DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (ultima puntata) – HOME SWEET HOME CON SIMONETTA MARTELLINI: “I COLLEGHI DI MIO PADRE ERANO COME ZII…”

Luca Savarese(Luca Savarese) – Solo trenta secondi per dire che quella che sotto propongo è la mia ultima puntata del Diario di un’Italia incoronata. Parafrasando l’incipit del congedo di Sandro Ciotti dai microfoni di Tutto il calcio… E così, siamo arrivati alla fine di questo appuntamento, non proprio ridendo e scherzando, ma provando a non piangere, raccontando e cercando di offrire ai nostri lettori ed ai miei dodici (citando Cattozzi che a sua volta cita Manzoni…) una compagnia puntuale e spero, il più fresca possibile, in questi mesi dove le notizie, come non mai, piombavano e piovevano da destra a manca. Il diario di un’Italia in(corona)ta è nato infatti, l’indomani di quell’ormai famigerato 8 marzo, quando vari e oscuri punti di domanda planarono all’orizzonte, di fatto tristi sentinelle di quella che sarebbe stata la buriana più forte vissuta dalla nazione dal secondo dopo guerra. Mi ricordo uno scambio di messaggi col direttore Majo, il quale, paventò l’ipotesi se non di chiudere baracca e burattini, almeno di fermare per un po’ il nostro rotocalco, finché non fosse tornato sulla scena il calcio. Sin da subito, non fui d’accordo con questa ipotesi, ritenendo che proprio quello fosse invece il momento per non lasciare soli i nostri lettori, in balia di bombardamenti informatici e fakenews a getto continuo, e che violinista ospedale cremona 000si potesse fare – certo rischiando, spendendo energie, battendo nuove strade – comunque del giornalismo, non quello che non fa altro che preoccupare, mostrando ovvi bui, ma quello che prova, quasi chiedendo il permesso, ad offrire nuove luci. E’ quindi nata una sfida, uscire, su indicazione del Direttore, in orario vespertino, tutti i giorni alle 19. La mission? Andare anzitutto al di là di quello che i grandi network dicevano e svisceravano alle prime ore del giorno. Dare nuovo senso ai tanti perché e nuova linfa ai molti come. Da questo appuntamento, sono passati l’inno sui balconi e i violini sui tetti degli ospedali, la vita ritrovata di Tom Hanks e quelle perse del mio don Luigi e di Sepulveda. Su queste colonne poi, con Home sweet home, lo spin-off del Diario, abbiamo avuto la possibilità di sentire il mondo della vita in quarantena dell’ex portiere Davide Micillo, dell’ex tennista Mara Santangelo, del radiocronista Massimo Barchiesi, della figlia di Beppe Viola, Marina, del grande Alberto Di Chiara, di Pierpaolo Cattozzi, e, non all’interno di questa cattozzi intervista ceresini 1990rubrica, ma sempre in questo periodo, Franco Colomba e ieri, il signor ed ex presidente crociato Guido Angiolini, il quale, proprio questo pomeriggio, mi ha richiamato per ringraziarmi e per chiedermi se potessi inviargli via mail, poiché non dispone di WhatsApp, l’intervista fattagli. Come ebbe a dire il compianto Livio Forma, quando un ascoltatore cieco gli disse che grazie a lui poteva vedere le partite, ecco, il mio piccolo premio Pulitzer. Ho scoperto il ritmo vorace e stimolante, che ti obbliga ad un’attenzione ancora più feroce, di un articolo quotidiano: mentre le palestre erano chiuse, io questa, l’ho frequentata. Spero di esservi stato, in qualche modo, utile e di avervi magari consegnato, in mezzo a tante carabine virali e non, una cosa quanto più simile ad una carezza. Luca Savarese

simonetta e nando martellini

HOME SWEET HOME CON…SIMONETTA MARTELLINI

“La prima redazione sportiva della Rai è stata la mia famiglia: i colleghi di mio padre erano come miei zii”

simonetta martellini tuttoilcalcioblogFiglia di Nando, ma mentre il papà raccontò il pallone da calcio, lei, ai tempi del liceo, come ci spiega in questa chiacchierata, scelse quello da pallavolo. Una passione che, ci rivela, non si è mai fermata. Prima firma del Guerin Sportivo, dove è stata Caposervizio sport vari, negli anni 80. Poi, all’inizio degli anni 90, entra in Rai ed inizia a seguirla ancora più da vicino, la pallavolo. Il suo esordio, nel Settembre del 1991, all’interno di Pallavolando, neanche a farlo apposta a Parma (per Parma–Città di Castello, 3 set a 0, nda). Nel 2000 Nicoletta Grifoni le lasciò il testimone della conduzione di Pallavolando, nel 2013 la trasmissione chiude i battenti per far spazio a Palasport un nuovo format, che la vede al timone della conduzione. Inoltre, è stata voce puntuale di tanti GrSport. Il suo timbro, da solo, è evocativo. E’ una di quelle voci che vorresti non finire mai di ascoltare…

Allora Simonetta, la quarantena è stata una partita lunga, ma forse ora, per usare una metafora a te cara, abbiamo rimandato, al di là della rete, la palla della grande paura?

Si è vero però l’avversario è sempre agguerrito, quindi bisogna stare attenti, sul chi vive e pronti a difendere di nuovo”.

Come li ha fronteggiati, Simonetta Martellini, questi mesi?

In maniera il più possibile ligia: sono stata casa, sono uscita il meno possibile, poi ho avuto un grande dono: mia figlia bloccata, per dei lavori a casa sua fermi, che ho avuto con me, erano sette anni che non vivevamo più insieme: è stata un’ esperienza piacevolissima, me la sono goduta. All’inizio pensavo ci sarebbero stati attriti, litigate, invece, ci siamo volute molto bene”.

Come l’avrebbe interpretato e cosa avrebbe pensato, di questo lungo stop, tuo padre?

Come tutti, si sarebbe attenuto alle regole, vivendo questa situazione che è un interruzione che congela passioni, forma fisica, slanci, entusiasmi. Io vedendo in tv queste nuove partite di calcio con gli spalti completamente vuoti, mi sento un po’ triste: credo che non sia calcio questo qui, al di là delle fazioni e delle tifoserie”.

Arriviamo alla fresca cinquantenne, anche se sempre molto piena di energia, Italia-Germania 4-3. Il 17 giugno 1970 mentre tuo papà si apprestava a raccontare, dallo stadio Azteca, le due ore più tremende ed affascinanti degli azzurri del calcio, tu, se non sbaglio, all’epoca quindicenne, dove ti trovavi?

A casa, a letto, perché allora, si quasi quindicenne, in piena fase adolescenziale e di ribellione, rifiutavo completamente il calcio, anche se sono cresciuta e ci ho mangiato con il calcio. Al piano di sopra abitava una famiglia, con tre figli maschi, che avevano invitato evidentemente trenta persone, mi sono svegliata con rumori di sedie rovesciate, bagordi, confusione. Il giorno dopo, ho capito il perché”.

Diceva il filosofo spagnolo Julian Marìas, che la vita stessa è la più grande circostanza che ci possa capitare: quando è avvenuta la circostanza che ti ha fatto capire che un pallone da pallavolo avrebbe riempito molte pagine della tua vita?

Ero molto giovane, in seconda liceo, frequentavo un liceo barricadiero a Roma, una scuola pubblica, il Castelnuovo, e durante l’ora di ginnastica, c’era un gruppo che giocava, io le guardavo, seduta sulla panchina, desiderando di essere anche io lì dentro, sperando che mi chiamassero, ma ero del tutto a digiuno. Poi dopo, quando sono passata ad una scuola privata, con una grande tradizione sportiva, ho fatto tanto, coinvolgendo i sacerdoti che conducevano la scuola, quello che si si occupava di sport,così hanno messo su la squadra, ho cominciato ad allenarmi a fare campionati; è una passione che non è mai passata”.

Io sulle spalle di mio papà, che mi ha portato ad 8 mesi, alla Scala del calcio, ho ricevuto l’accesso ad un mondo caleidoscopico. Poi dopo il liceo classico ed una laurea in Filosofia, radio e giornali locali, ho cercato e cerco di imparare più che si può, anche provando a rubare i segreti del mestiere, dal vivo, standogli accanto in postazione, quando mi capita, all’amico e tuo ex collega Massimo Barchiesi: è la strada giusta?

Sicuramente. Magari anche lui, dovrebbe ascoltare qualche volta te, credo che se ti ascoltasse, anche questo sarebbe un esercizio molto utile, se lui ti desse quei due tre input che io ho sempre avuto, io sono stata, devo dire, molto privilegiata: potevo ascoltare attentamente non solo mio padre ma tutti i suoi colleghi che erano miei zii adottivi, la prima redazione sportiva della Rai era una famiglia, anche mia madre lavorava lì, non c’erano le baby sitter all’epoca, io sin da piccolina passavo delle mezze giornate con loro. Ascoltare tutti era il mio modo d’imparare e poi quando ho capito qual’era la mia strada, ho chiesto consigli e ne ho avuti di eccellenti, erano tutti numeri uno”.

Infine per tornare ad una stabile normalità, dopo la pandemia, occorre un bagher o una schiacciata?

Io schiaccerei, anche se io poi ero un’ alzatrice!”Luca Savarese

#Ottantaduesima ed ultima puntata Venerdì 19 Giugno 2020

3 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (ultima puntata) – HOME SWEET HOME CON SIMONETTA MARTELLINI: “I COLLEGHI DI MIO PADRE ERANO COME ZII…”

  • 20 Giugno 2020 in 00:28
    Permalink

    Grazie Luca per averci tenuto compagnia e aver tenuto vivo il blog in questi mesi http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  • 20 Giugno 2020 in 09:43
    Permalink

    Senza pubblico può succedere di tutto.
    MA PROPRIO DI TUTTO.
    Anche l’ultima può battere la prima
    in casa ( si fa per dire) della prima
    A parte la Spal che per me già in B ed è
    LA NOSTRA BESTIA NERA
    oltre a essere la squadra più “SCASSA”
    del campionato, su 18 punti
    un terzo glieli abbiamo ” regalati “noi
    con due n prestazioni oscene.
    ( senza di noi avrebbe 12 punti e
    sarebbe quasi matematicamente già ora
    in B), niente è deciso.
    Né in fondo né in alto

    A proposito di Spal abbiamo vinto
    a Napoli e poi abbiamo perso
    in casa con la Spal.
    Boh…⚡ ⚡ ⚡

  • 20 Giugno 2020 in 09:54
    Permalink

    A me questo Parma fa paura.
    Nelle partite facili quando affrontiamo
    squadre in difficoltà ( vedi Spal)
    come un buon medico
    le guariamo e le rigeneriamo
    mentre invece quando
    affrontiamo big o squadre in salute vinciamo
    o per v lo meno giochiamo alla pari.
    E……il Torino PURTROPPO è messo.proprio male.

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