CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / SARRI E SARRISMO, NUNTEREGGAE PIU’

(Gianni Barone) – Archiviate stagione, consuntivi e pagelle il sale (o il pepe o se preferite il peperoncino, ma non l’aglio inviso a direttori vari cui infastidisce l’odore diffuso dagli esseri umani che lo ingurgitano a crudo) dell’estate Crociata è rappresentato dal dopo Faggiano e da tutto quel che ne conseguirà. Nel frattempo, alla voce sorprese, ma non troppo, ci siamo fatti investire dall’esonero ”lampo”, sempre ma non troppo, di Sarri. Qualcuno dice: “Agnelli e milioni di tifosi bianconeri non aspettavano altro, visto il basso gradimento del tecnico neo campione d’Italia (tutto minuscolo visto che le feste si sono esaurite in fretta). Sarà propedeutico il sollevamento dall’incarico del burbero trainer toscano-campano ad un cambiamento radicale di rotta e di pensiero circa l’idea di calcio propositivo a cui molti, a parole (poi per le opere ne riaprliamo), anelano? Noi, più prosaicamente, ci sentiamo di affermare alla Gaetano “Sarri e il sarrismo, nuntereggae più”. Fra abbasso e alè, questi santoni del successo del bel gioco che avverrà e non avviene, hanno, in qualche modo, stufato anche chi è assertore (Agnelli, per l’appunto) di un modo di concepire il calcio non solo in maniera pratica ed utilitaristica. Crolla un totem, francamente, dai piedi d’argilla, in un campionato da tutti descritto anomalo, strano, incongruo, in cui chi vince il titolo non ha ragione per niente e se ne torna a casa lasciando il suo posto ad un virgulto, fenomenico in campo, Andrea Pirlo che, ancor prima di accomodare le terga, sull’illustre panchina bianconera, già scatena polemiche, urla e grida sul tema “come può un ex campione diventare dall’oggi al domani timoniere di un vascello composto da marinai predestinati, ma difficili da gestire e quindi facili da temere?”. E’ la solita storia, mister: quando mai un grande calciatore è diventato, con facilità maestro o grande allenatore? O perlomeno quando lo è diventato tanto in fretta? La storia dice mai o quasi mai, ma la stessa, quand’anche si dovesse ripetere all’infinito (la vico-teoria dei corsi e ricorsi), può sempre lasciare uno spiraglio alla confutazione o alla revisione. Questo, qualcuno lo ha sperato e lo spera, mentre tra le otto migliori d’Europa, all’oggi, manca la squadra che ha vinto, di recente, con relativa fatica per manifesta inferiorità altrui, lo scudetto lasciando alla fenomenica (e archetipica) Atalanta l’onore e l’ardire di difendere i colori del calcio italiano e di quello all’italiana. Eh si avete inteso bene: calcio all’italiana, ma questo non “l’aggio mica detto io”, e adesso vi spiego il perché di ciò che potrebbe apparire mediocre, ma che in realtà non lo è affatto, affidandomi al pensiero di un iconico ed icubico (Reggio Emilia non c’entra…) pensatore, poeta fattosi allenatore che di Gasperini, tecnico degli orobici, e di Allegri, altro esponente elevato della tradizione moderna degli italianisti, è stato maestro indiscusso è indiscutibile in un tempo non troppo remoto: vale a dire Giovanni Galeone. Avete presente? Ve entra? Che “zarathustricamente” così si esprime: “Gasperini ha rivisitato il calcio all’italiana, riveduto e corretto in senso offensivo, astenersi dal titic e titoc o usarlo al momento di rifiatare con palla nei pedi del Papu o di Ilicic. L’Atalanta ha segnato 98 gol e solo in 2 gare è andata in bianco. Questi sono numeri che contano, che pesano, nel calcio. Non le pugnette del possesso palla”. Complimenti al Gasp per la rivisitazione del calcio, che non è di alcuni, ma di tutti (io aggiungerei che un altro massimo esponente dei rivisitatori è il nostro D’Aversa, ma c’è il rischio che questi si adombri), e complimenti a Galeone per le pugnette che attribuisce ad altri, a tanti, a molti che in questi tempi scrivono, leggono, pensano e parlano di gioco, bel gioco, idea di gioco. Tipo la Nuova Ferrara a proposito del prossimo tecnico della Spal Marino “Sono i giocatori a dettare il modulo? O è in base al sistema che si scelgono i giocatori per rendere attuabile il modulo? (a parte il sommare mele (modulo) con le pere (sistema), nuntereggae più n.d.a) Marino ha saputo innovare variare, adattarsi. Sempre con le proprie idee, quelle di un calcio tecnico e propositivo votato all’attacco”. Marino, calcio propositivo, Nuova Ferrara, nuntereggae più all’ennesima potenza come il gauso alla n, pur non essendo più tale. Lo stesso Galeone, una volta incarnato come profeta del bel gioco ai tempi del suo Pescara, in cui sbocciavano i fiori di allenatori di cui sopra, e sfottuto per il suo mistico alone di filosofo del pallone, da commentatori a me, televisivamente, vicini, leggi Gianni Visnadi di Telenova (un tempo Robespierre, ora più Scalfari), in qualche modo, stante alle cronache e ai commenti dell’epoca, ha compiuto, in maturità, il classico “salto della quaglia”, poiché a lui sono attribuite le seguenti esternazioni: “Ma quale mio calcio? Si è mai sentito un maestro vero come Liedholm dire il mio calcio? E poi i numeri, le percentuali di possesso palla. Ho sentito, una sera, Sarri rivendicare il 72%, ma il problema, mi sembra, il restante 28 in cui la palla l’hanno gli altri: che è poco, ma è bastato alla Juve per subire 48 gol, come non succedeva dalle guerre puniche”. Anche per lui Sarri e sarrismo, nuntereggae più. Qualcuno potrebbe, però, eccepire che le gite in barca con la scusa della pesca, in compagnia delle poesie di Rimbaud (o dei video di Selen) potrebbero aver dato alla testa al mitico Giovanni (per gli amici Gianni, proprio come me, Agnelli, Rivera, Brera) Galeone. Sarà! Però l’Atalanta e i suo modello, come afferma anche Sandro Piovani sulla Gazzetta di Parma “stanno facendo proseliti, ed è inevitabile che un club come quello Crociato possa seguire, appunto, questo archetipo”. Da archè (inizio, principio originario) e typos (modello, marchio esemplare). Quindi dopo Filone da Alessandria, Dionigi di Alicarnasso, passando per Luciano da Samosata, anche Sandro da Fontanellato crede in questo tipo di meta-concetti “archetipici” e lo dovrà fare, presumiamo, anche il nuovo DS del Parma, sia esso Carli, Marchetti, Cherubini o Baccin, in lizza per la poltrona per 3, cioè al fianco dei già presenti in società, ds in pectore e patentati di fresco, Lucarelli e Cracolici, per gestire il dopo Faggiano, che, a quanto pare, valeva per 3. E’ fattuale o no? Eh? O no? Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

23 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / SARRI E SARRISMO, NUNTEREGGAE PIU’

  • 10 Agosto 2020 in 13:11
    Permalink

    Oggi, per continuare la serie tutti parlano del Parma all’infuori dei proprietari, il procuratore di Barillà in una intervista riportata su parmalive parla di possibile cambio tecnico nel parma. Perinetti dichiara invece che Faggiano abbia fatto bene ad andare via da Parma perché qui non si può più migliorare. Nulla di che per amore del cielo ma a me pare che qui qualcosa non vada bene. È molto forte questa ultima affermazione di Perinetti e benché lo ritenga veramente un direttore per presidenti inetti (per inetti appunto) , possibile che qui tutti facciano i signori mentre il resto del mondo calcio definisce di fatto il Parma una societa finita?

    • 10 Agosto 2020 in 13:45
      Permalink

      Non sarei così drastico, cosi come invito a non drammatizzare. Perinetti, che vedo da sempre molto interessato alle cose di casa Parma, ha comunque espresso un giudizio realistico sulla vicenda Faggiano che sarebbe bene non offendessero la nostra comunità. In effetti migliorare un non posto in classifica, undicesimo per gli scontri diretti con le squadre ex aequo, non è comunque facile anche se si dovesse materializzare l’arrivo di un nuovo azionista di maggioranza, così come è vero che non dovrebbe essere difficile per il nuovo plenipotenziario rossoblù far meglio rispetto alle ultime due deludenti stagioni del Grifone. Perinetti non ha scoperto l’acqua calda né detto uno sproposito. Anzi, il fatto che lui, che conosce così bene l’ex collaboratore Faggiano, rimarchi questi aspetti ci conferma la nostra tesi che l’ex diesse abbia salutato gli amici di Parma appunto per ambizioni personali (nuovi stimoli) e non per altre antitetiche congetture complottistiche circa arrivo o non arrivo dei qatarioti. Piuttosto se nella intervista perinettiana c’è qualcosa che può disturbare è il passaggio, magari solo una battuta o figurato, a proposito del duello Venezia e Parma per la promozione, poi avvenuta coi ducali secondi dietro i lagunari. Perinetti allude ad atto di gentilezza del più giovane per l’anziano, ipotesi che indubbiamente da queste parti può risultare antipatica, anche se ritengo che l’esperto dirigente abbia fatto solo una battuta…

      • 10 Agosto 2020 in 14:14
        Permalink

        Secondo Lei, c’è speranza per Al Mana? Qualora fosse , si chiude dopo il mercato?

        • 10 Agosto 2020 in 15:21
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          Premesso che non ho notizie dirette e che tutto l’ho appreso come voi dai giornali, e che non sono a conoscenza degli eventuali accordi intercorsi per il periodo di transizione, diciamo che come tempistica sarebbe curiosa quella di un closing dopo il mercato condotto dall’attuale gestione. Ma abbiamo visto anche in precedenti esperienze come i nuovi arrivati si fossero affidati ai vecchi. .

          • 10 Agosto 2020 in 15:46
            Permalink

            Per far si che la nuova proprietà possa mettere mano al mercato, si dovrebbe firmare l’accordo praticamente per metà agosto, per poi procedere al closing in massimo 20 giorni. Credo sia interesse di tutti che siano i nuovi ad intervenire sul mercato, anche perché il valore patrimoniale cambierà dopo il mercato e non credo si mettano a rinegoziare. È d’accordo?

          • 10 Agosto 2020 in 15:52
            Permalink

            È lo stesso ragionamento che faccio anch’io. Però le ultime indiscrezioni dei bene informati (Vangeli) davano per scontato il mercato fatto da Nuovo Inizio con closing innautunno. Ma immagino che se fosse questo il caso in effetti sarebbe fisiologica una rinegoziazione. Ma come ripeto sono tutte congetture che nascono da indiscrezioni lette in giro senza alcun crisma di ufficialità

          • 10 Agosto 2020 in 16:19
            Permalink

            Allora non hanno ancora l’ accordo. Unica motivazione razionale.

          • 10 Agosto 2020 in 17:12
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            No, anche se a Lei non piace la cosa, l’ipotesi più plausibile potrebbe essere quella diu un problema tecnico-burocratico, dal momento che la volontà reciproca di fare l’affare pare ci sia e resti

  • 10 Agosto 2020 in 15:14
    Permalink

    Sarri a Napoli ha fatto bene. Bel gioco (a detta di tutti) e risultati nei limiti del possibile (il campionato non era e non è al momento raggiungibile da nessuno e in Champion’s ha ben figurato). Semplicemente non era l’allenatore adatto alla Juve dove è sufficiente un buon gestore con personalità (ed in questo Allegri è il nr 1).

    Faggiano ha fatto quello che avremmo fatto tutti al suo posto. Gli hanno offerto più soldi in una piazza storica. Un professionista (che non è un tifoso) di solito accetta 😉

  • 10 Agosto 2020 in 16:18
    Permalink

    A parziale scusante di Sarri c’è il fatto che non aveva proprio i giocatori adatti per il tipo di calcio che ama. Quest’anno la Juventus era ancora la squadra di Allegri.
    Detto questo, lui difetta in personalità ed integralismo.

  • 10 Agosto 2020 in 22:23
    Permalink

    Una piazza storica con problemi finanziari esistenti già all’epoca del Parma di Ghirardi. Una piazza storica che vive ogni anno di plusvalenze con Juve (ultima quella di Romero mi pare) Milan e Napoli a rotazione e in principal modo e che vede il proprietario fare un passo indietro e lasciare a terzi le responsabilità per eventuali dissesti definitivi ( mi perdoneranno i genoani ma il giocattolaio è fallito a Saronno e Como prima di arrivare a Genova) . Sicuramente una piazza in cui si possono fare tante belle cose e che alletta un direttore ambizioso.

  • 10 Agosto 2020 in 22:27
    Permalink

    Per chi non ricordasse, qualche anno fa il Genoa raggiunse la Europa League ma non aveva la licenza come accadde al Parma ghirardiano. Il Parma non prese la licenza per il problema degli incentivi all’esodo (caso prestia e altri) ma pagò i debiti pregressi per gli acquisti dei calciatori che provenivano da club esteri. Il Genoa nemmeno provò a pagarli e non tentò nemmeno di prendere la licenza UEFA…Ma la piazza è certamente più importante di Parma secondo i soloni… Mondo davvero strano questo.

    • 10 Agosto 2020 in 23:38
      Permalink

      stefano non sono tra i tuoi soloni xche non ero
      mai intervenuto ma per piazza si intende 20000 abbonati che il genoa passa facilmente se vanno bene le cose contro i 10000 del parma in sostanza il doppio di spettatori un bacino importante che attira sponsor e permette budjet che a parma non si raggiungono detto questo anche 9 scudetti in bakeka direi che c’è ne a sufficienza i bilanci non vengono considerati come piazza

      • 11 Agosto 2020 in 07:46
        Permalink

        Mi riferisco agli addetti ai lavori. Non ai tifosi. Ognuno giustamente ha le proprie idee. Ci mancherebbe altro.

  • 10 Agosto 2020 in 23:32
    Permalink

    Anche Barilla se ne va assieme a preparatori atletici ..tutto ok ?

    • 11 Agosto 2020 in 00:03
      Permalink

      Non mi risulta che ci siano notule d’annunzio al riguardo: magari succederà anche, però in ogni caso stiamo ragionando di un centrocampista che ha dato il suo grande contributo, indubbiamente, ma che penso possa esser rimpiazzato magari da qualche giovane in ascesa, così come mi pare abbastanza divertente che in questo spazio commenti dove è stato protagonista di un esagerato tiro al piccione ora si facciano drammi per l’eventuale passaggio del preparatore Morellini al Galatasaray. Si, Luca, tranquillo va tutto bene…

  • 10 Agosto 2020 in 23:50
    Permalink

    Che il Genoa sia una piazza storica mi pare sia un dato di fatto…e sul personaggio Preziosi credo siamo tutti d’accordo. Ma quando ti offrono più soldi in una piazza dove puoi solo fare meglio e per di più la società attuale vive una fase di transizione societaria….siamo sicuri che avremmo rinunciato tutti?

    • 10 Agosto 2020 in 23:57
      Permalink

      Perinetti che di Faggiano se ne intende ha centrato il punto: probabilmente a Parma sarebbe stato difficile migliorare il nono posto (gli illusi che sperano in una nuova proprietà per rinverdire la grandeur di Calisto si ricordino che la Fiorentina di Paperone Commisso ha totalizzato 49 punti come il Parma), mentre non può che far meglio…

      • 11 Agosto 2020 in 00:10
        Permalink

        Faggiano ha fatto una scelta comunque rischiosa perché, in caso di partenza non esaltante in campionato, Preziosi potrebbe diventare irrequieto come Zamparini ai tempi del Palermo.
        Ma, se supera con successo i primi sei mesi, potrà davvero restare con il Genoa per parecchi anni

        • 11 Agosto 2020 in 00:29
          Permalink

          A Faggiano piace scommettere su stesso. E a Palermo fu lui a salutare Zamparini…

          • 11 Agosto 2020 in 07:49
            Permalink

            Aggiungiamo pure che sembra esserci una trattativa per la vendita del club Genoa. Un cambio di proprietà potrebbe portare a un suo licenziamento immediato. Qui è tutto in divenire. Magari prima del nuovo DS del Parma, Faggiano chiede di tornare qui… Chi lo sa.

          • 11 Agosto 2020 in 09:51
            Permalink

            Ipotesi davvero suggestiva… Peccato, tuttavia, che il patron Preziosi abbia declinato la proposta d’acquisto del Genoa della cordata Radrizzani e Manfredi bollandola come “una buffonata, un’offerta ridicola presentata con modalità da bar”. Magari sarà solo tattica, però è ragionevole credere che la cessione del Grifone non sarà immediata, pertanto non in tempo utile da poter ri-accogliere il figliol prodigo nella stanza dei bottoni a Collecchio dove ha lasciato un vuoto da colmare…

  • 11 Agosto 2020 in 05:32
    Permalink

    sinceramente io per genoa e per preziosi non sarei andato via sopratutto se preziosi ti vuol dare le deleghe e le firme……possibile che la storia non insegni ? vedi ghiro e leonardi ……adesso poi è ufficiale che c è un offerta di acquisto per il genoa se va in porto si ritrova con una nuova proprietà che potrebbe volere suoi uomini o non essere d accordo alla libertà d azione che voleva direi che c’è ne abbastanza per ridere …..siamo alle comiche ma fidarsi di preziosi !!! certo avrà un bel aumento di stipendio alla fine è quello che avrà creato i nuovi stimoli in faggiano ahahah

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