CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / UN CATENACCIO SENZA CONTROPIEDE

(Gianni Barone) – Il Parma, sabato sera con l’Inter a San Siro, ha sfiorato il colpaccio non giocando «alla Liverani»: su questo non ci sono dubbi, infatti il tecnico ha capito che l’integralismo di certe scelte, nel nostro campionato, non paga mai abbastanza e, se si vuole non perdere con le grandi, o presunte tali, occorre avere l’umiltà di opporsi con tattiche non propriamente spettacolari o propositive, ma più redditizie. Il famoso «elmetto» su cui noi, fino alla sfinimento, avevano insistito, è stato finalmente indossato da tutti, nessuno escluso, e nella gara con l’Inter abbiamo compreso che il 5-3-2 del Parma era ben diverso del 3-5-2 dei nerazzurri, quantunque entrambe le formazioni schierassero la difesa con tre centrali. I famosi «quinti», nel Parma, a destra Grassi, a sinistra Pezzella, raramente hanno appoggiato in avanti la manovra, molto presi dal controllo degli specialisti «tutta fascia» avversari Hakimi e Darmian. Poi la difesa ad oltranza, che non esitiamo a definire catenaccio, sia pure nell’accezione buona del termine (perché ce n’è pure una negativa?), senza volere urtare la suscettibilità di qualcuno, come accadeva ai tempi di D’Aversa, ha retto bene l’urto di un Inter poco incisiva, per stessa ammissione di Conte, che si è rammaricato non poco di dovere invidiare il Parma, viceversa cinico e freddo in occasione delle due reti di Gervinho. Sulle quali bisogna fare alcune precisazioni tecniche, sfuggite ai più: ai giornali sportivi intenti a porre l’accento sul mancato rigore su Perisic, e quelli locali tutti presi a rammaricarsi per la vittoria sfuggita, ai Crociati, in zona recupero. Vale a dire che il Parma ha segnato i due goal con la difesa dell’Inter schierata, quindi non in contropiede, e dopo aver rubato la palla (alta) nella metà campo avversaria e grazie, oltre agli assist perfetti di Hernani e Inglese, ai movimenti di Gervinho (ottimo il suo taglio sul secondo goal) e a causa del fuorigioco non attuato dall’Inter pur in presenza di «palla scoperta» quando è d’obbligo salire per lasciarsi alle spalle l’avversario in posizione irregolare. Errori imperdonabili una volta, quando si curava meglio la fase difensiva: ora non più, sembrerebbe… Quindi niente contropiede in entrambi i casi per motivare il titolo che potrebbe, di primo acchito, apparire, nella forma, contraddittorio. Poi si può parlare di tutto, del rigore che c’era e non è stato dato, dell’ingenuità evidente di Balogh, bocciato in sede nazionale, ma promosso a pieni voti da Grossi and company, che già intravedono in lui la stoffa del gran difensore, anche se forse sarebbe meglio attendere ulteriori riscontri, nonostante l’inizio titubante condito da errori di marcatura, piazzamento e disimpegno sottolineati dalle urla di Iacoponi, oltre al tentativo, evidente e goffo, di affondare in area un Perisic già in caduta, che suscita grande eco sulla stampa dopo le dichiarazioni di Rizzoli che di fatto ammettono l’errore di arbitro e Var, e avallano il titolo della Gazzetta dello Sport, di ieri, «Inter così non Var», che ha fatto infuriare qualcuno dalle nostre parti. I giovani, e ci riferiamo a Balogh, hanno il diritto di sbagliare, ma i grandi, hanno il dovere di non esaltarli tanto e alla prima partita, pur in presenza di un esordio in condizioni difficili contro un avversario forte. Dai «cinque e mezzo» di Rosea e Stadio, si è passati ai  «sei e mezzo» di Gazzetta di Parma fino al sette di Parma Live, francamente un po’ eccessivo. Facciamo la media: sufficienza piena o scarsa a seconda dei gusti, e attendiamo verifiche ulteriori, in futuro, prima di emettere giudizi definitivi e affrettati, sempre che, dopo il recupero dei tre centrali (Osorio, Bruno Alves, Valenti) Liverani decida di schierarlo ancora. Come al solito ognuno vede la partita che crede e quella che fa più comodo, e il povero tifoso o sportivo ignaro, che non ha visto niente, brancola nel buio e mai e poi mai riuscirà a sapere come sono andate veramente le cose. Ma anche chi l’ha vista in Tv, s Sky, a fronte dei giudizi tecnici precisi di Luca Marchegiani, con la telecronaca faziosa di Compagnoni (e non aggiungo altro per evitare querele che non ci possiamo permettere), rimane alquanto perplesso e si chiede “Ma da parte sta la verità? Ma mi sono divertito davvero o no? Eh o no?”. Un pareggio, alla fine, è giusto, con la gran mole di lavoro (sterile) offensivo dell’Inter e la grande applicazione difensiva del Parma, che difende bene con molti uomini, addirittura anche Gervinho era presente spesso nei pressi della sua area. Quindi un’ottimo «catenaccio», nonostante i due goal presi: uno su tiro di Brozovic vanamente contrastato da Balogh che non intercetta e l’altro sull’ennesimo calcio piazzato e speriamo sia l’ultimo della serie. Un Parma complessivamente buono, quello senza trequartista «che non c’è» e con la difesa a 5, dal primo all’ultimo minuto, che neanche ai tempi di D’Aversa, si era mai vista per l’intera partita. Però fa parte tutto del gioco che una squadra, come il Parma, deve fare se si vuole salvare. Lo spazio per arabeschi, ghirigori e fronzoli deve essere, giocoforza, ridotto ai minimi termini. Poi, importante il recupero di Inglese e la freddezza, sotto porta, di Gervinho, cosa non trascurabile, che è mancata tanto all’Inter orfana di Lukaku. Ora però basta con le polemiche su arbitri, Var e mancati rigori, solo in presenza delle grandi. Se l’Inter non ha vinto non è colpa del solo Piccinini, perché con un Lautaro fuori forma, un Perisic fuori ruolo, un Eriksen irriconoscibile e un Pinamonti caotico e sopravvalutato, non si può pretendere di meritare la vittoria al cospetto del Parma quadrato e compatto che Liverani ha disegnato secondo la migliore tradizione italianista lasciandosi, lontano, al momento, le sirene del bel gioco propositivo molto difficile da attuare in emergenza. Un catenaccio senza contropiede, quindi, che aggredisce il portatore di palla, bravo in questo Hernani, soprattutto nel finale, e che, in fase offensiva, riesce a capitalizzare al massimo. Di meglio non si poteva pretendere. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

6 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / UN CATENACCIO SENZA CONTROPIEDE

  • 2 Novembre 2020 in 14:38
    Permalink

    Bravissimo Gianni Barone.
    Condivido, hai centrato in pieno il mio pensiero.
    Un catenaccio senza contropiede
    È L’ASSURDO DEL CALCIO.
    È UN “NON SENSE”
    Quando LIVERANI ha tolto Gervinho, subito non ci
    credevo, pensavo a un errore.
    Diamine mi dicevo, era il migliore
    in campo. aveva segnato due gol
    ma poi mi sono rassegnato.
    Ero certo che l’inter avrebbe segnato e infatti….
    Chiunque si arrocca in difesa deve avere uno, due
    giocatori che si lanciano all’attacco in contropiede
    visto che per loro, in quel frangente il campo
    è come una prateria.
    Noi avevamo Gervinho che lanciato in
    contropiede con Bobby Englich è devastante
    e LIVERANI che fa?
    Lo toglie.
    Si avete capito bene, lo toglie.
    COSA INCREDIBILE MA VERA.
    Stento ancora a crederci.
    Ieri era oltretutto in stato di grazia,
    per i motivi che già vi ho esposto
    in altro post, correva infatti come Bolt
    Errore di LIVERANI da MATITA BLU.
    No caro LIVERANI non ci siamo per niente.
    Il catenaccio è abbinato al contropiede
    come lo sci è abbinato alla neve
    o come la bicicletta al ciclista.
    Non aver capito questo avvalora la mia tesi
    ed ora ne sono certo anzi, certisdimo
    LIVERANI ha grossi limiti.

  • 2 Novembre 2020 in 19:23
    Permalink

    Complimenti un ottimo articolo che centra in pieno tutti i punti cruciali della partita. Penso che Balogh avrà sicuramente un bel futuro, ma Liverani dicendo alla sera vado a letto con un progetto che al mattino viene smentito dai tamponi, mi conferma che il giovane di belle speranze al momento va bene per la coppa Italia non per una partita di trincea come quella con l’Inter, quindi se Valenti avesse avuto qualche allenamento in più con la squadra o Alves non si fosse ripositivizzato, avrebbero giocato loro. Per quanto riguarda il catenaccio senza contropiede, è evidfente che il gioco si sta evolvendo in un altra direzione che Gervinho non è più quello di 2 campionati fa, ma che se ispirato può essere altrettanto letale sulle ripartenze corte.

  • 2 Novembre 2020 in 19:50
    Permalink

    Si è fatto male cornelius, strano…

  • 2 Novembre 2020 in 20:43
    Permalink

    Come direbbe il Gianni Ciano di RDS :… attaccati al canto… attaccati al canto. Pensi che i giocatori sani li avrebbero venduti a te??

  • 3 Novembre 2020 in 00:16
    Permalink

    Già, non si poteva fare diversamente contro una big in trasferta, pena l’umiliazione totale. Bravo quindi ancora una volta Liverani (da un critico) 😉

  • 6 Novembre 2020 in 16:23
    Permalink

    Toglietemi una curiosità:
    Guardate questa foto:

    https://it.wikipedia.org/wiki/Parma_Associazione_Calcio_1980-1981#/media/File:Parma_Associazione_Calcio_1980-1981.jpg

    -Ritrae una formazione del Parma 1980-81 e si distingue poichè l’undici aveva una maglia particolarissima.
    Nella foto (in bianco e nero) si evidenziano le 3 strisce dello sponsor tecnico (Adidas) che viene replicato nella borsa di Bozzetti ed il logo del club invece è uno scudo crociato stilizzato molto simile a quello che abbiamo utilizzato nella stagione in D di Nuovo Inizio. La maglia sembra gialla e i pantaloni o neri o blu scuro anche essi con le 3 strisce ed il logo dello sponsor tecnico. In tanti anni di passione per il Parma non mi era mai capitato di vedere questa foto e questa maglia. Qualcuno sa dirmi qualcosa di più? Sarebbe comunque bella una replica attuale di tale maglia. Sponsor tecnico permettendo ovviamente.

I commenti sono chiusi.

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