DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (48^ puntata) – 5 MAGGIO: LORO FURONO SI’ COME IMMOBILI: NAPOLEONE NEL 1521, L’INTER NEL 2002

Luca Savarese(Luca Savarese) – Prima nel 1821 fu un generale, Napoleone Bonaparte, poi nel 2002, fu il turno di una squadra, l’Inter. Storie di due 5 Maggio tristi, eclatanti e proprio per questo, celebri. La prima fine, quella del comandante francese, avvenuta esule nell’isola di Sant’Elena, fu poi riqualificata dalla poesia di Alessandro Manzoni. La seconda, al netto del triplete che il 22 maggio corrente compirà dieci anni, brucia ancora in seno alle cose della famiglia nerazzurra. Con la Lazio bastava vincere e il tricolore era fatto, conquistato, portato a casa. Invece ecco il patatrac, Hector Cuper che non capisce più un tubaccio, Ronaldo, ei fu fenomeno, che non si dà pace e piange amaramente, abbondantemente. Sant’ Elena per l’Inter si chiama stadio Olimpico, domenica 5 maggio 2002. Nessun Manzoni però in seguito che ne riabilitò quel pomeriggio da tregenda. Ma come mai Alessandro Manzoni volle scrivere quell’ode? Bisogna un attimo riannodare i fili della storia. 17 luglio 1821, don lisander è in vacanza nella sua villa di Brusuglio. Mentre è in giardino, legge le pagine della Gazzetta di Milano e lì apprende della morte di Napoleone, avvenuta sull’isola di Sant’Elena, il 5 maggio dello stesso anno. No, non c’era ancora la connessione veloce e le notizie mica viaggiavano al ritmo dell’H24… La dipartita del transalpino, che aveva conosciuto appena il generale era appena quindicenne alla Scala di Milano e subito ne rimase colpito per lo sguardo luminoso, lo turba profondamente, facendogli percepire, molto forte, la voglia di scriverne qualcosa. Ecco il genio, proprio quando il silenzio della scomparsa sta facendo breccia tra quella persona, lo trasforma in personaggio, lo eternizza. Manzoni, è un po’ come Ronaldo quel 5 maggio 2002 dopo che si accorse che lo scudetto era finito sulle maglie della Juve: nemmeno lui si da pace. Poi gli cade l’occhio sul pezzo dell’articolo che racconta la conversione di Napoleone avvenuta appena prima del trapasso. Manzoni riprende fiato, e mette mano al calamaio. Va di getto, sembra un fulmine, lui al solito così più incline ad una quercia. In tre giorni ha composto il suo 5 maggio: 108 versi raggruppati in strofe da sei settenari. Diventerà il 5 maggio. Resistette a vari tentativi di plagio, finché il 5 maggio 2002 dovette arrendersi: l’harakiri dell’Inter ricordava il mesto canto del cigno dello stratega. Fu una debacle corale, nessuna conversione in corso, ma un lento spegnersi di squadra. L’Inter ha un punto di vantaggio sulla Juve seconda e due sulla Roma, terza. Però più che prepararsi a giocare una partita di calcio, la formazione di Cuper va nella Roma laziale in una specie di gita premio, si ma senza aver ancora ottenuto il premio. Tanto le due tifoserie son gemellate, tanto la Lazio è fuori dalla corsa Champions. Insomma tra un tanto di qui ed uno di là, la presunzione la fa da padrona. Anche se, come avviene in tutte le tragedie che si rispettano, l’inizio è buono. Vieri porta avanti la beneamata. Poborsky, il ceco, al suo ultimo giro sulla giostra Lazio, pareggia i conti. Di Biagio riporta avanti l’Inter. Sta per finire il primo tempo. Sta. Perchè Vratislav Gresko, lo slovacco transitato anche da Parma, commette un erroraccio da matita blu: Poborsky,ancora lui, fa 2 a 2. L’Inter che entra nello spogliatoio per l’intervallo, di fatto, in campo, specie con la mente, non ci entrerà più. 5 maggio 2002Simeone il Cholo fa 3 a 2, Inzaghi Simone servirà il poker. Nessuna voce consolatoria come quella del Manzoni per Napoleone, ma solo quella di Livio Forma, che in un calcio che non era ancora appannaggio delle sole tv satellitari, annunciava, da Udine, la vittoria di madama per 2 a 0 con squilli di Trezeguet e Del Piero ed il conseguente scudetto. Mentre Riccardo Cucchi assieme a Bruno Gaentili, notificavano il disastro nerazzurro dell’Olimpico. A volte c’è qualche poeta che ti rivaluta, a volte qualche radiocronista che rende il tuo dolore ancora più stridente…Comunque una cosa è certa: 5 maggio, loro furono siccome immobili, nel 1821 Napoleone, nel 2002, l’Inter. Luca Savarese

#Quarantottesima puntata Martedì 5 Maggio 2020

7 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (48^ puntata) – 5 MAGGIO: LORO FURONO SI’ COME IMMOBILI: NAPOLEONE NEL 1521, L’INTER NEL 2002

  • 5 Maggio 2020 in 23:32
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    Grande paragone! Azzeccatissimo! 😀

  • 6 Maggio 2020 in 11:27
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    Bei tempi andati quando c’era il calcio e si poteva andare in stadi decrepiti. Quando i colonnelli della tutela degli anziani e i loro pasdaran non avevano ancora preso il potere e il popolino era libero anche di comportamenti non salutisti. Sembra un secolo fa, ma come nella “Nacht der langen Messer” – la notte dei lunghi coltelli – di germanica memoria in un sabato sera italiano di soli due mesi fa il popolino mezzo addormentato si è trovato prigioniero dei Grandi Timonieri della povertà felice e della miseria domiciliare col sorriso. I vari topi gigio e peritini si sono trovati, senza nemmeno credere ai loro occhi, investiti di una straordinaria autorità e forza mediatica e al popolo salutista sono dati in pasto nemici quali runner, gente che fa la spesa e poveracci in spiaggia, da attaccare con elicotteri, mezzi anfibi e carri armati. Nadari starnazzanti ci hanno fracassato i maroni h24 (in attesa come la storia insegna che arrivi la massaia a tirargli il collo) e così oggi 6 maggio siamo ancora ad aspettare Bosi che finisca di contare i “forni” (mia nonna che era previdente lo acquistò nonostante le proteste di tutti 80 enne e scampò altri 15 anni perché convinta come in effetti è stato che portasse bene) e apra la Cittadella che ricordo è bene pubblico e non il giardino di Topo Gigio.

  • 6 Maggio 2020 in 18:14
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    tenga duro che la varieta’ san marzano ,quest’anno impiantata nella bassa colornese, promette bene, quindi coi proventi dell’oro rosso come minimo nei cessi della petitot i buslottari ci fanno installare delle jacuzzi

  • 6 Maggio 2020 in 19:25
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    A rendere ancora peggiore questo ferale periodo di dittatura la notizia del ritiro di Matri. Evidentemente il Sassuolo ha trovato il sostituto e su questo non ci piove, però Faggiano che farà fini agli ultimi istanti delle prossime campagne acquisti? Gli restano Iturbe, Sala, Rispoli e Viviano.

    • 6 Maggio 2020 in 21:14
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      con ciccio caputo “andra’ tutto bene” stavolta

  • 7 Maggio 2020 in 00:26
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    Quest ‘anno è la volta di Giovinco e Bonaventura

  • 7 Maggio 2020 in 10:24
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    Giovinco lo vedo anch’io il nuovo Matri. Purtroppo cicciocaputo siccome va tutto bene deve stare a casa e da lì non può venire a Collecchio.

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