CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / ZERU TIRI, ZERU IDEE E ZERU TITULI. O NO?

(Gianni Barone) – Eh no: i tituli questa volta non mancano, anche se non nella accezione mourinhana del termine, relativa a conquiste e trofei, ma a quelli dei quotidiani, perché chi ha visto la partita dal vivo, e non si è addormentato, ha cercato di dare i nomi alle cose: “Partita orrenda”, per Andrea Schianchi, Gazzetta dello Sport, “Paura di perdere” per Tuttosport (Antonio Boellis), “Manca il guizzo”, per Paolo Grossi della Gazzetta di Parma. Tre titoli diversi, ma che fotografano una partita sbiadita, sonnolenta, soporifera come urlato persino nella Prima Pagina del Tg 5 delle 20 di ieri. Però la conclusione migliore è quella trovata da Carlo Brugnoli, nel consueto fondino del lunedì, del giornale locale: “Insomma, sarebbe meglio cominciare a divertirci”. Eh si, bravo Carlo: ciò che manca è proprio il divertimento in questo Parma, in questo calcio che avrebbe dovuto darcelo il tanto pompato e conclamato calcio propositivo che ancora non c’è, e che non c’è mai stato. Regna la noia e la pochezza tecnica, come suggerito da Schianchi, costante mancanza di qualità nelle giocate, come affermato da Boellis, bassa velocità nella circolazione della palla, come eccepito da Grossi. In poche parole si è vista, scarsa abilità tecnica, tout court, che vuol dire tutto, ma non ci capire niente fino in fondo. Leo Longanesi scriveva: “un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa”. Oltre alla mancanza di divertimento, testé denunciata, si aggiunge la scarsa comprensione univoca del gioco. Non più sterili dibattiti sui sistemi di gioco, definiti moduli dagli stessi allenatori cui il patentino andrebbe sottratto per questo vilipendio, ma discorsi seri e profondi sulla qualità o sulle qualità che mancano, ahinoi, a livello individuale e di squadra. E il discorso, come cantava Guccini, si fa peso e tetro, non più per colpa di un semplice ricorrere a numeri o formulette astratte che identificano uno schema migliore rispetto ad un altro. Qui si parla di zero idee, zero tiri, di un gioco lento senza inventiva, e di ritmi, ossessivamente, bassi, perché se s’introduce la velocità, con l’abilità tecnica che viene meno, si sbagliano i passaggi e i controlli. Cosa resa ancor più grave dalla mancanza di coraggio di forzare la giocata a causa dei limiti di natura tecnica di cui sopra. In soldoni: mancano le soluzioni tattiche proprio in proporzione alla scarsa e bassa qualità tecnica dei singoli. Questo è ciò che emerge dai commenti di chi ha voluto sovvertire la massima di Karl Kraus, che non è un parente del Presidente del Parma, anche perché gli manca la vocale finale, che così recitava: “I giornalisti scrivono perché non hanno niente da dire, e hanno qualcosa da dire perché scrivono”. In questo caso si dice e si scrive qualcosa che si vede o s’intuisce, però non lo so spiega fino in fondo e senza arrivare ad un perché si verifica tutto questo. D’improvviso i calciatori di serie A si sono imbrocchiti tutti in un colpo? E gli allenatori cosa fanno? Stanno a guardare? O si limitano ad urlare, da bordo campo e le loro invettive, ben comprensibili, per mancanza di pubblico, diventano preziosa materia, ai pochi fortunati presenti, per la redazione dei loro pezzi del giorno dopo. E a proposito d’informazioni e allenatori infuriati, Mihajlovic, non si è certo trattenuto nei confronti di qualche suo giocatore reo, a suo avviso, di aver svelato a compiacenti e complici giornalisti, variazioni tattiche studiate nel segreto dello spogliatoio e di campi blindati, allo scopo di ottenere un mezzo voto in più in pagella. I calciatori non devono violare il dovere di riservatezza: è ciò che è stato ribadito, senza tanti giri di parole, dal vulcanico Sinisa, che minaccia, addirittura, di attaccare al muro i delatori. Pensavamo che la pretattica non fosse più tanto importante per i tecnici. L’allenatore quando parla di tecnica scarsa, tornando all’argomento precedente, dovrebbe avere qualche responsabilità in più, perché oltre a quella individuale (calciare, trasmettere, controllare e ricevere palla) quella collettiva (che diventa individuale), la di può e la si deve allenare e migliorare con esercitazioni specifiche. Il “tempo di gioco” è la chiave del calcio: ormai questo lo sanno tutti e lo si può sentire anche nelle radiocronache, tifose, urlate con forza nell’etere. Però, la tecnica è sempre fondamentale per la ricerca di nuove soluzioni tattiche da proporre. Una squadra con varietà di schemi in fase di possesso palla ha molte più probabilità di successo rispetto ad una squadra monocorde dagli schemi prevedibili. La semplificazione, anni 80, riconducibile a Sacchi, ai tempi del Milan degli olandesi, che diceva: “L’importante non è vincere, ma giocare bene”, sappiamo tutti che non è proponibile all’attualità, sebbene la stessa fosse più una provocazione pronunciata da chi aveva con sé l’abilità tecnica di un Van Basten, dettaglio sicuramente non trascurabile, per riuscire a vincere le partite. E’ dalla tattica che si vede l’abilità dell’allenatore: la disposizione in campo, il modo di giocare, gli equilibri, le variabili, lo smarcamento, il marcamento, il modo di riconquistare palla, le soluzioni su palla inattiva: tutti elementi per una corretta lettura delle situazioni di gioco nel corso di una partita, e non solo il “coraggio, l’altruismo, la fantasia” richieste, in musica, al giovane calciatore “Nino”, da De Gregori nella sua mitica “Leva calcistica del…”. Al calciatore è richiesta, ora, una tecnica superiore e sopraffina che, stando ai commenti, scarseggia sempre più sui nostri campi dagli spalti deserti. Finalmente la tecnica supera la tattica, nei discorsi: non è più solo questione di principi di profondità, ampiezza, mobilità e imprevedibilità non rispettati, abbiamo saputo e scoperto, che è questione di “piedi buoni” che non ci sono, e che vista la stagione culinaria in atto, dovrebbero essere esclusiva prerogativa del solo maiale o “gosino” che dir si voglia. Perché: dove si vuole andare quando non si è in grado di superare in dribbling il diretto avversario? O quando si fanno solo appoggi laterali o all’indietro e non passaggi illuminanti in verticale? Non esistono più i dribblatori alla Giampaolo Montesano, che pochi ricordano, ala di Palermo, Cagliari, Udinese, che un fuoriclasse come Zico, suo compagno di squadra a Udine, su di lui si spinse a dire: “Non ho mai visto al mondo un dribblatore come lui”, oppure il Van Haneghem dell’Olanda di Crujiff, capace di lanci illuminanti in verticale come pochi. Un tempo chi dribblava era più croce che delizia: ora qualcuno lo invoca… Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

7 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / ZERU TIRI, ZERU IDEE E ZERU TITULI. O NO?

  • 7 Dicembre 2020 in 17:15
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    La partita Parma Benevento è la classica
    partita da far vedere per fare ODIARE il
    gioco del calcio.
    In vita mia non ho.mai bestemmiato
    ma ieri i.nostri baldi GIOCATORI SEGA
    con il loro impegno e con.la loro pochezza
    quasi mi facevano bestemmiare.
    Fortuna che non l’ho fatto.

  • 7 Dicembre 2020 in 17:22
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    Volevo fare un appello alla società.
    Dite per favore a BUSI di trovarsi un
    lavorodiverso da,quello del calcio.
    E un ragazzo giovane, il calcio non fa
    per lui e un lavoro diverso potrebbe
    anche trovarlo in tempi rapidi.
    Ci ha provato col calcio e ha fatto bene ma
    l’XFACTOR del calcio non c’è l’ha
    assolutamente.
    Ci sono tanti lavori in cui.potrebbe rendersi
    utile ev fare bene ma per il calcio no, non è portato
    Deve appendere simbolicamente le scarpette
    al chiodo e trovarsi un altro lavoro a cui è più
    portato.

  • 7 Dicembre 2020 in 17:42
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    Lungi da me fare l’avvocato difensore di chicchessia, tuttavia le critiche lette mi sembrano esagerate.
    Peraltro critiche analoghe a quelle fatte al precedente allenatore per il non gioco (ovviamente anche io non sono contento e pretendo di più soprattutto sul piano della grinta ma ciò che si legge sarebbe giustificabile se fossimo al posto del Crotone).
    Sui punti non capisco le aspettative, forse avremmo dovuto/potuto avere un paio di punti in più (uno sfuggito a Udine che grida vendetta) ma quest’anno la nostra dimensione di classifica è questa, essere nel gruppone che lotterà x salvarsi. Forse qualcuno si era illuso che i giovani acquistati dovevano essere 9 nuovi kulusevski ma ovviamente non poteva essere così. Inoltre abbiamo questi punti con tutte le difficoltà del caso e senza avere una identità di gioco eppure siamo alla pari di chi invece si esprime molto meglio, quindi possiamo solo migliorare.
    Occorre recuperare gli infortunati, bisogna far crescere i nuovi e probabilmente bisogna ulteriormente intervenire sul mercato a gennaio con un paio di innesti già pronti ma non mi sembra un disastro cosmico.
    Restiamo uniti perché occorre soffrire oggi per avere un domani migliore.
    Sempre e solo forza Parma

  • 7 Dicembre 2020 in 19:32
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    Caro LG purtroppo è vero abbiamo
    10 punti ma il gioco non c’e assolutamente.
    La cosa preoccupante è che ad ogni partita
    peggioriamo come gioco è come voglia
    SEMPRE DI PIÙ e il fondo lo raschiamo
    ogni domenica.
    Non ti dice niente il fatto che col Benevento
    e sottolineo con il BENEVENTO e non con
    il BARCELLONA non abbiamo fatto un solo tiro
    in porta e giocavamo oltretutto in casa.
    Poi.i giocatori sembra non hanno voglia di
    correre, lottare, sono spenti, rassegnati
    BISOGNA MANDARE QUESTI
    MANGIAPANE A TRADIMENTO
    IN RITIRO A COLLECVHIO FINO
    A NATALE poi si vedrà.
    Vorrei sapete una cosa e presumo che
    nessuno.mi saprà dare una risposta.
    Stiamo giocando con il MODULO D’AVERSA
    solo che non essendo un modulo di
    LIVERANI molto probabilmente non lo sa fare
    E ALLORA RICHIAMIAMO IL GENIO CHE QUESTO
    MODULO LO SAPEVA FARE.
    D’Aversa poi a ogni giocatore sapeva toccare le
    corde giuste facendoli rendere sul campo di più
    per cui un giocatore che come calore era da 7
    con D’AVERSAera da 9 con LIVERANI quel
    giocatore da 7 è da. 6 o forse da meno.
    Ecco perché ci vuole IL GENIO.
    Per me LIVERANI non mangerà il panettone a Natale.
    Krause non è uno stupido…..

  • 7 Dicembre 2020 in 20:21
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    Si, è l’amara verità: siamo semplicemente scarsi.

  • 8 Dicembre 2020 in 09:40
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    La citazione di Giampaolo Montesano è davvero per palati sopraffini!! Il sottoscritto ha la metà della metà della competenza calcistica dell’amico Gianni, per cui non posso che concordare sulla assoluta carenza di talento sui nostri campi, tutti presi come siamo (da diversi anni) ad osservare il modulo 4-3-3, 5-3-1-2, 5-5-5 ecc. La giocata estrosa, il colpo di genio è stato quasi bandito dai campi di calcio: fin dai campetti dei ragazzini, i vari mister, dirigenti ecc ecc privilegiano l’altezza del ragazzo alla pura tecnica ed estrosità. Si dirà: guarda che dei Messi, dei Maradona ne nasce uno ogni 10/15 anni. Vero, così come però è vero che parecchi potenziali talenti temo si trascurino (o peggio) a causa della loro probabile ritrosia ad adattarsi “allo schema”.

  • 8 Dicembre 2020 in 12:54
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    un tifoso del fu parma ac, dopo aver visto tre partite in fila del parma ,dovrebbe essere dichiarato cerebralmente morto

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