L’insostenibile leggerezza del pallone, anno terzo / L’ATALANTA NON HA RINUNZIATO ALLA SGAMBATA INFRASETTIMANALE…

(Luca Tegoni) – Il risultato è incoerente con le aspettative. Si ipotizzava un massacro, viste anche le recenti assenze per infortunio, ma così non è stato, nonostante il Parma fosse ben disposto al martirio, perché l’Atalanta ha deciso di non rinunciare all’amichevole di metà settimana. Una sgambata senza impegnarsi più di tanto, giusto per tenere i muscoli caldi, pronti per la prossima partita. Una partita senza storia in cui i giocatori nerazzurri hanno ripetuto la lezione mandata a memoria per riproporla, spensieratamente, con metodo e continuità e senza particolare opposizione, né tecnica né agonistica. L’ennesima partita in cui gli sguardi sfiduciati dei giocatori si riflettono in quello attonito dell’allenatore. E non sboccia amore, probabilmente si accentua l’incomprensione.

Lo schieramento adottato da Liverani propone ancora Busi sulla destra in difesa, un mio amico che fa l’osservatore in regione non lo avrebbe segnalato nemmeno per la serie C, e Valenti centrale a far coppia con Bruno Alves, che ha bisogno di correre il meno possibile e di compagni di reparto affidabili. Centrocampo ibrido un po’ a quattro, un po’ a tre, con Kurtic, Sohm, Cyprien e Hernani che facevano a gara a schivare la palla, a cambiare di posizione senza capire dove si trovassero, a venire costantemente battuti sullo scatto, ad evitare il confronto (immaginiamoci lo scontro, mai un contrasto) “passi pure, in allenamento, cerchiamo di non farci male”. Mentre gli avversari imperversavano, si fa per dire perché un adulto non imperversa con dei bambini, due dei nostri si facevano male alle cosce e venivano sostituiti. Il povero Inglese, che contro il Torino aveva suscitato un incipit di speranza, contro i centrali dell’Atalanta ha suscitato tenerezza.

Una partita che non deve far riflettere. Ad essere onesti ed ammettere il fallimento sportivo di questa squadra lo si doveva fare già contro il Benevento, dopo l’accensione della famosa scintilla. Si doveva capire lì che bisognava porre dei rimedi radicali.

Non c’è nulla da pensare. La squadra è a pezzi fisicamente e moralmente e l’allenatore non ha idea, forse non ce la ha mai avuta.

È facile attribuire delle colpe guardando la televisione o, in tempi più fortunati guardando la partita dalla tribuna, ma se si capisce che la squadra è prossima al tracollo e non si hanno soluzioni da proporre è necessario un cambiamento. Aspettare ancora francamente non capisco a che cosa serva. Oppure, se serve, chi fa le scelte le spieghi. Il calcio vive (ha vissuto) di partecipazione popolare, non è un business come un altro. Non è che un tifoso abbia dei diritti sulle scelte, non esiste, ma la sua partecipazione anche solo emotiva o passionale non può essere trascurata.

Parma sconfitto a Bergamo tre a zero. Luca Tegoni

P.S. così come spero di tornare presto allo stadio, spero anche di tornare a leggere i commenti su StadioTardini.it  ovvero che si realizzino le condizioni per farlo

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