DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (51^ puntata) – I 60 ANNI DEL 6 FRANCO BARESI

Luca Savarese(Luca Savarese) – Se il Coronavirus fosse stato un attaccante, con lui dietro, maglia fuori dai pantaloncini e braccio teso alzato, non avrebbe avuto scampo e si sarebbe trovato, frustrato, in fuorigioco. Gli bastavano quel gesto e quegli occhi da cerbiatto e la sua macchina del tempismo era servita, la prateria dei punteros altrui, avvisata. Buon compleanno, Kaiser Franz! Una vita passata lì dietro, in trincea, da libero, libero di pensare prima degli altri, libero di osare prima della paura, libero d’inserirsi con l’autorevolezza dei condottieri scelti. La pulizia di una tecnica sopraffina, la giustezza, di una grinta da vendere. Ma, all’inizio, mica furono subito rose e fiore, col suo luogo natio, Travagliato, nel bresciano, quasi ad anticiparne onomatopeicamente fatiche e sacrifici. Maggio 1974, fresco quattordicenne, ecco le prime spine: un provino all’Inter, dove giocava il fratello maggiore Beppe e dove si sente dire: “Adesso cresci magari torni il prossimo anno”. Il parere è di Italo Galbiati, che l’anno dopo passa al settore giovanile della sponda rossonera dei Navigli. Un anno è passato, proprio Galbiati lo richiama. “Fammi il terzino, poi giocami da stopper”. Franco è un ragazzo certo, ma non è un pivellino, sa come si fa, dietro, dove tutto parte, ha sempre giocato sin dalle partite infinite all’USO, la squadretta dell’Oratorio di Travagliato. Unico difetto, l’altezza, che a quel tempo arriva a quota 1,64. Dalle giovanili ad essere il giovane tra i grandi, il passo sarà breve come un lancio lungo. Non è un gigante ma palla al piede giganteggia. Piscinin, in mezzo ad atleti già scolpiti. Paolo Mariconti, massaggiatore della primavera e di fatto figura paterna di Franco dopo che perse improvvisamente il padre, lo battezzo così. A Milanello, la sua stanza è la numero 4 che condivide con Gabriello Carotti, un talentuoso moretto. Uno sta in silenzio, l’altro non parla. Anche per questo, diventeranno solidi amici. 23 aprile 1978, allo stadio Marcantonio Bentegodi di Verona, Baresi bagna il suo esordio. Sulle prime si alterna con Albertino Bigon, poi il faro arretrato del libero è tutto suo, grazie al diktat del barone Liedholm: “Tu adesso iochi sempre”. Il suo primo Milan vissuto coi galloni del titolare coincide con l’ultimo di Rivera e porta in dote la conquista della stella. La stella di Franz, cometa solida, conquista invece, a poco a poco, tutti. Entra, fa breccia. Il suo social? La discrezione, il suo tatuaggio, l’esempio. Mai lascerà la barca rossonera, anche nelle fetide acque della B. Quello che elegantemente porgeva palla al compagno, nell’azione precedente aveva sradicato, la stessa sfera, all’avversario. Calce e martello. Si accomiaterà dai casciavit una notte dell’ottobre del 1997 a San Siro, la notte del suo addio al calcio, al suo Milan, onorato con 531 presenze e 16 reti. Virgilio del Milan degli Immortali e Milan degli Invincibili, franco-baresisenza folli voli, senza tirarsela un giorno. Due purtroppo i sassolini, sassoloni, dentro gli scarpini. Quel rigore gettato al caldo di Pasadena, dopo essere stato recuperato in extramis per la finalissima contro il Brasile, anche se pochi giorni prima era stato operato al menisco, ma così volle il sacchismo…e non essere stato mai pallone d’oro. Piccola postilla, che certo non potrà consolare il nostro ma consolò il sottoscritto. Autunno 99, allievi regionali di Milano, squadra Nabor. Mentre siamo negli spogliatoi di Settimo Milanese, quartier generale allora delle giovanili del Milan, il mister mi ha appena consegnato la 7 tra le mani e dopo due secondi, sentiamo bussare la porta di legno: “Piacere ragazzi, buona partita, passavo di qua…” Quella partita contro la prima della classe perdemmo, ma lui, aveva vinto ancora. Semplicemente, Franco Baresi. Ancora auguri Capitano.  Luca Savarese

#Cinquantunesima puntata Venerdì 8 Maggio 2020

2 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (51^ puntata) – I 60 ANNI DEL 6 FRANCO BARESI

  • 8 Maggio 2020 in 21:07
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    Me lo ricordo sempre con il braccio alzato

  • 9 Maggio 2020 in 01:02
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    Purtroppo di lui ricordo solo il rigore fallito ad USA ’94 perchè ero ancora troppo piccolo per seguire il calcio 🙁

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