DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (43^ puntata) – LA FRETTA DEI VESCOVI AL RITORNO ALLA MESSA, MA ALLO SPIRITO NON SERVONO LUOGHI FISICI

messa coena domini 013

(Luca Savarese) – Ab origine fu l’agape, il convito fraterno presso i primi cristiani, che tali furono chiamati ad Antiochia. Si commemorava l’Ultima cena del Signore, si riviveva le sue parole, si faceva memoria di Lui. Il cenacolo, divenne una delle prime chiese, qui si riunivano i discepoli e spesso c’era anche Maria, mamma di Gesù. Si agiva con grande stupore, se da una parte si continuava la missio del maestro, dall’altra non si voleva aggiungere poi troppi orpelli umani. Insomma, il doverismo, tra i primi prosecutori, era ancora lontano dall’incunearsi. Nell’anno 150 san Giustino, nella sua Apologia per i cristiani all’Imperatore Antonino Pio e nel Dialogo con Trifone dà la prima descrizione della Messa romana: consta di due parti, quella didattica, fatta di letture sacre degli Apostoli e dei Profeti e quella sacrificale, centrata sulla Passione. La lingua usata, fino al IV secolo, era il greco, al quale subentrò poi il latino. Si diffuse molto anche fuori Roma, come per esempio in Spagna, come attesta Tertulliano che definiva la messa un dilectio, un diletto, parola che ha la stessa radice di diligente, colui che ama ciò che fa. Ecco che cosa era la messa molto prima che arrivassero i catechismi i moralismi e tutti quei vari spesso fastidiosi ismi. Anch’essa, è stata risucchiata dal veto da quarantena, ma diversamente dai ristoranti, che hanno dovuto chiudere bottega, non è stata soppiantata del tutto. Molti sacerdoti si sono organizzati ed attraverso collegamenti Youtube hanno portato la Parola ai fedeli. Certo la comunione, la particola fisica di ostia consacrata, non può arrivare tramite internet, ma esiste la Comunione sacramentale, quella che in mancanza del Corpo di Cristo, si può vivere con la mente e nel cuore, come recita l’antica ma ultimamente rispolverata nuova preghiera a riguardo, della quale un suo verso dice: “Vieni almeno spiritualmente nel mio cuore”. Ecco, lo Spirito, terza Persona della trinità, eppure in questo tempo di clausura forzata, quasi accantonato da zelanti sacerdoti, iper attivisti, che guai a non fare la messa in toto, che basta, ora bisogna dare il via libera alla messa nelle chiese…Questi oratori del dovere scordano una cosa, fondamentale, la messa è un atto e prima ancora un dono, d’amore. E l’amore, a volte, vive anche senza essere celebrato per forza in una basilica, perché ha occhi aperti laddove ci sono serrature e catene. Del resto l’allenatore Gesù ad un certo punto è andato a giocare la sua partita in cielo, facendo però un mandato molto serio e valido nel giorno dell’ascensione, per i discepoli della sua squadra: “Voi restate in città finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”. Luca SavaresePer cui, cari preti che vi precipitate perché ritorni a tutti i costi la messa in carne, chiesa ed ossa, ricordatevi che la moneta della vostra scelta, diversamente da quella dei commercianti, può aspettare, attraversa i muri, continua lo stesso, prontamente riscossa da una fede semplice che anche a scatola chiusa e fra mille divieti, ci vede benissimo. Non è un caso d’altronde che Papa Francesco, prima della messa celebrata a Santa Marta nella giornata di ieri, abbia affermato: “In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni” Ubi Papa Francesco, preti del dovere, cessant… Dopo, gradualmente, la messa potrà vivere di nuovo il suo canale di trasmissione normale. Intanto, facciamo agire lo spirito, che anche senza i luoghi fisici, non smette certo di compiere il proprio lavoro. Luca Savarese

#Quarantatreesima puntata Mercoledì 29 Aprile 2020

10 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (43^ puntata) – LA FRETTA DEI VESCOVI AL RITORNO ALLA MESSA, MA ALLO SPIRITO NON SERVONO LUOGHI FISICI

  • 29 Aprile 2020 in 22:08
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    Li capisco, se perdono la loro clientela possono chiudere per fallimento, magari con le ostie a domicilio su prenotazione?

  • 29 Aprile 2020 in 22:46
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    A proposito di cattolicesimo, tra poco alla Serie A toccherà l’estrema unzione. La impartiscono Brusaferro, Ricciardi e Rezza.

  • 30 Aprile 2020 in 09:13
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    Sul sito di parla di tutto meno che di una cosa.
    Visto che al mille per mille il campionato se riprenderà lo farai SICURAMENTE senza pubblico vogliamo cominciare a parlare anche della restituzione dell’abbonamento per le cv partite che non verranno giocate.
    Mi pare ( vedi Parma- Spal che la società abbia messo troppa burocrazia per ottenere il rimborso.
    Se uno non ha il computer o il cellulare che fa?
    Rinuncia prendendola in quel posto dove non batte il sole o che fa?

    • 30 Aprile 2020 in 10:32
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      Se li tengano per avviare la campagna delle tomacche

  • 30 Aprile 2020 in 11:10
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    Chi di dovere può impedire a Faggiano di sproloquiare quotidianamente come Spadafora e Rezza con banalità assortite che fanno pensare di essere dalla parte di Cellino?Non lamentiamoci se poi ci mettono da quella parte li.

    • 30 Aprile 2020 in 17:33
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      se c’e’ troppa gente tanta questura

  • 30 Aprile 2020 in 12:29
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    Amico mio la questua diventerà parte delle nostre vite. La decrescita felice e la miseria col sorriso. Il problema è che se uno è in casa non può fare la questua, il mestiere di postulante necessita obtorto collo di uscire di casa. Il regime delle dentiere su questo fa un pò di confusione, per essere mendicanti felici dobbiamo almeno uscire dai domiciliari. Intanto complimenti al peritino Topo Gigio, che fermo e tetragono nella tutela della salute pubblica tiene i parchi ancora chiusi anche dopo il 4 per disincentivare i pericolosi runner (anche loro poveracci bisognosi di barbiere).

  • 30 Aprile 2020 in 13:14
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    Bait-man(uomo byte) il parco ducale lo tiene chiuso onde evirare che qualche pover pensiunet della parma vecchia vada a far spesa proletaria di naderi nel laghetto di tal tria-non (nomen omen) , sappiamo che editto regio della duchessa vieta dal 1880 l’appropriazione indebita di tali palmipedi.

  • 30 Aprile 2020 in 14:53
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    Ma di naderi volendo i vari municipi del Territorio a cominciare da Mezzani, Fidenza, Nosè, etc sono pieni!Senza bisogno dei laghetti del parco

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