DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (50^ puntata) – IL PASSAPORTO DEGLI INNAMORATI

Luca Savarese(Luca Savarese) – Affrettati amica mia bella e vieni. Passato è l’inverno, è finita ormai la tempesta della mortalità”. Così parafrasava il Cantico dei cantici, il presbitero spagnolo Giovanni di Gesù e Maria. In questi giorni, si stanno affrettando molti fidanzati e fidanzate, non vedono l’ora di vedersi, di ri-vedersi dopo lunghe settimane di quarantena. Perché va bene scriversi, videochiamarsi, mandarsi sfilze di mail, ma nulla riesce e riuscirà mai a rimpiazzare la forza di una carezza, la sorpresa di un buffetto, la dolce autorevolezza di un bacio. La tecnologia interattiva, strumento prezioso, attenua la distanza certo, ma vuoi mettere la fisicità? Oboe vera, dopo giorni di concerti, da remoto. Di questo avviso è anche il primo cittadino di Messina, Cateno De Luca, che ha lanciato a riguardo una proposta davvero sui generis: il passaporto degli innamorati. Altro che autocertificazioni, permessi di circolazione e varia sbobba documentaristica, ma per i fidanzati separati dallo Stretto, la possibilità d’incontrarsi ancora grazie a questa particolare carta amoris. De Luca, ha messo questa sua idea nero su bianco, facendola giungere sul tavolo della presidente della regione Calabria Jole Santelli. “Ho ricevuto tantissime richieste da parte di ragazzi e ragazze che non vedono se non online i propri partner dall’8 Marzo” ha spiegato ieri il sindaco messinese. “Così ho chiesto alla presidente Jole Santelli di istituire un Passaporto degli innamorati, anche per ringraziare chi ha rispettato le regole”. Sostanzialmente, questo originale lasciapassare darebbe il via libera agli innamorati “sospesi” tra Messina e la Calabria di rifrequentarsi, anche “con assiduità” ora che è iniziata la partita della fase 2 nella lotta al Coronavirus. Non è un caso o forse si che proprio da quelle parti, sia nata, con Iacopo da Lentini, nel XIII secolo, la prima poesia amorosa italiana, sul calco dei trovatori provenzali. Così, non i motivi contingenti, le necessità lavorative ma la voglia matta di rivedere il proprio amato potrebbe valere e togliere restrizioni. Perché, va bene mascherine e guanti, ma al cuor non si comanda, nemmeno in quarantena. “Cara presidente, la mia non è una critica alla sua ordinanza, della quale condivido pienamente la funzione e lo spirito, ma l’espressione di un’accorata supplica da parte dei tanti innamorati che mi hanno scritto. Mi permetto di proporle una soluzione che potrebbe risolvere la questione, garantendo lo stesso la salute sia dei cittadini calabresi che di quelli siciliani: istituiamo il Passaporto degli innamorati, consentiamo di attraversare lo Stretto con assiduità non solo a chi è pendolare per ragioni di lavoro ma anche a chi lo è per questioni di cuore”. Questa la missiva di Cateno De Luca. Non si è fatta attendere la risposta della signora Santelli, di natura più politica, meno sognante: “Caro De Luca, gli amori contrastati dei cittadini siciliani e calabresi non possono certo essere paragonati alla storia di Renzo e LuciaDeLuca-1 passaporto degli innamorati, ma è fuori di dubbio che io e lei ci troviamo oggi nella scomoda e non richiesta posizione di azzeccagarbugli obbligati a trovare soluzioni rapide e soprattutto legittime in una situazione senza precedenti. Ringraziandola per la proposta devo ricordarle che l’eventuale istituzione del Passaporto degli innamorati dipende esclusivamente dal capo del Governo guidato da don Rodrigo Conte”. Staremo a vedere. E’ comunque vero, come diceva Pascal, che il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non comprende. Chissà, se questa volta, potrà comprenderle la politica. Sperando che faccia presto, perché passare dal passaporto degli innamorati al foglio dei traditi, potrebbe essere, di questi tempi, più veloce di un ecciù. Luca Savarese

#Cinquantesima puntata Giovedì 7 Maggio 2020

8 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (50^ puntata) – IL PASSAPORTO DEGLI INNAMORATI

  • 7 Maggio 2020 in 20:43
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    Purtroppo anche oggi ha parlato Faggiano e come sempre ad un ascoltatore o lettore non di Parma l’impressione che trasmette è quella di lavorare per una società senza un soldo con un piede nell’ufficio di Anedda (senza possibilità che vada dal barbiere però in quanto chiusi per contenere la pandemia). Sinceramente non riesco a capire perché il Ds ogni volta che parla deve evidenziare la mancanza di soldi, la povertà, il “bagget” scarso e via le solite geremiadi trite e ritrite. Mai una volta che abbia elogiato la solidità di chi lo paga. Se i padroni del vapore sono felici di uno che ogni tre x due li taccia di essere degli straccioni sulla stampa nazionale sono felice per loro. Ma continuo a non capire l’obiettivo di questa strategia comunicativa sempre e solo improntata sull’auto darsi dei morti di fame.

  • 7 Maggio 2020 in 23:41
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    Perchè non istituire anche il “passaporto degli amici”? Già che ci siamo…

  • 8 Maggio 2020 in 07:06
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    The walking dead

  • 8 Maggio 2020 in 12:30
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    A leggere la “prosa” di Faggiano mi chiedevo se #vatuttobene o se siamo a rischio curastar bis. Faggiano con il suo stile rassicurante potrebbe lasciarci ed entrare nello staff di uno dei falchi componenti il politburo delle chiusure draconiane l’infettivologo Galli, un Abu Sayyaf della prigionia collettiva (solo a vederlo se uno sta bene si ammala), che già stamani a tuonare per “richiudere tutto di nuovo”, in Lombardia, ma non solo. Mi aspetto già nel wend gli starnazzmenti di vari primi cittadini (ovviamente il peritino Topo Gigio non mancherà di unirsi al coro dei nadari), virologi, commissari su assembramenti, troppa gente in giro e via con il repertorio del Regime delle pantofole di lana. La storia insegna che ogni regime dittatoriale che si rispette prima di essere abbattuto, soprattutto quando sta perdendo forza ha sempre un colpo di coda, quindi aspettiamoci dagli Ayatollah del triage e dai loro feddayyin una reazione dura nei prossimi giorni.

  • 8 Maggio 2020 in 14:39
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    se è vero che c’e il virus, se è vero che ha provocato quasi 30 mila morti in Italia (o 15.000 se consideriamo gli anziani sopra i 45 dei mezzi morti già da vivi), se è vero che anche altre floride nazioni hanno dovuto fare lockdown (a proposito, in giro tanti “espertoni” nazionalpopolari hanno scritto “look down” – parlassero come mangiano va’), ecc. ecc., allora il dittatore è il Sars-Cov2 o come cazzo si chiama ‘sto virus, an son mighe un dotor!
    La dittatura umana ama gli assembramenti in piazza (se a favore), l’osanna del popolo.

    non capisci, caro Davide, che il dittatore deve dare l’illusione della felicità al popolo, e non promettere lacrime e sangue (cit.)

  • 8 Maggio 2020 in 15:55
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    Viva la Svezia 🇸🇪 etor che “locdaun” e dittature degli Ayatollah del distanziamento sociale e dei fedayiin della salute pubblica. Mi chiedo perché non si sono ancora proibite le auto che potenzialmente provocano incidenti con aumento di necessità di forni (con lavoro extra per Bosi). Amico mio però nel caso di specie ti devo correggere. Essendo il popolo di riferimento del regime i pensionati (che non hanno problemi di lavoro) la piazza non è il luogo di propaganda preposto all’indotottrinamento, bensì la tv che trova il suo santuario #restandoacasa.

  • 8 Maggio 2020 in 18:30
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    Grazie Luca per questo articolo sul passaporto degli innamorati… vero, non si può rimpiazzare “la forza di una carezza”…

  • 8 Maggio 2020 in 19:39
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    la minchia accesa da un pezzo di sticchio ardea
    a nulla valsero le catene e il confine
    tutto si sciolse
    in un fuoco d’amore eterno

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