo stivale intero è Campione del Mondo per la terza volta. No, la gioia tricolore, arrivata dal manto del Bernabeu, non si può proprio contenere…

(Video dal Canale YouTube MxMAzzurri)

emilio butraguenoPassano gli anni, intanto quelle porte continuano a riempirsi di gol, a proclamare nuovi hombres del partido, uomini partita. Due anni dopo il mundial todo azul, ecco arrivare al Bernabeu un animale da gol; non è tanto alto, ma quando tocca la palla in area, ahi che dolore per le difese: di nome fa Emilio, di cognome Butragueno. Buitre in spagnolo vuol dire avvoltoio, si, lui è un rapace ma anche chi gli gioca accanto: Pardeza, Sanchis, Michel, Martin Vazquez lo mettono nelle condizioni migliori. Così per la stampa iberica è un gioco da ragazzi: ecco la quinta del buitre, la tana dell’avvoltoio. Intanto lui, Santiago Bernabeu, si gode, fiero, quella cucciolata. Passano gli anni ma lo spettacolo mica finisce, anzi si moltiplica. Da una gioia nazionale ad un trionfo internazionale. 22 maggio 2010, tra poco più di un mese si celebrerà il decennale, Diego Alberto Milito, detto principe decide di farsi re. I suoi sudditi? I tedeschi (ma allora è un vizio…) del Bayern che soccombono alla sua doppietta. L’Inter è campione d’Europa per la terza volta, ecco l’ultima fetta, la più saporita, del triplete mourinhiano, immortalato nel radio racconto di Riccardo Cucchi – i cui tifosi ne salutarono l’ultima sua radiocronaca (Inter-Empoli 2-0, 12 febbraio 2017) dedicandogli proprio uno striscione di ringraziamento per aver narrato le reti di Milito al Bernabeu – e Francesco Repice. Si, che tempio, quello madrileno. Solo i grandi teatri, però, sanno essere grandi anche quando nessuno vi recita al loro interno. Così, il Bernabeu, in ricardo cucchi e luca savarese san siroquesti mesi di pandemia si è reso utile, ha aperto le sue gloriose porte. Infatti, dal 26 marzo scorso, la dirigenza del club pluridecorato d’Europa ha deciso di concedere lo stadio al Consiglio Superiore dello Sport affinché venga utilizzato come magazzino per gli approvvigionamenti di materiale sanitario utile alla comunità madrilena. Si può far gol anche quando non c’è un pallone che rotola. Dal miedo escenico, il proverbiale timore che crea agli avversari il sontuoso stadio spagnolo, a macchinari medici che dove un tempo Raul forgiava i suoi tiri, ora provano a scacciare la paura del virus. Ma il Bernabeu, è un tempio che non si coniuga solo al passato ed al presente, ma guarda, fiero, anche al futuro. Da una parte ci sono bernabeu_especiali lavori medici assistenziali, dall’altra ecco il cantiere aperto che viaggia verso la costruzione del nuovo Bernabeu. Le merengues vi hanno investito 500 milioni e dovrebbe essere ultimato per il 2022, ma ad oggi l’emergenza Covid 19 è, senza dubbio, la partita principale. Ci sarà un tetto retrattile, che si potrà aprire e chiudere in soli quindici minuti. Ambizioso, come al solito, il numero uno Real, Florentino Perez: “Sarà il più grande stadio del XXI secolo”. Una cosa però, ricordati, caro Santiago: nella tua prossima vita iper performante non toglierci troppo le tue zone che hanno visto piangere la nostra gioia. Si, qui passato, presente e futuro, sono tre punteri, che continuano a palleggiare. Luca Savarese

#Ventinovesima puntata Mercoledì 15 Aprile 2020

One thought on “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (29^ puntata) – MACCHINA DEL TEMPO BERNABEU, ORA MAGAZZINO SANITARIO NELLA LOTTA AL COVID 19, IN ATTESA DEL RIFACIMENTO

  • 15 Aprile 2020 in 20:07
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    Vidi di sfuggita il Bernabeu 3 anni fa. Non credevo possibile trovare uno stadio così maestoso in centro città.

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