IL COLUMNIST di Luca Russo / LE MIE RISERVE SULLE QUALITA’ CARATTERIALI DEL PARMA

(Luca Russo) – Lo confesso: quando parlo o scrivo di “pallone”, raramente le questioni tattiche mi scaldano. Non avendo mai giocato a calcio, se non giù in cortile con gli amici da adolescente, e non essendomene mai interessato a un livello che fosse superiore a quello del semplice tifoso o appassionato, sono altre le questioni calcistiche che destano il mio interesse. Una di queste è l’atteggiamento col quale una squadra scende in campo. Credo, infatti, che se non si debba fare a meno di giocatori di talento o fuoriclasse veri e propri e se non si decida di utilizzare calciatori fuori ruolo, l’approccio alla gara sia più decisivo del sistema di gioco adottato. È lo spirito del gruppo, a mio parere, a indirizzare le sorti di un incontro e di una stagione in un senso o nell’altro. Una buona rosa, ma con poca voglia di battersi, può far punti nel breve e medio termine, però, alla lunga, lascerà qualcosa per strada. Un parco giocatori non altrettanto valido sul piano tecnico, col piglio di un marines, pagherà dazio in partenza, ma al traguardo in qualche modo ci arriva, fosse anche con le ruote sgonfie e con qualche ammaccatura di troppo. Al nostro Parma, di certo, non manca la tecnica necessaria per vivere un campionato all’insegna della tranquillità e centrare comodamente l’obiettivo salvezza. Tuttavia, dopo ciò che ci ha mostrato nelle prime dieci uscite di Serie A, è lecito nutrire più di qualche riserva sulle sue qualità caratteriali. Che non sono emerse nemmeno in casa col Benevento, cioè al cospetto di una neopromossa e nel contesto di uno scontro diretto in piena regola. E anzi, la sfida coi sanniti ha finito con l’amplificare la percezione suscitata dalle precedenti nove gare. Contro la truppa di Filippo Inzaghi, che al contrario di alcuni suoi colleghi sembra aver abbandonato le ambizioni di gioco propositivo per convertirsi a uno stile più pragmatico, non si sono visti i Crociati battersi come era quasi logico attendersi, considerata la delicatezza dell’incontro. Mi aspettavo un undici battagliero, disposto a catapultarsi per primo su ogni seconda palla, orientato a complicare la partita dell’avversario, non la propria. E invece si è trattato di un Parma brutto e….senz’anima, non una novità nel corso di questo primo scorcio di annata. Un Parma che, escluse pochissime eccezioni, non fa sognare, che non dà carica, che toglie la fantasia a chi lo guarda, che non offre emozioni (figurarsi lo spettacolo), che non accende lo stupore, che non cattura l’occhio, che pare non credere in quello che fa e che quindi non riesce a trascinare chi lo segue e gli sta dietro. È un Parma di cui insomma è difficile innamorarsi. Diamoci una mossa, svegliamoci, scrolliamoci di dosso la pigrizia, finiamola di assistere passivamente alle mosse dei rivali di turno e iniziamo ad essere noi stessi gli artefici di ciò che succede sul rettangolo verde, ché conservare la categoria non è così scontato. Luca Russo

One thought on “IL COLUMNIST di Luca Russo / LE MIE RISERVE SULLE QUALITA’ CARATTERIALI DEL PARMA

  • 7 Dicembre 2020 in 18:23
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    Ho paura che si punti sul fatto di avere 3 peggiori dietro di noi. Ma a parte il Crotone e in questo momento il Genoa, chi è peggio di noi?

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