CARMINA PARMA, di Luca Savarese / ATA…TANTA. E PER IL PARMA E’ NOTTE FONDA

BERGAMO – nostro servizio – Luca Savarese –  Orobici contro Crociati è preceduta dalla canzone dei Pooh “Rinascerò, rinascerai” coniata ad inizio pandemia. Così la Dea, attraverso i maxischermi, accoglie le squadre in campo. No, nessuna rinascita per il Parma alla fine, ma ennesimo monologo atalantino in casa, nel suo nuovo e davvero elegante catino del Gewiss Stadium.

Prima di partite qualche problema tecnico per Sacchi, che deve cambiare il sensore sulla spalla: lo aiuta in questo Giacomelli, il quarto uomo. L’auricolare non si sente, ma l’audio del campo, si, stra-nitido, in questi minuti di attesa. Sette i minuti di ritardo, si inizia alle 15.07.4-5-1 l’assetto Crociato in fase di non possesso.“Vale, Vale, entra!” si sente dalla panchina Crociata.

Così dopo 9 minuti il Parma deve subito fare a meno di Karamoh, problema muscolare, pronto Mihaila col 28 sulle spalle.

Il Parma è anche molto sfortunato: Kurtic lancia lungo Inglese, palla ribattuta dal tacco dell’attaccante, l’azione prosegue, palla a Ilicic che pesca Muriel in area e per il numero 9 è un gioco da ragazzi freddare Sepe: 9 centri per lui in campionato e 10 del Parma subiti nelle ultime 4 giornate.

Il Parma non concede il fianco alla Dea, prova ad imbastire qualcosa ma fa una gran fatica a portarsi vista la gran fisicità degli uomini di Gasperini, dalle parti di Gollini. Intanto si sentono le campane, effetto possibile grazie alla mancanza di pubblico.

L’Atalanta è una macchina da guerra, quando sale sembra una cavalcata delle Valchirie applicata al calcio con Ilicic e Muriel che dialogano, che mettono tecnica alle ruspe del carro armato orobico.

Piove, sul già zeppo d’acqua, terreno crociato: non ce la fa anche Gagliolo, fin qui uno dei migliori o meglio dei meno peggio, dentro Pezzella.

Si capisce, vedendola dal vivo e non dalla tv che non offre immagini integrali, a tutto campo, quanta mole produca la cazzutissima banda Gasperini.

Liverani si sgola, ad un certo punto urla: “Il buco di chi è?” dopo l’ennesima sortita offensiva atalantina.

Pronti via ed è subito Cornelius per Inglese nel secondo tempo.

Ma il gol lo fa Zapata: sinistro violento e due a zero. L’Atalanta ha mille polmoni, il Parma sembra correre un po’ a vuoto.

Predica calma Gasp, non vuole strafare ora che il grosso è stato fatto. Ma i suoi mica poi tanto lo ascoltano perché continuano a tenere alto il ritmo, come se retrocedere le marce, non è che lo sappiano poi fare. Nell’orchestra intensa di Gasp non esistono poi confini netti tra attaccanti e difensori ma quasi sacchianamente ci sono una fase difensiva ed una offensiva, quest’ultima la praticano anche i difensori, come Palomino, che si porta con regolarità oltre la metà campo.

Se i suoi non decelerano, ci prova il mister a gestire le energie: dopo Muriel, fuori anche Ilicic al suo posto Malinoskyi.

Non è un caso che in questo tutti che fanno tutto porti anche ai gol di chi non è propriamente preposto a farli: come Robin Gosens, che chiude un’azione aperta da Zapata e sporcata dalla difesa crociata. l’Atalanta è anche Ata..tanta, il Parma è un pulcino schiacciato in lungo e in largo. Non era questa la partita per rinascere. Troppo forte questa Atalanta, troppo debole questo Parma. Non c’è nemmeno stato un risveglio dello spirito; l’unica fiammata ducale, ha avuto la forma e la firma di un’incursione del rumeno Mihaila e di un tiro dello stesso al 41’, decisamente poco per impensierire l’armata branca leone lombarda. Fuochi d’artificio sopra i distinti, fuori dal campo, a pochi minuti dal termine della gara. In campo invece lo spettacolo pirotecnico è stato tutto e solo neroazzurro bergamasco. Luca Savarese