DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (42^ puntata) – IL VOCABOLARIO IN QUARANTENA. E ANCHE DOPO…

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(Luca Savarese) – Covid 19, coronavirus, task force, lockdowm, paziente zero, molecola killer, esame sierologico, curva epidemica. Fino a pochi mesi fa a sentirle pronunciare tutte in una volta, una di seguito all’altra, pareva davvero strano, come se un personaggio uscito dalle pagine di Isaac Asimov, avesse deciso di fare un giro sulla terra. Oggi, invece, sono all’ordine del giorno, sono le parole della quarantena, eccone un’altra, che la pandemia, pure lei, ha generato nel nostro linguaggio, che hanno invaso, parallelamente al diffondersi del virus, sia l’eloquio formale dei discorsi alti, sia il lessico informale e quotidiano. Si, anche il dizionario ha dovuto adeguarsi ai tempi, ritrovandosi forse un po’ più pesantino di pagine, ma di sicuro, più aggiornato e sul pezzo. Il virus propone infatti parole sino alla scorsa primavera presenti forse solo nei più sofisticati manuali epidemiologici. Ecco che i dizionari, prontamente, le annotano, le inseriscono, le assoldano accanto ai lemmi già presenti. Lodevole in questo senso l’iniziativa dell’antica Enciclopedia Treccani, fondata nel 1925 su iniziativa di Giovanni Treccani degli Alfieri e Giovanni Gentile. Inizialmente, si chiamava Istituto della Enciclopedia italiana, nel corso degli anni, ha accompagnato la storia d’Italia , seguendone vicende e situazioni, divenendo sia testimonianza dell’identità culturale ma anche guida della scoperta del mondo contemporaneo, con aggiornamenti che seguono da vicino le conquiste più recenti in tutti i campi del sapere. Non potevano dunque mancare gli aggiornamenti relativi a questo microcosmo del coronavirus che non ha risparmiato niente e nessuno, nemmeno il macrocosmo delle parole. Così la redazione del portale Treccani.it in questi nuovi tempi, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ha selezionato alcuni dei termini cruciali per comprendere l’emergenza sanitaria derivante dalla diffusione della (scopriamo anche che è di genere femminile) Covid 19 (Coronavirus disease 2019). Si legge sul loro sito. Un elenco di 20 sintagmi, si parte da Batterio e si finisce con Droplet (emissione di secrezioni respiratorie e salivari in forma di goccioline, espulse quando si starnutisce e si tossisce) passando per Infodemia Distanziamento sociale. Interessante, a riguardo, anche la proposta lanciata sull’edizione odierna de “Il Fatto Quotidiano” dal lettore Enrico 77 che invita gli amici lettori del Fatto a scrivere quali sono le parole entrate in questo loro nuovo quotidiano. Richiesta alla Luca Savaresequale ha fatto seguito la risposta del direttore Marco Travaglio: “Caro Enrico, ottima idea! Cari lettori, sotto con le parole!” Diceva il filosofo Eric Havelock che la tecnologia della scrittura, da sola, avrebbe eliminato il pensare per immagini, fondando di fatto la società occidentale, grazie alla terminologia ed alla conseguente sintassi e l’acquisizione di concetti astratti con la nuova sintassi ad essi connessa. Scrivendo, mettendo quindi nero su bianco le nuove parole del virus ed il virus delle nuove parole, in qualche modo proviamo a capirle più da vicino e contemporaneamente ce ne distanziamo, togliendole da quel posticcio bailamme fatto di “boh” e “mah”. Sperando che di Dcpm in Dcpm (questa sigla esisteva già ma mai veniva usata con questa frequenza) finisca presto l’incubo dell’incubazione per scoprirci asintomatici alla paura e ritornare sintomatici alla vita. Luca Savarese

#Quarantaduesima puntata Martedì 28 Aprile 2020

9 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (42^ puntata) – IL VOCABOLARIO IN QUARANTENA. E ANCHE DOPO…

  • 28 Aprile 2020 in 22:10
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    Ora che ha ufficialmente chiuso la Ligue 1 Spadafora ha un argomento in più per chiudere per sempre anche la A.

  • 29 Aprile 2020 in 14:10
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    Eh si, ma d’altra parte è anche quello che si meriterebbe tutto il fronte (che all’inizio era ben radicato anche nell’ambiente del calcio) dei fedayiin dello stare in casa. Poi, passando le settimane insieme agli arcobaleni, agli aperitivi su uatsap e ai cartelli del papu e di Caputo(state a casa e cazzate associate), qualcuno ha iniziato a capire che non si trattava di due settimane di ferie e che il Regime dei deambulatori e dei cateteri punta alla “decrescita felice”, o in altre parole alla povertà di massa (ma in buona salute off course). Le stesse società di calcio, con l’esclusione va riconosciuto del Napoli, della Lazio e devo purtroppo ammettere anche del Sassuolo hanno messo giù la piva e iniziato con confuse geremiadi e banalità a oltranza (anche in casa nostra va detto) che hanno rafforzato l’ala terzomondista e pro povertà felice dei demagoghi della salute e della decrescita. Tra l’altro noi avremmo dovuto conoscere bene, convivendo con ahinoi il peritino topo gigio da anni, il letale mix di populismo, qualunquismo, incapacità, mancanza di visione, ignoranza condita di arroganza dei soggetti provenienti da quell’ambito li.
    Adesso è dura e verrebbe da dire son cazzi vostri (delle società conigli). Anche perché dopo mesi ci si è quasi dimenticati di tutto.

  • 29 Aprile 2020 in 16:18
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    Proporrei una riconversione industriale delle società calcistiche, cater su di tomachi, majo caporale dei buslottari di carraia al ponte caprazzucca (declassificata)

  • 29 Aprile 2020 in 16:49
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    niente da fare, si è davidizzato il pur burbero Joe

  • 29 Aprile 2020 in 17:13
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    Io non sono burbero ma berbero, amo viaggiare nei deserti delle vostre menti, 😎 scherzo

  • 30 Aprile 2020 in 07:29
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    Vorrei che ti perdessi nei boschi delle ascelle…
    (Laszenni in pramsà)

  • 30 Aprile 2020 in 10:33
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    Capanó

  • 30 Aprile 2020 in 15:58
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    Ciascuno nasce dove merit (philip morris)

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