TATTICA-MENTE, di Patrick Fava / ALLA RICERCA DI UN PARMA FLUIDO

(Gmajo) – Diamo il benvenuto tra gli autori del sempre più caleidoscopico StadioTardini.it Decennale Edition a Patrick Fava. Come potete leggere nelle sue note autobiografiche, postate in calce a questo suo primo contributo si tratta di un allenatore di calcio (UEFA B)) attualmente è in forza al Fiorano (Campionato di Promozione Girone C. Appassionato di match analysis e di tattica calcistica è sempre pronto a studiare i principi di gioco dei grandi allenatori italiani ed europei, ma soprattutto è un grande tifoso del Parma. Il suo qualificato commento, postato in calce all’ultimo articolo di Luca Ampollini, ci ha indotto all’unanimità (lo scrivente direttore responsabile e il vice esecutivo Gianni Barone) a contattarlo per affidargli la nuova rubrica “Tattica-mente”. 

(Patrick Fava) – La squadra di Mister Liverani, reduce dal prezioso pareggio di San Siro, conferma il 3-5-2; sull’altro versante la compagine gigliata risponde a propria volta con un analogo sistema di gioco 3-5-2. I ducali mantengono lo stesso atteggiamento del Meazza, affrontando la Viola con un baricentro molto basso, con un blocco 5+3+2 molto stretto e corto, puntando sulla densità centrale e cercando di mantenere una superiorità numerica 3>2 nei confronti degli attaccanti avversari Ribéry e Kouame; per tutto l’arco dell’incontro il Parma rinuncia ad un pressing offensivo ed ultra-offensivo, lasciando libera la costruzione ai tre centrali difensivi avversari, che dal canto loro hanno il demerito di non impensierire mai le mezzali bianco-Crociate, nel dettaglio Kucka e Kurtic, i quali riescono a sopperire alla potenziale inferiorità numerica grazie ai movimenti poco funzionali di Castrovilli ed Ambrabat che, dal mio punto di vista, avrebbero dovuto e potuto cercare spazi in ampiezza e abbastanza profondi, anziché rimanere bassi e quasi sulla stessa linea dei difensori; l’altro grave problema della squadra di Mister Iachini (nelle scorse ore esonerato e rimpiazzato da Prandelli) è stata la posizione di Ribéry, pure troppo basso sul centro-sinistra, andando ad occupare lo spazio già occupato da Biraghi e Castrovilli: i tre giocatori si sono spesso pestati i piedi, vanificando la possibile superiorità posizionale: il Parma, quindi, così come nella partita di San Siro, è riuscito a mantenere una struttura ordinata per tutti i 90′.
Quando si affrontano due squadre contrapposte con il 3-5-2, in fase di possesso palla si dovrebbe sfruttare la superiorità numerica che i tre centrali difensivi hanno nei confronti delle due punte avversarie, con l’obiettivo di riuscire a portare fuori uno dei tre centrali palla al piede, quest’ultimo dovrebbe puntare un centrocampista andando a creare a propria volta un’ulteriore superiorità numerica nella zona mediana, cosa che fortunatamente sia a San Siro che sabato sera al Tardini non è mai avvenuta: a Liverani va dato il merito di aver capito che, probabilmente, non è ancora il momento di poter proporre un pressing ultra-offensivo; sta di fatto che se si fosse incontrata una compagine che avesse osato di più, cercando di muovere i 3 centrocampisti gialloblù, attirandoli su un lato per poi esplorare il lato debole, ora, forse, parleremmo di un’altra partita. Se la fase di non possesso bassa ha comunque dato buone indicazioni (ottima la prova dei tre centrali e di Grassi in un ruolo non suo), di certo la fase di possesso lascia ancora piuttosto a desiderare. Il tecnico romano, nella sua avventura passata in quel di Lecce, amava fare partire dal basso la sua formazione, ma in questa prima parte dell’esperienza a Parma ha dovuto fare i conti con giocatori abituati con il gioco impostato negli anni passati da d’Aversa che prevedeva l’utilizzo della manovra dal basso non per esplorare spazi tra le linee avversarie, ma per andare direttamente in verticale su Inglese e Gervinho; il possesso palla strategico, sfruttando l’uomo libero per poi esplorare spazi tra le linee avversarie, è un principio cardine del calcio di Liverani: tutto questo ha bisogno di tempo e abnegazione, volere tutto e subito diventa difficile. In questo momento l’allenatore sta cercando di aggrapparsi alle qualità e alle conoscenze dei suoi calciatori: Gervinho dà il meglio di sé in campo aperto, questo significa dover rinunciare a un atteggiamento offensivo in fase di non possesso, ma quando quest’ultimo non è in serata, come sabato sera, la manovra del Parma, in fase offensiva, diventa sterile: è evidente che per vincere le partite bisogna tirare in porta e questo lo sa bene anche Liverani, non sempre come a San Siro si può avere una percentuale del 100% nel rapporto tra tiri effettuati (2) e gol realizzati (2), di conseguenza bisognerà sicuramente migliorare sia il palleggio basso sia nella transizione positiva; nella partita di sabato sera i due attaccanti sono stati lasciati troppo spesso da soli, contro i 3 difensori toscani che hanno quasi sempre avuto la meglio: l’impressione è che, avendo un baricentro così basso, i centrocampisti non riuscissero ad accompagnare sufficientemente a tempo quelle poche volte che Inglese e Gervinho riuscivano a conquistare il pallone; l’anno scorso c’era un certo Kulusevski che è stato autore di 10 gol e tantissimi assist, ma soprattutto era abilissimo nelle ripartenze: siamo sicuri che puntare solo ed esclusivamente su queste basterà a portare i Crociati alla salvezza? La verità credo starà nel mezzo: Kurtic, Hernani, Kucka, Grassi, Brugman, Cyprien, Shom hanno dimostrato di essere anche giocatori abili tecnicamente, di conseguenza il Parma potrebbe anche permettersi una manovra più palleggiata. Mi piacerebbe vedere un Parma fluido: una squadra che, in base anche allo schieramento degli avversari, cambi disposizione in campo da una fase all’altra, in particolare in base alle caratteristiche dei giocatori e della rosa vedrei bene una difesa a 4, ma con un terzino più difensivo da una parte e uno più offensivo dall’altra, in modo da poter formare una difesa a 3 in costruzione, impostando con due mediani (Kucka, Cyprien, Shom, Brugman) e quattro giocatori a supporto della prima punta: insomma un Parma camaleontico, imprevedibile, ma allo stesso tempo coperto. Sarà possibile? Patrick Fava

Patrick Fava

Patrick Fava, 37 anni, di professione impiegato ed allenatore di calcio (UEFA B) come hobby, attualmente è in forza al Fiorano (Campionato di Promozione Girone C. Appassionato di match-analysis e di tattica calcistica è sempre pronto a studiare i principi di gioco dei grandi allenatori italiani ed europei, ma soprattutto è un grande tifoso del Parma

4 pensieri riguardo “TATTICA-MENTE, di Patrick Fava / ALLA RICERCA DI UN PARMA FLUIDO

  • 10 Novembre 2020 in 10:33
    Permalink

    Vedete che poco capisco di tattica e di moduli. Però la sintesi è che con questo Parma ammassato in difesa e il capitano nell’area piccola non prendiamo gol sulle punizioni e i calci d angolo e già questo è un passo avanti. Per essere efficaci in attacco bisognerebbe avanzare di trenta metri il baricentro ma allora Alves che rincorre dei ventenni diventa difficile. Da qui la difesa a tre con Gagliolo e Osorio che si sganciano a turno per diventare centrocampisti aggiunti, io credo che il modulo cambi poco, conta l’interpretazione. Perché se Pezzella e Grassi faranno i tuttocampisti diventando ali e le mezzala faranno incursioni nell’area avversaria il potenziale offensivo potrebbe crescere notevolmente. Per riuscirci bisogna che la squadra acquisisca gli automatismi di copertura a scalare (la mezzala coperta da un centrale, il terzino coperto da una mezzala ecc.) Ma soprattutto che la condizione atletica salga parecchio.
    In realtà nel calcio che vedo ha la meglio chi corre di più e chi recupera più palloni, oltre naturalmente chi ha giocatori migliori che fanno la differenza.
    Comunque per giocare a 4 con la difesa alta bisogna avere giocatori veloci nei recuperi perché ci si offre alle ripartenze. È al momento il Parma mi sembra non possa prescindere da Brunone.

  • 10 Novembre 2020 in 16:29
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    Bella analisi e anche molto complessa. è per palati fini.
    Il fatto che è che noi giochiamo senza punte e perciò la squadra non riesce a salire in fase di ripartenza. Karamoh e Gervinho non te la fanno salire come potrebbero fare Inglese o Cornelius (quando sono sani).

    • 10 Novembre 2020 in 18:52
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      👍… Luca…. vediamo Adorante…
      Se gioca in Copa Italia fa otro gol e Liverani decide convocare per scudetto

  • 11 Novembre 2020 in 16:02
    Permalink

    Bell’articolo, complimenti!

I commenti sono chiusi.

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