DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (68^ puntata) – LUNGA VITA ALLA MEMORIA DI WALTER TOBAGI

luca savarese auto 15 05 2020(Luca Savarese) – “Fin da ragazzo la passione per il giornalismo lo divorava, amava scrivere. Scrisse un numero impressionante di saggi se si considera che venne assassinato a soli 33 anni”. Così racconta Benedetta Tobagi, in una ricca intervista di oggi su Articolo21.org.  33 anni, l’età di Cristo, quella che aveva Walter Tobagi quando lasciò questa terra, quarant’anni fa esatti, il 28 maggio 1980. Ma chi era costui? Nato a Spoleto il 18 marzo del 1947, ad otto anni vede e vive la megalopoli di Milano, dove suo padre fa il ferroviere. Il suo inizio giornalistico avviene tra i banchi del liceo classico Parini, dove si diverte e fa riflettere con i suoi primi pezzi per il giornalino della scuola. Quindi è sul il quotidiano socialista l’Avanti che inizia la sua carriera. Passa quindi alle colonne di Avvenire, il quotidiano cattolico. Socialista e cattolica erano gli aggettivi che usava spesso lui stesso per spiegare il suo credo politico. Approda dunque al Corriere della Sera. I suoi campi principali sono l’eversione ed il terrorismo di estrema sinistra. Dove fermenta la contestazione politica e tobagiculturale, lui c’è, lui dice la sua, lui annota. Raccontò le morte di Giangiacomo Feltrinelli, l’assassinio del commissario Luigi Calabresi, l’omicidio del giudice Emilio Alessandrini. Molte energie spese per capire più da vicino il fenomeno del temibile gruppo terroristico europeo di allora: le brigate rosse. Si accorse di come le BR prendessero di mira soprattutto i riformisti. Sindacalista convinto e nel 1978 divenne presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti. Come ricorda ancora la figlia Benedetta: “Usava parole molto belle per descrivere questo suo impegno: sosteneva di essere stato tirato per la giacca e di affrontarlo allo scopo di dare una mano ai colleghi meno noti e tutelati”. La sua ultima sera di vita presiedeva un incontro al Circolo della Stampa di Milano. Si discuteva sulla libertà di stampa, di come il giornalista si possa porre di fronte all’offensiva delle bande terroristiche. Fu una serata accesa, dove, cosa non nuova, venne attaccato anche verbalmente. Poi ad un certo punto esclamò “Chissà a chi tocca la prossima volta”. walter tobagiPoi arrivò l’indomani, alle ore 11 in via Salaino a Milano, in mezzo all’asfalto, fu travolto sotto i colpi dei suoi assassini. Cinque colpi di pistola sparati da Mario Marano e Marco Barbone, facenti capo alla Brigata XXVIII marzo. Oltre alla sopracitata figlia Benedetta lasciò anche il figlio Luca e la moglie Stella. Parla da solo il ricordo che ne fece Leonardo Valente, suo direttore ad Avvenire: “Walter preparava gli articoli con la stessa diligenza con cui al Liceo faceva le versioni di latino e greco e all’università si dedicava alle ricerche storiche: una montagna di appunti, decine e decine di telefonate di controllo, consultazione di leggi, regolamenti, enciclopedie. Insomma, svolgeva una mole di lavoro enorme per un pezzo di due cartelle. Ma quando finalmente si metteva alla macchina da scrivere si poteva essere certi che dal rullo sarebbero uscite due cartelle di oro colato”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella questa mattina nelle celebrazioni in sua memoria ha detto che Tobagi rappresenta ancora oggi walter tobagiQuel giornalismo civico, impegnato e democratico. Di questo abbiamo bisogno”. Interessante anche il dipinto tracciato da Ferruccio De Bortoli: “Sbagliò secolo. Quel figlio del Novecento si sarebbe trovato maggiormente a suo agio oggi e avrebbe ricevuto consensi trasversali in questo nostro tempo, dove una figura come la sua, analista senza pregiudizi della società e interprete delle sue viscere, è rara e preziosa. Ci mancano i tessitori inclusivi, i compositori di frammenti sparsi, gli esploratori degli umori nascosti. Lui lo era. Aveva un carattere dolce, disponibile con tutti, specie con i colleghi più giovani, inesperti e percorsi da troppi fremiti ideologici”. A quarant’anni dalla tua scomparsa, quasi fosse un tuo pezzo, esauriente galoppa il tuo ricordo. Grazie ancora maestro Walter. Luca Savarese

#Sessantottesima puntata Giovedì 28 Maggio 2020

2 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (68^ puntata) – LUNGA VITA ALLA MEMORIA DI WALTER TOBAGI

  • 28 Maggio 2020 in 21:57
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    Apprezzo sua figlia come giornalista. Non avendo mai letto il padre, deduco che abbia preso da lui 🙂

  • 29 Maggio 2020 in 15:09
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    Grazie per questo bel ricordo di Tobagi, grande figura del giornalismo e di vita.

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