L’insostenibile leggerezza del pallone, anno terzo / SERVONO GIOCATORI VERI. NON IPOTESI DI GIOCATORI

(Luca Tegoni) – Con la cute della testa lacerata, Kuçka dimostra che cosa voglia dire voglia di vincere. Dopo nemmeno sessanta secondi il difensore del Sassuolo, Chiriches, in ritardo sul pallone alza comunque il piede e colpisce con i tacchetti la parte superiore del cranio di Kuko. Dopo la medicazione, le garze che gli avvolgevano la testa, si macchiavano copiosamente di rosso, del sangue versato dalle ferite aperte, ma l’espressione del giocatore rimaneva quella della fiera determinazione di portare a compimento la partita, nell’ignorare il dolore. Sempre partecipe alle azioni difensive come a quelle offensive Kuçka va in mezzo all’area avversaria per colpirla irrimediabilmente. Bella l’azione del Parma che con pazienza e lucidità porta Pezzella sulla sinistra a saltare l’uomo per mettere la palla in mezzo. La palla è ben calciata e Kuko aggira i difensori, non proprio impeccabili e colpisce di testa girando la palla nell’angolo alla sinistra del portiere, bella la torsione, ammirevole la resistenza del suo cuoio capelluto e soprattutto l’angolazione del colpo.

Tutto il Parma è comunque protagonista di una partita ad alto tasso di concentrazione e determinazione. La squadra si muove compatta, sia nell’arretrare sia nell’avanzare. Sono rarissime le possibilità di essere pericolose lasciate al Sassuolo anche perché il Parma riesce a mantenere il possesso del pallone più dell’avversario.

Nel secondo tempo il Sassuolo cerca di premere di più, ma è il Parma che si dimostra molto pericoloso in alcuni contropiede mal sfruttati, in alcuni tiri da fuori e soprattutto con un azione di Gervinho che, una volta entrato in area dalla sinistra si accentra lasciando fermo il difensore, ma spara alto.

Poi le partite non finiscono mai. A poco più di un minuto dal termine il Sassuolo cerca di entrare in area con un pallone basso che viene respinto da Iacoponi. La palla, però, non viene rilanciata lontana, ma stazione in area e, spalle alla porta, viene raccolta da Ferrari, difensore centrale del Sassuolo di mestiere. A difesa schierata il Ferrari cerca, ruvidamente, di girarsi verso la porta controllando il pallone con il sinistro. Busi, non l’autore di Sodomie in corpo 11, ma Maxime, da due metri di distanza si lancia al contrasto di piede, invece che accompagnare con il fisico, sulla corsa, l’avversario esternamente. Maldestramente, entra in ritardo sul transito del pallone e scalcia il piede del nero verde che cade. Prima ancora di sentire il fischio dell’arbitro impreco amaramente scalciando una pantofola che attraversa l’aria di tutta la sala e allungando improvvidamente, nel fare del balzo, la mano che colpisce il lampadario che fortunatamente rimane appeso ed integro.

È il sesto punto che lasciamo all’avversario in trasferta negli ultimi istanti. Purtroppo questa non è stata una distrazione, ma un’azione sbagliata, non un’ingenuità dettata dall’inesperienza.

Va beh, senza alternative si fa con quel che si ha e nel computo totale il Parma ha fatto un’ottima prestazione. Servono giocatori veri signor DS, servono giocatori veri che abbiano diciassette o trentacinque anni, non ipotesi di giocatori. C’è molto da lavorare. Speriamo che Carli, non quello che firmava banconote e nemmeno quello che spreme le olive, ma Marcello, non continui a riempirci di ipotesi.

Parma manca la vittoria a Sassuolo e pareggia uno a uno.

Circa un anno fa scrissi una recensione, o meglio ne feci la traduzione, a proposito della partecipazione di Strajè ad una importante collettiva di artisti contemporanei a Ginevra e anticipai che era in preparazione un video che lo raccontava. In realtà il video è un documentario (A film by Shiva Khosravi and Morad Montazami for Zamân Books & Curating With the collaboration of Centre d’art contemporain, Genève Copyright: Douglas Abdell / Zamân Books & Curating) di circa mezzora che ricostruisce la storia artistica di grande successo di Douglas Abdell dalle sue esperienze americane proprio nel periodo della Factory di Warhol con Basquiat e Haring, al suo amore incondizionato per il Mediterraneo, per il suo essere Fenicio (vedi mia recensione L’ultimo Fenicio) per il considerare il Libano come Beatrice per Dante nel suo viaggio Divino. Il video merita di essere visto perché la dimensione artistica di Douglas occupa uno spazio in cui l’amore e la conoscenza hanno il sopravvento su qualsiasi altra forza. Luca Tegoni

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