15 ANNI DALLO SPAREGGIO DI BOLOGNA / SULLE ALI DI… ANGIOLINI: “QUELLA SERATA CE L’HO SEMPRE DAVANTI AGLI OCCHI”

guido-angiolini-in-bicicletta

Luca Savarese(Luca Savarese) – Come ieri abbiamo raccontato la partita del secolo da una prospettiva diversa, quella cioè delle voci che la narrarono agli italiani, oggi raccontiamo la salvezza del secolo ottenuta dal Parma il 18 giugno del 2005, nello spareggio di ritorno al Dall’Ara di Bologna e che proprio tra poche ore, compierà 15 anni: auguri! Non la faremo però passando in rassegna le azioni che portarono ai gol di Cardone e Gilardino, che annullarono la doccia fredda subita in gara 1 al Tardini quando un gol di Igli Tare mise le cose dalla parte del Bologna e l’ennesimo bastone tra le ruote di una stagione travagliata al Parma. Cose già trattate da diversi organi di stampa e risapute. Batteremo un’altra visuale, quella di Guido Angiolini, un nome che forse ai più giovani non dice molto, ma che all’epoca fece molto. Egli fu infatti il primo presidente del Parma F.C. (la new-co nata dalle ceneri del Parma A.C. di Calisto Tanzi dopo il crac Parmalat ANGIOLINI3.jpgpassato sotto il controllo dell’Amministrazione Straordinaria di Enrico Bondi). Il nostro, il calcio, non lo aveva frequentato, diversamente da vari padroni del vapore, da sempre, anzi la pratica calcistica, gli era piuttosto estranea. Nato a Ravenna nel 1932, una laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Roma: nel luglio del 1993 fa il suo ingresso in Montedison, dove, fino al luglio 2001, ha ricoperto l’incarico di Direttore Generale area Amministrativa. Insomma un pezzo grosso. Capovolgendo un attimo il Manzoni: un vaso di porcellana, anzi forse d’ acciaio, che era quello che serviva in quel momento al Parma, dove tanti vasi di terracotta, che con varie e smisurate gocce, avevano già fatto traboccare il vaso dei bilanci. Un capitano d’industria, che quasi in ottemperanza al suo cognome, si fece un piccolo angelo e diede una mano consistente al Parma, togliendolo dall’inferno societario, permettendogli di respirare, aiutandolo a salvarsi. Le sua ali? La signorilità e la discrezione, quella forza di entrare mai a gamba tesa ma sempre per tendere le mani. Certo c’era anche Enrico Bondi, ma di fatto il presidente sul campo e pro tempore fu lui. Oggi ha 88 anni, ma l’entusiasmo è rimasto quello di un ragazzino. Sentiamo come ci spiega quell’avventura…

Presidente Angiolini, 15 anni fa, Parma stava vivendo l’esodo a Bologna, ma alla fine grazie allo zero a due, nella città dotta, fu il Parma a superare, e a pieni voti, l’esame?

Si riuscimmo in quella che si può definire un’ impresa in tutti i sensi: all’andata perdemmo in casa per un gol a zero, partivamo quindi con questo grande handicap, fu una grande rivincita colta tra l’ altro contro un avversario storicamente non facile come il Bologna”.

Il suo rapporto con la squadra non fu solo professionale, si creò, piano piano, una stima reciproca, sincera, umana.

Si, senz’altro, era un ambiente bellissimo, ad iniziare dalle persone che c’erano, ne ho un ricordo molto caro, a cominciare da Carmignani, ma anche passando per i giocatori, Gilardino e gli altri, dei ragazzi davvero stupendi, che in una situazione non facile, tirarono fuori tutto quello che avevano dentro”.

A proposito di umanità, la città ricorda ancora un suo gesto, davvero nobile, quando in occasione di una trasferta di Coppa Uefa, nella città russa di Kazan, portò la colazione a due giocatori, Savi e Cigarini, che avevano dormito nei pressi dell’ aeroporto, perché privi del visto sui passaporti…

Più che un gesto fu un dovere, fu quella una bellissima trasferta ed anche lì andammo a vincere (gol decisivo dell’enfant prodige Daniele Dessena, nda) trovammo un’ospitalità inimmaginabile in quei luoghi, da parte di quelle persone, ci aiutarono loro stessi per sbrigare quella faccenda, per renderli liberi e farli entrare in campo, rimasi molto meravigliato”.

Se ripensa a quella sera ricca di adrenalina e con quel lieto fine, cosa rivede?

Non ho bisogno di ripensarla, perché, ce l’ho davanti agli occhi, quando arrivammo col pullman con molta difficoltà, all’imbocco di piazza Garibaldi, sotto il municipio. Una folla immensa, tutta quella gente, non c’erano solo tifosi, era una rivincita della città, che andava al di là di ogni risvolto calcistico e sportivo. Le racconto un episodio: quando si decise con la Parmalat che cosa si doveva farne del Parma calcio, che versava in una situazione tragica dove i cartellini dei giocatori erano valutati 30 milioni di euro se non ricordo male, a fronte di quelli, c’era una marea di debiti, e l’unica soluzione sembrava quella di farla fallire, io ed alcune persone dicemmo che la squadra non andava fatta fallire, andava salvata, che l’azienda doveva rinsaldare le radici con la sua terra, riattivare un rapporto civile con il territorio e la città dove si trovava e che il Parma calcio era sicuramente un simbolo di quel rapporto tra l’azienda e la città. Al termine della riunione, il commissario mi disse :- lei Angiolini farà il presidente- e così nacque l’avventura. Quindi, io lego sempre questo con il trasporto della città di quella notte: non avevo sbagliato a pensare che il Parma calcio era un potente simbolo della città”.

Stagione travagliata, ma quel Parma sapeva lottare strenuamente e su due fronti: in Europa, dove arrivò fino alle semifinali della vecchia Coppa Uefa lanciando molti giovani e nei bassifondi del campionato, insomma una doppia anima ma molto combattiva?

Le difficoltà se da una parte scossero l’ambiente, dall’altra aguzzarono l’ingegno e ci portarono a fare cose impensabili, razionalmente quasi inspiegabili: normalmente infatti chi lotta per salvarsi in campionato non ha energie per combattere anche in Europa, normalmente. Ma noi eravamo davvero speciali”.

Determinanti furono Cardone e Gilardino sul campo, ma decisivi furono anche tutti quei protagonisti magari nascosti, come l’area stampa, gli autisti e molti altri collaboratori che marciarono tutti nella stessa direzione, quella della salvezza?

Si è indubbio fu una grande marcia dove ognuno svolse il suo ruolo nel rispetto di quelli altrui e così potemmo costruire quel bene comune che si chiamava salvezza”.

Oggi fronteggiamo il Coronavirus. Ecco se il Parma 15 anni fa si salvò fu anche per lei che risultò un potente e puntuale anti vaccino a quel virus che si era creato?

Se la ride Angiolini… “Si queste cose non le fa mai una persona sola, specie in un squadra di calcio, è stata una vittoria dell’ambiente e di tutta la squadra. Senza retorica, dico, che fu qualcosa di bellissimo, si instaurò un qualcosa di unico”

Oggi segue ancora il Parma?

Certo che lo seguo!. Ho anche sottoscritto una piccola quota azionaria nella società Parma Partecipazioni calcistiche, mi lega un rapporto molto affettivo alla città ed alla squadra”

Sabato quando con Torino-Parma, riprenderà il campionato. E’ d’ accordo con questa ripresa post-covid?

E’ difficile dirlo, ci vogliono delle conoscenze dirette per dare un giudizio completo, una cosa è certa: il calcio senza la cornice dello stadio, con del pubblico, è strano, è un’altra cosa, speriamo che sia solo un momento transitorio, un passo, per tornare alla normalità”. Luca Savarese

spareggio di bologna

One thought on “15 ANNI DALLO SPAREGGIO DI BOLOGNA / SULLE ALI DI… ANGIOLINI: “QUELLA SERATA CE L’HO SEMPRE DAVANTI AGLI OCCHI”

  • 18 Giugno 2020 in 22:08
    Permalink

    Ricordo che seguì la gara a casa di un mio amico juventino perchè lui aveva Sky. Che seratona che fu!

I commenti sono chiusi.

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