CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / TRA BICCHIERI MEZZI VUOTI O MEZZI PIENI SI RISCHIANO L’ASTEMIA O LA SBORNIA

(Gianni Barone) – Quando si vince, tutti si tacciono, perché ogni santo “bevitore” aiuta, quando si perde “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, e tutti invocano cambi di rotta e di gestione; quando si pareggia, invece, scattano le opinioni e tra la, scontatissima, logica del bicchiere che si riempie o si svuota, ecco che si rischia la sbornia del mutismo e rassegnazione o l’astemia da bieco scetticismo. Quindi, nel caso Parma, specialista in pareggi interni per 0-0 (3 in stecca, ma non solo), il ricorso enologico o idrico, a secondo del liquido preso in esame o prediletto, diventa decisamente d’obbligo e materia corrente per calciofili censori, esteti, alchimisti e bevitori in genere, tutt’altro che santi. Prima della gara in casa col Cagliari, quindi dopo il Milan, nel poco spazio di tempo a disposizione, Mister Fabio Liverani si è confessato, esprimendo il suo giudizio di merito, sul calcio che gli tocca praticare, all’attualità, un po’ dissimile da ciò che era stato il suo marchio di fabbrica a Lecce, che tutti speravano traslocasse dal Salento alla Padania (denominazione geografica un po’ in disuso) nostra. Invece no, il calcio nei suoi massimi – e non infiniti – sistemi, non può e non deve essere sempre fedele a sé stesso, anzi è di tutti perché non è di nessuno. Il mio calcio, il mio gioco, ma de che ? Il calcio di Liverani, ammirato in passato, tranne che nella fase difensiva – ora decisamente migliorata, ed è un ottimo segno! – non ha longitudini e latitudini precise, e lui stesso non si vuole attribuire nessun tipo di paternità. Ciò che funziona in un posto, con determinati interpreti, al cambio di coordinate calcistiche, non sempre o necessariamente, può attecchire o essere riproposto ovunque senza subire “aggiustamenti”, continui dovuti a schiacciamenti o deformazioni d’ambiente, dettate non solo da tempi e spazi – sempre sovrani nel mondo del pallone – ma anche da altri fattori e da altri tipi di caratteristiche e qualità. Che sono tecniche, nel nostro ambito, e che da individuo ad individuo differiscono non poco e condizionano scelte orientate verso un tipo di gioco che sia il più razionale possibile, come più volte espresso su queste colonne, e che deve “adattarsi” negli equilibri alle capacità, qualità e valori dei singoli. Niente è oggettivo come idea e come struttura, è ciò che Liverani ha voluto far capire a tutti, tra un pareggio e l’altro, uno brillante a suon di goal, fatti e subiti, col Milan, e uno a reti bianchissime, col Cagliari, con qualche sussulto in più rispetto alle scialbe prestazioni precedenti contro Fiorentina e Benevento. Un allenatore vorrebbe ottenere un gruppo di calciatori in funzione della propria idea di gioco, e sempre questo succede, vedi il nostro caso, quindi deve, pur mantenendo i propri principi ispiratori, progettare, verificare ed adattare un sistema di gioco che riesca a sviluppare le potenzialità individuali per creare un’unità (la squadra) solida, capace, elastica, equilibrata e razionale. Questo non sempre riesce subito e non porta a vittorie immediate: questo richiede tempo fasi da superare e quando sortisce solo pareggi incontra le perplessità di chi non si accontenta di ciò che si ha, il cui contrario sarebbe, secondo alcune illuminate e non pietistiche filosofie, la ricetta o meglio la ricerca della felicità. Quindi brindiamo tutti all’ennesimo pareggio (sperando di vederne qualcuno in meno) e all’onestà intellettuale di chi ammette che occorre rinunciare al trequartista, per alcune partite, forse per sempre, e che la fase difensiva, vecchio tallone d’Achille del trainer in passato, va curata a dovere inserendo, sulle fasce non solo “quattrocentisti”, ma arcigni baluardi, bravi nel contrasto e nella marcatura. “Non bisogna sempre guardare la palla”, aveva ammonito Liverani dopo le reti incassate col Milan, il controllo degli uomini, stretto e attento, evita di subire, nel recupero, i pareggi. Verrebbe da dire, quasi, che non è Liverani che ha migliorato il Parma, ma si tratta proprio del contrario: l’allenatore Crociato, dopo l’inizio difficile, ha compreso l’importanza della buona difesa dei confini dell’area e della porta. Però manca, di converso, l’attenzione alla fase d’attacco: avevamo lamentato la scarsità di tiri e digiuni, anomali, degli attaccanti Cornelius e Inglese, schierati in alternativa, contro il Cagliari, ci si poteva, francamente, aspettare qualcosa in più in termini di concretezza. “Mancano idee e coraggio sulla trequarti” attacca il solito Schianchi, sulla Rosea, che continua a batterla sulla scarsità tecnica imperante, suggerendo, addirittura, un po’ di muro per tutti. Il che trattandosi, di giocatori della massima serie, in teoria, non dovrebbe essere necessario, però il “vorrei, ma non posso” dello stesso Schianchi ci suggerisce che non sempre, come diceva quasi un secolo fa Pesaola, si riesce a fare la partita sempre in attacco, perché o gli altri “ti rubano l’idea”, come argomentava con arguzia il “Petisso”, o anche gli altri non riescono ad attuarla quella “benedetta” idea di gioco. “I goal che servono” invocati da Piovani sulla Gazzetta di Parma, non arrivano con le cosiddette piccole, e quando arrivano con le grandi non bastano mai per la vittoria: questo l’annoso problema che ci fa naufragare nella tempesta di un “bicchiere” che non si riesce a riempire mai bene o del tutto. La sbornia del goal che manca, e l’astemia di risultati ad occhiali, come si diceva a un tempo, non ci permettono, complice la situazione del Paese, nessun tipo di brindisi: nessun “Cin cin con gli occhiali” come cantava Herbert Pagani, più conosciuto per il suo “Albergo a ore”, che non per altro. “E’ mancato quel pizzico per metterla dentro” ha chiosato Liverani, con una frase da maschietto non riuscito a muovere la classifica mentre parla con gli amici: il cinismo di San Siro, non è esportabile, al momento, al Tardini, dove concretezza, aggressività e convinzione, non sono stati contemplati nel percorso di crescita che ha, finora, migliorato solo l’atteggiamento che permette di difendere bene, ma non riuscire a fare altrettanto in fase di contrattacco o di contropiede, che ancora non c’è. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

7 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / TRA BICCHIERI MEZZI VUOTI O MEZZI PIENI SI RISCHIANO L’ASTEMIA O LA SBORNIA

  • 17 Dicembre 2020 in 15:39
    Permalink

    Stasera a TV PARMA avranno il coraggio di dire che il progetto è naufragato??
    O aspettiamo sempre la prossima partita… io vedo una squadra triste…
    Non mi da mai la sensazione di vincere le partite

  • 17 Dicembre 2020 in 18:32
    Permalink

    Purtroppo le nozze coi fichi secchi le ha fatte il primo anno di serie A solo d’Aversa, questa squadra è nettamente inferiore a quella dell’anno scorso.
    La catena di destra attuale Jacoponi/Basti e Karamouh non è nemmeno confrontabile con quella dell’anno scorso Darmian / Kulusewski.
    Liverani se non gli comprano un’esterno destro (Messiah od altri) ed un centrocampista mediano metodista in gamba, suderà le proverbiali sette camicie per salvare il Parma.
    I nuovi acquisti tanto sbandierati soprattutto a centrocampo sono risultati scarsi ed impreparati.
    Forza Parma.

  • 17 Dicembre 2020 in 19:03
    Permalink

    Liverani è diventato pragmatico per necessità. Se avesse continuato con il tentato calcio bailado adios!

  • 17 Dicembre 2020 in 19:43
    Permalink

    Volendo coinvolgere Monsieur De Lapalisse (o, più modestamente, il grande Catalano, che chi ha capelli tendenti al grigiastro ricorderà in “Quelli della Notte”), se chiediamo ad un qualsiasi tifoso: “Preferiresti vincere giocando bene o perdere giocando male?”, credo che arriveremmo ad un esito che definirei “bulgaro”. In questo momento noi siamo più o meno esattamente in mezzo al guado. Personalmente però, a tanti più o meno sinceri complimenti dopo un’immeritata sconfitta, preferisco far punti (e, semmai, fare i complimenti all’avversario…). L’Empoli, due anni fa, era bello da vedere: però è retrocesso. Ecco perchè credo che non ci sia da fare troppo gli schizzinosi se arrivano punti, pur non dando spettacolo (e non mi riferisco a Parma-Cagliari)

  • 18 Dicembre 2020 in 07:28
    Permalink

    Bravo juniorcasalasco nerostellato, beviamo per dimenticare sta tristessa

  • 18 Dicembre 2020 in 11:54
    Permalink

    Si certo preferisco vincere e non giocare bene, il problema che qui non si vince e si gioca male… sotto abbiamo genoa torino e fiorentina io starei molto attento…. quest’anno è un attimo fischiare giù…

  • 19 Dicembre 2020 in 17:30
    Permalink

    Ma qualche miglioramento si è fatto o no?
    Direi di sì senza dubbio. Le cose crescono bene ma lentamente , per alcuni é troppo lento e altri non lo vogliono vedere.
    Col Cagliari che è una squadra che alza la squadra e gioca (cerca) da metà campo in su, noi li abbiamo costretti a difendersi x larghi tratti.
    3o4 occasioni limpide li abbiamo avute, quasi 60 percento possesso,(Ma quando mai?…) non vuole dire che ci stanno provando ? Scusate se non ce più Kulu…
    Acquisti deficitari? Osorio era criticato perché non era titolare nello Zenit, oggi il migliore, qualcuno sarà acerbo ma almeno altri 3 potrebbero diventare titolari ..Sohm Cyprien (quando sarà al 100 per cento) come Mihaila che la società ci crede molto, gli altri sono acerbi ? Cresceranno..tanto qui si criticava Crespo..ci vuole tempo !
    Servono 2 giocatori a gennaio per finalizzare ? certamente si e penso che Krause oltre a far capire (cerca) che il progetto c’è e compra giovani talenti (anke oggi) ma ci vuole pazienza e lui, che vede lontano non capisce per questo le varie critiche che sono piovute (lo ha dichiarato lui ).
    Quindi direi di ritenerci fortunati che ci sia piombato un tifoso presidente o viceversa e aspettare gli eventi, se servono giocatori lui li prenderà e ci salveremo .
    Forza Parma

I commenti sono chiusi.