CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / VIAGGIO ALLE ORIGINI DEL CALCIO POSIZIONALE

(Gianni Barone) – Non bisogna scomodare il sinonimo di persona (o cosa) poco nota per antonomasia, tirato in ballo dal tutt’altro che mitico Don Abbondio manzoniano durante la sua lettura del panegirico in onore di San Carlo Borromeo, per scoprire cosa sia il calcio posizionale, menzionato da Gazzetta.it del 3 Novembre scorso. Basta solo andare un po’ indietro con la memoria, diciamo fino al 2016, ad una trasferta del Parma, a Lumezzane, in Serie C, ed ecco che tutto si materializza. Ma andiamo per gradi: Sebastiano Vernazza, giornalista della Gazzetta dello Sport e scrittore di calcio reso facile, si chiede “Meglio un grande gioco o i grandi giocatori?”. Dilemma eterno, da lui definito, e posto in relazione alla Juventus attuale di Pirlo che, pratica un gioco posizionale e fluido, cioè 4-4-2 in fase difensiva e 3-5-2 in fase di possesso. “Ma per vincere ci vuole Ronaldo in campo”, aggiunge lo stesso Vernazza aprendo, di fatto, la disputa non più fra “giochisti” e “risultatisti”, su cui in tanti si cimentano, ma quella fra “giochisti” e “fuoriclassisti” che, viceversa, non infiamma molti, al momento, e che, però, su qualche chat, sito o piattaforma, potrebbe anche essere ripresa in assenza di veri argomenti interessanti in tema di calcio. Dopo essersi arrovellati e incartati su dispute intorno ai massimi sistemi di gioco, che ancora molti si ostinano, sbagliando, a chiamare moduli (inclusi gli addetti ai lavori, dimentichi dei fondamentali), e dopo aver discusso a lungo di calcio propositivo che non c’è, ma che il Parma dovrebbe praticare con o senza trequartista, e dopo, ancora, aver salutato, per sempre, la breve parentesi difensiva, da noi appellata “catenaccio senza contropiede” ecco che spunta all’orizzonte, in sordina, lento, lento, cacchio, cacchio, il “calcio posizionale”. Ma che è? Un nuovo Carneade da Cirene, della corrente degli scettici, fondatore della Nuova Accademia, ci dice che niente può essere in assoluto criterio di verità, sostenendo l’impossibilità di conoscere da parte degli esseri umani, in quanto tali, i quali si vedono costretti a sospendere il giudizio su tutte le cose. Infatti non c’è differenza tra “il non evidente” e “il non comprensibile”: tutte le cose sono incomprensibili, ma non tutte sono “non evidenti”. Quindi il calcio posizionale non è vero in assoluto, però è probabile? Ma soprattutto, il Calcio posizionale che cazzo è?, come alle spicce mi ha chiesto Majo.  Ed io ho abbozzato la seguente risposta: “quello che faceva, talvolta, D’ Aversa, in serie C: giocava con un sistema in fase di possesso e con un altro in fase difensiva”. Solo in C?, di rimando il curioso Majo, memore anche di casssini organizzati e mandrakate del suddetto, ahinoi, tristemente tornate di moda con la scomparsa del grande Proietti. Ricordo perfettamente, all’Amintore Fanfani, Lumezzane, Dicembre 2016, dopo aver pranzato in un posto “sufficientemente sporco”, si va allo stadio e si assiste ad un Parma schierato in modo “asimmetrico” tra le due fasi, o meglio così mi pareva di rammentare dai tempi del corso allenatori datato 2007. Due sistemi di gioco fusi insieme, sono meglio di uno, come sintetizzato alla fine dal prode D’Aversa. Quindi ben venga questo nuovo atteggiamento tattico, ora definito posizionale e fluido, però in assenza di “fuoriclasse” potrà bastare o servire? Che sia indispensabile la fluidità, lo ha affermato anche il nostro neo acquisto mister Patrick Fava, nel primo numero della sua rubrica “Tattica-Mente” su StadioTardini.it, quindi equilibrio, elasticità e tutto ciò che ne consegue dal punto di vista dei principi di gioco da trasgredire giammai. Ma allora il Parma di D’Aversa in C, ci era arrivato in anticipo rispetto alla Juventus di Pirlo, che però, se non avesse Cristiano Ronaldo, come inteso dall’assunto del buon Vernazza, non vincerebbe e non eviterebbe, aggiungiamo, l’esonero dello stesso, in luogo di un D’Aversa, per esempio, e per assurdo. Il quale D’Aversa, deve stare molto attento, a sua volta, a scegliere la squadra giusta per il prosieguo della carriera, onde non bruciarsi o fare la fine di un Giampaolo qualsiasi. Già gli è andata bene di non essere salito sulle prime panchine “traballanti” stagionali, ossia Crotone e Torino, ora assestatesi, non si sa fino a quando, o su quella della Fiorentina, orfana di Iachini proprio dopo la “fatal Parma”, occupata, da principio sosta, dall’ormai veterano ex c.t ed ex Parma, Prandelli. Per andare alla Juve o in Nazionale, a vincere, semmai il Mondiale, come vaticinato da anni dal nostro deus ex machina Majo, si fa sempre in tempo come pagare e morire. Ma proprio ora che il Parma sta per imboccare, finita l’emergenza – la sua, non quella dell’Intero Belpaese – la strada del grande gioco da tutti atteso perché possibile, probabile, anzi necessario, ecco che, dopo la parentesi conservativa, evocante il passato “daversiano”, che si affaccia questa nuova ipotesi di calcio posizionale o asimmetrico, che dir si voglia. Che sia questa la nuova frontiera? Un calcio pratico e diverso nelle due fasi? E’ meglio essere ottimisti (e propositivi) e avere torto, piuttosto che essere pessimisti (e catenacciari) ma aver ragione? Einstein, non quello dell’Eurospin, diceva che la teoria è quando si sa tutto e non funziona niente, mentre la pratica è quando funziona tutto e non si sa bene il perché. Spesso si corre il pericolo, coniugando teoria e pratica, di avere come risultato che non funziona niente e non si sa il perché. Quindi limitiamoci, si fa per dire, a dare i nomi alle cose. Nominare è una cosa preziosa per tutti. Lo scrittore Alessandro Baricco, ora impegnato in questioni morali in epoca di Covid, in in remoto programma di RaiTre, circa vent’anni fa, così recitava: “Noi raccontiamo delle storie. Loro, i grandi, nominano la vita, in particolare Carlo Emilio Gadda sapeva nominare le cose più strane con esattezza e bellezza, quasi, irripetibile”. Gadda, cattivo cittadino ante litteram per come manipolava il lessico, ci viene in soccorso spesso quando non riusciamo a capire o a spiegarci le cose, occupa un posto prezioso nella nostra vita: la cosa per cui, noi dobbiamo avere una grande gratitudine nei suoi confronti e in tutti quelli come lui, che non scrivono un semplice, facile e bell’italiano, ma sono capaci dare il nome alle cose. E noi, con il nostro italiano all’Alberto Manzi, di non è mai troppo tardi – ieri ricordato dal Tg5 – cerchiamo di dare il nome alle cose del calcio e del gioco, coi ricordi come quello di Lumezzane, non riuscendoci sempre e magari ripetendoci ogni tanto, cosa per la quale mi perdonerete… Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

4 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / VIAGGIO ALLE ORIGINI DEL CALCIO POSIZIONALE

  • 17 Novembre 2020 in 17:56
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    Calcio posizionale? Una supercazzola, dai 😀

  • 18 Novembre 2020 in 00:04
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    Caro Gianni complimenti per l articolo, il concetto di fluidità è molto ampio , così come quello del gioco posizionale, D aversa lo ha utilizzato in alcune circostanze ma con principi differenti dai soliti , d aversa cercava di attirare il pressing degli avversari facendoli uscire per poi colpire alle spalle delle linee di difesa avversarie sfruttando l abilità di Gervinho in campo aperto, quest’anno vedremo se lo stesso principio verrà utilizzato con scopi differenti

  • 18 Novembre 2020 in 15:32
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    Tanti giri di parole per farci capire che D’aversa è da Juventus??? Spero di sbagliarmi, ma se ci siamo salvati due volte, non è certo per il gioco propositivo, il primo anno grazie al fuoriclasse (per noi) Gervinho, il secondo grazie al fuoriclasse (per noi) Kulusewski + 1/2 Gervinho e con la squadra impostata per fare risaltare le loro qualità. Invece non mi meraviglierei se ad un eventuale fallimento di Pirlo, la Juventus optasse per un Juric o un Italiano, che senza fuoriclasse stanno facendo risaltare il gruppo, anche perché nonostante Ronaldo la Champions nisba e gli scudetti li vincevano anche senza. I tifosi della Juventus mal sopportavano Allegri perché troppo difensivista figuriamoci D’aversa.

  • 21 Novembre 2020 in 12:04
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    Il calcio posizionale a 90 gradi oppure a 180, piatto

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