DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (57^ puntata) – IL TIFO HA LE SUE RAGIONI CHE IL BUSINESS NON CONOSCE

luca savarese auto 15 05 2020(Luca Savarese) – Diceva Hedmund Husserl, il padre della fenomenologia, che quando uno scienziato va in laboratorio, è dettato da tutto il suo mondo della vita, irriducibile, inalienabile, che solo in seconda istanza, incontra la realtà specificatamente tecnica. “Le mere scienze dei fatti” sentenziava il filosofo tedesco, “creano meri uomini di fatti”. Anche chi va allo stadio, ci va con la bandiera della propria vita, spesso a mezz’asta, desideroso che il giocatore che ha deciso di premiare con la sua presenza sugli spalti, possa contribuire, dal campo, magari con un gol, alla sua giusta causa. Sono mendicanti di emozioni, ma prima di tutto mendicanti, abitati da pezzi di vita dove il più delle volte manca la colla per riunirli, e la cercano lì, in tribuna, sperando che qualche giocata possa poi fare anche da vinavil delle loro esistenze. Il mero calcio business crea meri uomini di calcio business. Ecco perché, in questi giorni, che vanno verso la fumata bianca della ripresa del campionato, rigorosamente a porte chiuse, loro, i tifosi, il nobile sale del pallone, si fanno sentire, ultras curve no ripresaesprimendo, a destra e a manca, sui social e con striscioni fuori dagli stadi ancora vuoti, le proprie piene ragioni. Anche i Boys della Nord hanno, un paio di giorni fa, preso posizione e firmato, assieme a molte tifoserie d’Italia, il comunicato contrario alla ripresa del campionato a porte chiuse. “Stop Football, no football whithout fans”, questo il titolo. Questo, un passo, del contenuto: “A scendere in campo sarebbero solo ed esclusivamente gli interessi economici. L’Europa è nella morsa del Coronavirus per questo è ragionevole uno stop assoluto europeo” Non illudiamoci però che il Leviatano business sia appannaggio degli ultimi anni, portato in braccio da Sky e Dazn e compagnia pagante. Mondiali 86, Messico. L’immenso Eduardo Galeano così commentò, all’ interno della sua Telecrazia come andavano le cose: “Oggi come oggi, lo stadio è un gigantesco studio televisivo. Si gioca per la televisione, che ti offre la partita in casa. E la televisione comanda. Nel mondiale messicano del 1986 Valdano, Maradona ed altri giocatori protestarono perché le partite principali si giocavano a mezzogiorno, sotto un sole che friggeva tutto quello che toccava. Mezzogiorno in Messico, l’imbrunire in Europa: era l’orario che conveniva alla televisione europea”Ubi tv, minor cessatS’ei piace, ei licet… Chissà Dante, come avrebbe reagito di fronte a questa situazione, forse avrebbe rivisitato un attimo la sua Commedia per inserire un girone dei padroni del pallone, di quei ideologhi che forse non hanno mai messo piede, nemmeno nei sogni, in uno stadio. Anche la Curva dell’Inter abbraccia questa causa: “Il calcio adesso va messo da parte, la nostra vita è segnata da un presente devastante e da un futuro incerto. Prima che ultras siamo uomini e donne d’Italia”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’appello lanciato dal tifo bresciano con uno striscione fuori dal Rigamonti che recita: “Ma quale ripartenza, per noi non c’è partita, Brescia vuole rispetto per chi ha perso la vita!!!”. E atalanta parma tifo orobico 06 01 2020qui non si tratta di una questione dove la patata bollente, come per esempio i ripetuti insulti razzisti, venivano dalle curve. Qui il male, non centra col tifo ma si è abbattuto anche sul tifo ed un eventuale ritorno in pista del giocattolo potrebbe generare un male al cuore pulsante del tifo, a quella vicinanza fisica, viscerale, che alle varie squadre, al netto di tutto, non è mai mancata. Ma sentiamo ancora Galeano. “Pensino a giocare e stiano zitti”. Così ebbe a dire non uno qualsiasi ma Havelange, il presidente della Fifa di allora. E quando un cronista messicano chiese lumi sui soldi del mondiale, in termini di spese e di entrate, Guillermo Canedo, vicepresidente di Televisiva e padrone della baracca, tagliò corto: “Questa è un’impresa privata e non deve rendere conto a nessuno”. Già, il privato. Peccato che il calcio ha a che fare costitutivamente col pubblico, quella vita che dà vita. Luca Savarese

#Cinquantasettesima puntata Venerdì 15 Maggio 2020

One thought on “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (57^ puntata) – IL TIFO HA LE SUE RAGIONI CHE IL BUSINESS NON CONOSCE

  • 15 Maggio 2020 in 22:10
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    Capisco il punto di vista dei tifosi, ma se non riprendi a porte chiuse, poi tra un anno non puoi riprendere neanche a porte aperte.

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