CARMINA PARMA, di Luca Savarese / ANCORA NIENTE PUNTI, MA IL JUKE BOX D’AVERSA HA RIPRESO A SUONARE…

(Luca Savarese) – Se ci fossero stati i tifosi, i grandi assenti di questo calcio-covid, probabilmente avrebbero avuto la stessa reazione di quei bagnanti sulle spiagge italiane anni ’80, dove, quando si mettevano le 500 lire nel juke-box dello stabilimento balneare, ci si sedeva al tavolino con caffè e quotidiano e si poteva stare certi, che di lì a breve, sarebbe partita quella canzone confortante, amica di vari momenti. La stessa cosa che è successa oggi al Parma, all’inizio, in casa contro la Lazio. Nei mesi scorsi, sono state tante le 500 lire messe dentro al jukebox ma niente, tutti brani piuttosto stridenti, note stonate, nessuna riproduzione di quella musica conosciuta ed apprezzata, che da queste parti è stata la colonna sonora di due promozioni e due salvezze in A: la hit firmata dal deejay Roberto D’Aversa. Sembrava impensabile fino a quattro giorni fa, quando nel catino del Gewiss Stadium di Bergamo, nessuna musica ma una puntina che gracchiava ripetutamente su un disco ormai logoro. Sia chiaro, il tecnico nato a Stoccarda ma abruzzese, non ha nessuna bacchetta magica tra le mani e né tantomeno ha fatto un corso in magie accanto ad Houdini o Copperfield, ma evidentemente al Parma è bastato riaverlo con sé per lasciarsi alle spalle le troppe ansie e gli infiniti malumori vissuti negli ultimi, travagliati, mesi. Infatti appena il vecchio prof si è riseduto sulla cattedra che fu sua fino all’estate scorsa, tutti i suoi alunni si sono come tolti un peso. Non che il prof Liverani non fosse bravo, tutt’altro, ma il suo metodo così propositivo, così innovativo, cozzava con quella che era stata la lezione, mandata a memoria ed applicata con profitto dai ragazzi, dell’ex docente. Il primo tempo contro la Lazio, eccolo, segnale inequivocabile: squadra quasi sempre compatta e corta, Cornelius che non trova il gol solo per una prodezza di Reina, e quella consapevolezza di poter fare anche male, a prendere il posto di quella coscienza infelice che ultimamente sapeva solo soccombere.

Anche quando la Lazio passa a condurre ad inizio ripresa, prendendo d’infilata il Parma, sull’asse a tutta L, Lazzari-Luis Alberto, che trova un po’ emozionato Giacomo Ricci subentrato nell’intervallo a Osorio, i crociati non si scompongono poi più di tanto, ma restano lì, aggrappati agli eventi della partita. Certo, sono ancora parecchie le cose su cui lavorare e raddrizzare con uno studio matto e disperatissimo. A Cominciare dai contropiedi che la squadra subisce: troppi e troppo in fretta, se si vuole mantenere la categoria. Come in occasione del raddoppio laziale: i crociati lasciano che molti interpreti avversari tocchino la palla e se la scambino tra loro, non opponendo la benchè minima resistenza. Così è un giochino da ragazzi per Milinkovic-Savic servire Caicedo che buca Sepe.

E’ difficile in un batter di ciglia cambiare atteggiamento, assetti e risultati. Per un ambiente che fino a pochi giorni fa ha provato ad assimilare l’alfabeto di Liverani, il primo verbo del D’Aversa 2.0, non è operazione automatica recepirlo e metterlo in pratica.

Si tocca con mano, tutta l’aporia con la quale è stato costruito questo Parma: decisamente troppi giovani di belle speranze magari, ma per ora, di zero certezze e pochi leader, senatori consumati, capaci di sporcarsi le mani, mangiare il pane duro della sofferenza e riaprire le sorti della partite: elementi che nella finestra invernale del mercato, dovranno giocoforza pervenire nel sacchetto degli acquisti. Assieme ad un attaccante che abbia capacità e voglia di buttarla dentro. Luca Savarese