martedì, Maggio 28, 2024
L'ìnsostenibile leggerezza del palloneNews

“PER DIRE ALLA GENTE LA’ FUORI CHI NOI SIAMO, NOI DOBBIAMO SAPERLO…”

(Luca Tegoni) – “Eravamo un branco di lupi”

“Siamo un gregge di pecore, un gregge …”

I due accompagnavano il feretro di Re Cecconi. Maledette le pistole. La Paura. La stupida consapevolezza di essere invincibili.

Ho terminato di leggere Le canaglie, Angelo Carotenuto, Ed. Sellerio 350 pag., in due giorni. Avevo letto un paio di recensioni che mi avevano incuriosito.

I temi che si intrecciano sono il calcio degli anni 70,  la società romana di quegli anni, gli scontri politici, la violenza generata da un ventennio che sembra non finire mai e i protagonisti sono i giocatori di una squadra di calcio, la Lazio, il loro allenatore Tommaso Maestrelli e chi racconta questa storia, il fotografo Marcello e i suoi colleghi giornalisti.

Tutte le storie vengono raccontate con un linguaggio popolare, a volte fintamente popolare, un idioma di Vigata trasportato tra il Prenestino, Tor di Quinto, San Basilio, i Parioli e l’Olimpico. Nulla di Roma si salva, ogni cosa è toccata, sfiorata, aggredita da un selvaggio desiderio di vita, da un’esibizione di forza, dallo scherno, dalla rivalsa e poi quando la morte si impossessa della vita dalla tenerezza.

“e con le mani aperte provava a spigne le pareti pe’ spostarle, tentava di allargare casa, tanto si sentiva stretta dentro i giorni che finivano”

“Sono venuto a farvi gli Auguri di Natale” “Mister, Natale è tra un mese” (…) “Era il mio scudo, il mio fremo, la mia coscienza …”

In quel branco di lupi c’era uno che dormiva con le scarpe da calcio e col winchester sotto il letto, c’erano due che si lanciavano con paracadute, uno che puntava la pistola in faccia a chi lo guardava male, quasi nessuno andava a letto presto. Si detestavano tra di loro, si sopportavano ma seguivano la loro guida

“Il calcio è giocato da squadre che vogliono vincere e altre che vogliono incantare. Da cinici che puntano al risultato e da romantici a cui preme divertirsi. Per dire alla gente là fuori chi noi siamo, noi dobbiamo saperlo” Tom.

Da qui si comincia, poi, vada come vada. Luca Tegoni

Stadio Tardini

Stadio Tardini

10 pensieri riguardo ““PER DIRE ALLA GENTE LA’ FUORI CHI NOI SIAMO, NOI DOBBIAMO SAPERLO…”

  • Oggi te lo faranno vedere facendosi umiliare dal Torino. Siamo allo sbando e nessuno lo dice…..

    • VELENOSO 🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥

      No, l’ ho sempre detto io

  • Granada f.c.

    eterna lucha,saludos dalla torre espacio,a voi los spaghettos a noi el cordon bleu 😮

    • Estai metiendo a serio rischio la continuidad de la fazenda, cabrones el su trabaco eres el pescador 🤭

  • Qualcuno ha detto al benignesco Carli che il calciomercato è aperto?O sta anche lui cercavano di parlare con “gugghel transleit” con Valenti e Sohm?

  • Calma Davide, vogliamo o no far fare le ferie a sto uomo stanco…eh…calma il 1 febbraio saremo prontissimi. C’è già il taxi prenotato alle ore 18 da Parma arrivo a Milano ore 19,55 per firma Gervinho (che nel frattempo ha prolungato le ferie) e contemporaneamente pronti prontissimi 4 contratti per svincolati 38enni dalla Lega Pro (tal Bertoneri pronto alla firma e definitivamente disintossocato si è proposto a Carli ma occorre attendere eventuali lievitazioni del cartellino). No problem amico…

    • 🤣🤣

  • VELENOSO 🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥

    Oggi vince
    Chi sente di più di là partita,
    Chi ha più voglia di vincere
    Chi ha meno paura
    Chi è un vero uomo e non un fantoccio.
    Chi ha le palle
    Ecco un perché per il me
    e spero di ardentemente di
    sbagliarmi ma per me è
    PARMA- TORINO 0-2

  • Tra un cantuccino e uno stornello sta aspettando che passi la rotta per andare da Percassi e prendere Traoré.

  • ““Il calcio è giocato da squadre che vogliono vincere e altre che vogliono incantare. Da cinici che puntano al risultato e da romantici a cui preme divertirsi. Per dire alla gente là fuori chi noi siamo, noi dobbiamo saperlo”

    Il Parma rientra invece nella categoria del: il calcio è giocato da pipponi che non si rendono conto di fare pena.

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