CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / ANATRA ZOPPA

(Gianni Barone) – Nel giro di pochi mesi Fabio Liverani è riuscito nell’impresa di collezionare due retrocessioni: una reale, in estate, col Lecce, al termine dello scorso torneo, e una ipoteca e supposta, in inverno: adesso, alla luce della vittoria dello Spezia sul Napoli, con il Parma al terzultimo posto davanti al Genoa che ha battuto in una delle poche partite positive della nuova stagione, e il Crotone con cui ha perso in una delle tante debacle dell’ultimo periodo (il Torino è a pari punti, ma sopra per lo scontro diretto vinto). Un bilancio sconfortante, non c’è che dire, per il tecnico che sommessamente, dopo aver indicato, a voce bassa, le ragioni del fallimento del suo progetto di gioco spumeggiante annunciato alla vigilia, e poi mai attuato, e per la squadra che forte delle certezze del passato, ha visto perderle tutte per strada in nome di una svolta, che non c’è mai stata, e che non è riuscita a generare nulla di positivo sul piano del gioco, dei risultati e del tanto auspicato cambio di mentalità. Una squadra senza identità, senza anima, senza cuore, svuotata nel morale, e slegata sul piano tattico alla luce delle insipienti prestazioni. La fine di un sogno per molti, annunciata, sin dalle prime partite in cui per tante ragioni, che non stiamo qui a ripetere, perché tutti le conoscono già a memoria, non si è ottenuto nulla o quasi, e continuate, senza scuse, scosse, scintille e guizzi, anche dopo, con una serie di tentativi di dare un volto definito alla squadra in seguito a giravolte tattiche, il più delle volte sterili ed inutili. In mezzo il tentativo di conciliare le esigenze di risultato immediato con gli obiettivi posti in essere dalla dirigenza e dalla presidenza, in sede dei loro insediamenti. Liverani prigioniero di un progetto non facile e semplice da realizzare, in un ambiente in cui si erano ottenuti i risultati, promozioni e salvezze, con prerogative assai differenti e distanti, anni luce, da ciò che si era, ipotizzato, ambiziosamente, di raggiungere, nel breve, senza avere il tempo per la preparazione, e lo spazio per il cambio di filosofia in era di Covid e con inserimenti di nuovi giovani giocatori non certo agibili o immediati. Ora tutti che scendono dal carro perdente per salire su quello, tutti sperano, vincente di un nuovo vecchio tecnico, fino all’altro ieri criticato da molti, per il suo calcio poco propositivo, e ora invocato come necessario tentativo per risollevare le sorti, il morale, invertire la tendenza e riuscire nell’impresa di ripetere i risultati ottenuti in passato. Mentre compongo l’ufficialità dell’arrivo di D’Aversa non è ancora arrivata (solo poco fa quella dell’esonero di Liverani) ma anticipata dalle storie instagram della consorte: tempi moderni, anche se io, sinceramente, eviterei interferenze sul delicato lavoro del marito. Poi sui siti live h24 (live nel senso di dal vivo, non della abbreviazione del tecnico sollevato, magari a fatica) le prime immagini del suo re-ingresso a cavallo, a Collecchio, ove, tuttavia, a mio parere, come già profeticamente anticipato nello scorso Cattivo Cittadino, si troverà ad operare come una sorta di «anatra zoppa», visto che non ci sarà più al suo fianco Daniele Faggiano, con il quale fino agli ultimi burrascosi giorni del precedente mandato aveva saputo creare, nel gruppo squadra, quell’alchimia mai ricostituitasi durante l’interregno di Liverani e che non è matematico che si riformi ora, visto che della ciambella riuscita son cambiati taluni ingredienti. Squadra, tra l’altro, che non è più quella da lui lasciata in estate – nonostante la presenza del cosiddetto zoccolo duro teoricamente a lui fedele (perché insieme han centrato tanti obiettivi importanti, ma al prezzo di spremerli non poco e loro lo sanno bene per primi) – ma una compagine confusa, senza nerbo, grinta, ca(t)tiveria e determinazione, che non sa reagire nei momenti difficili delle partite. Questo è l’interrogativo più grande che si dovrebbe porre tutto l’ambiente che ora plaude al ritorno di un tecnico, assai discusso, criticato e in generale poco amato nel primo mandato e che in estate era stato ritenuto (come da vulgata) poco convinto a seguire le nuove idee societarie. Lui, a suo tempo, anziché un manipolo di scommesse avrebbe preferito avere la  certezza (che mancava) della conferma dei suoi pretoriani e l’arrivo di giuocatori (costosi) dalle analoghe caratteristiche, ovvero già pronti all’uso (maturi), per quello che resta il core business principale di una squadra di Serie A, ovvero il mantenimento della categoria (e con essa i proventi, con cui fronteggiare i costi): solo dopo arriva l’ambizioso player trading, il grande sogno di tutti i club di trovare un Kulusevski qualsiasi da pagare poco e rivendere a cifre stratosferiche (araba fenici in tempi di Covid in cui pure i ricchi piangono. Miseria e non solo. Ma questa seconda mission, deve tassativamente venire dopo la più importante, ossia la partecipazione al Campionato, senza mettere a forte rischio quella al successivo. Lasciamo, poi, da parte, per carità – per il bene del Parma, e di tutti – ambizioni di un nuovo gioco con cui ci siamo ubriacati la scorsa estate (con i prodromi fin dalla precedente): il pragmatismo di D’Aversa sta alla base dei suoi precedenti successi, e a questo ci dobbiamo riattaccare per questa nuova mission impossible, poiché da centrare con minor tempo possibile e in condizioni sicuramente più difficili, nonostante il nuovo proprietario Kyle Krause gli possa garantire tutti quei rinforzi necessari ed auspicati per farcela. Lasciamo perdere tutti l’araba fenice del supposto bel gioco e ripercorriamo con orgoglio e convinzione le vecchie tradizionali strade che conducono alla solidità difensiva, ora più che mai assente, e al gioco d’attacco sfruttando quel contropiede che tanto bene ha funzionato in passato, anche per le precise caratteristiche dei calciatori in organico. Non occorre vergognarsi di praticare un calcio, vecchio, per modo di dire, se lo stesso può garantire la possibilità di uscire da questa crisi profonda di idee, di autostima e d’identità. Una squadra che ha incassato tanti goal, in proporzione, quasi quanto al Lecce, che lo stesso Liverani, tra i plausi, per noi immotivati, aveva portato alla retrocessione in serie B. A suo tempo, in tempi non sospetti, quando ancora non si parlava di un ingaggio di Liverani da parte del Parma, su queste colonne, quasi profeticamente, avevamo elencato con precisione tutta una serie di controindicazioni al fine di non cadere nell’incomoda situazione di rivolgersi ad un tecnico (pseudo scienziato) specializzato in calcio propositivo. Così non è stato e i risultati sotto gli occhi tutti: morale sotto i tacchi, classifica allarmante, e incapacità di trovare la forza per reagire alla avversità. Auguriamoci che il nuovo/vecchio corso dopo «la notte agitata» dell’oggi, porti consiglio, e che si abbandonino tutti gli anacronistici e poco funzionali  sogni di gloria di gioco, per un sano e pragmatico realismo calcistico indispensabile per uscire dal tunnel. Un’anatra zoppa che inizi, nonostante gli handicap, a camminare, per librarsi in volo al più presto. Gianni Barone

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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).