TATTICA-MENTE, di Patrick Fava / FOTO ANALISI DELLA SCONFITTA CON LA LAZIO

(Patrick Fava) – Inizia con una sconfitta il D’Aversa bis, la quinta consecutiva per un Parma che, comunque, ha mostrato segnali incoraggianti, soprattutto nei primi 60′. In due giorni D’Aversa è riuscito a dare un’identità tattica e una logica ad una squadra che sembrava rassegnata dopo le sconfitte con Torino e Atalanta. Nonostante le importanti defezioni i ducali han ben figurato e chi si aspettava un Parma chiuso nel fortino per poi cercare di colpire con rapide transizioni, si è dovuto ricredere: D’Aversa ha preparato la gara in modo minuzioso, dando attenzione ad ogni minimo particolare, presentando, per la prima volta in stagione, un Parma fluido. Ma perché D’Aversa ha optato per due sistemi di gioco differenti tra fase di possesso e non possesso? Il mister ex Lanciano, probabilmente, si è reso conto che senza Kulesevski e con il solo Gervinho in rosa non può affidarsi esclusivamente alle transizioni dell’ivoriano in campo aperto, di conseguenza, assieme ai suoi collaboratori, ha optato per una manovra offensiva con una costruzione dal basso in superiorità numerica in base al numero degli attaccanti della squadra avversaria e in base alla disposizione globale della squadra da affrontare. La Lazio schierata da Simone Inzaghi con il consueto 1-3-5-2 è stata affrontata dai Ducali con l’1-4-3-2-1 in fase di non possesso e con l’1-3-5-2/1-3-4-2-1 in fase di possesso: la scelta è stata, quindi, di avere una doppia superiorità numerica in fase di costruzione dal basso con l’avanzamento del terzino sinistro Busi sulla linea dei centrocampisti, l’allargamento di Hernani, che passa da mezzala destra a tuttafascia di destra, Sohm che galleggia in una posizione intermedia fungendo da mezzala destra/trequartista destra in base alle situazioni di gioco, ed Osorio che da posizione di esterno basso di destra rimane legato a Bruno Alves e Valenti, fungendo da braccetto di destra di una difesa a 3 in costruzione. Il Parma quindi aveva un rombo di costruzione formato dai 3 centrali più il play Brugman, sì da mettere in inferiorità numerica la coppia di attaccanti Immobile e Caicedo.

In quest’ultima immagine si vede benissimo l’allargamento di Hernani che passa da una posizione di intermedio di destra a tuttafascia di destra.

I ducali, dopo i primi minuti di sofferenza, crescono e, a differenza di ciò che avevamo previsto, prendono in mano il match, sfruttando al meglio la superiorità numerica e il mal posizionamento dei biancocelesti nella pressione sulla prima costruzione, complice anche uno studio poco prevedibile per la squadra di Inzaghi, considerato il ravvicinatissimo cambio di allenatore degli avversari.

Nell’immagine sopra si vede Osorio che, fino a quando è stato in campo, ha avuto parecchia libertà per poter avanzare palla al piede, complice un Luis Alberto che talvolta usciva su Brugman, Immobile su Bruno Alves e Caicedo su Valenti: il centrale del Parma avrebbe potuto creare una superiorità numerica vantaggiosa sul centro destra mettendo in difficolta la coppia Marusic e Radu: una situazione che, se sfruttata a dovere, avrebbe permesso ai Crociati di rendersi ancora più pericolosi nei primi 45′ comunque lo stesso ben eseguiti dalla squadra di D’Aversa.

Qui sopra ancora il rombo di costruzione che porta al Parma grandi vantaggi nella risalita pulita del pallone.

Qui sopra le 4 immagini con l’occasione di Sohm che porta i ducali vicino al vantaggio al 10′ con la libertà concessa dai biancocelesti a Brugman che verticalizza per Gervinho, il pallone viene deviato da Luis Felipe, ma che finisce sui piedi di Sohm, il quale, da posizione favorevole, con il corpo troppo sbilanciato all’indietro, calcia alto un rigore in movimento.
Da notare la differenza del Parma in fase di possesso, rispetto alla prima gestione D’Aversa, con tanti uomini ad invadere la metà campo avversaria.

In questa immagine si può notare lo sganciamento di Osorio, con Sohm, Gervinho e Cornelius a fissare la linea difensiva, con Hernani, Busi e Kurtic anch’essi ad accompagnare l ‘azione per un Parma che, in fase offensiva, in alcuni frangenti si disponeva con un 3-4-2-1.

Sopra, un’altra grandissima occasione per il Parma: dopo un possesso prolungato, sul centro sinistra, Kurtic mette in mezzo un cross a rientrare per Cornelius che ha la meglio su Marusic, ma Reina, con una grande capacità di reazione, riesce a salvare i capitolini dalla capitolazione.

Insomma un Parma ben messo in campo e che non ha rinunciato a giocare. In fase di non possesso la squadra di D’Aversa si oppone con un 1-4-3-2-1 con Cornelius che cerca di schermare Lucas Leiva, mettendosi nella linea di passaggio tra Acerbi e lo stesso Leiva con Sohm e Gervinho ad occuparsi dei braccetti della difesa a 3. La strategia di D’Aversa era quella di cercare (come dice anche il grande Luca Ampollini) di schermare le giocate centrali indirizzando il gioco sugli esterni.

Da notare Sohm che, a volte, per eccesso di generosità andava anche fuori posizione, consentendo così ai biancocelesti un’uscita più pulita, sfruttando la collaborazione del terzo uomo Lucas Leiva.

È chiaro che in due giorni i problemi di una squadra non si risolvono e, nonostante l’ottima prima frazione, si è comunque concesso qualche occasione nitida ai biancocelesti, complice, ancora, qualche errore individuale importante.

Qui sopra un errore di disimpegno di Valenti dà la possibilità ai biancocelesti di trovarsi a concludere nei pressi dei 16 metri.

Qui sopra una palla persa in mezza al campo genera una pericolosa transizione con Immobile che, con un movimento fuori linea, attacca la profondità puntando Bruno Alves, la Scarpa d’oro serve Caicedo che viene fermato da un ottimo intervento di Sepe.

Qui sopra le immagini del gol preso da Luis Alberto: tutto parte da un rinvio di Sepe che prova a servire Kurtic sulla fascia sinistra, sulla palla che è considerata coperta perché su nessuno, Ricci, forse convinto delle capacità aeree del suo compagno di squadra, attacca erroneamente la profondità invece di dare sostegno, Lazzari anticipa il centrocampista Crociato, il pallone finisce a Milinkovic Savic, la difesa gialloblù è ancora non messa benissimo e Balogh temporeggia verso la porta aspettando il riposizionamento di Bruno Alves, Savic passa a Lazzari sul quale interviene Balogh che concede il cross arretrato su Luis Alberto che tutto solo, sul dischetto del rigore, batte l’incolpevole Sepe. Un gol sul quale ci sono stati vari dibattiti e ci sono stati diversi errori d’inesperienza: Ricci non avrebbe dovuto attaccare la profondità, se così fosse stato probabilmente il gol non si sarebbe preso. Il Parma, quindi, si è ritrovato in una posizione di netta inferiorità numerica e si sa che, in una situazione di questo genere, la cosa primaria è temporeggiare, cercando di ritardare l’azione avversaria, sperando nel rientro di qualche compagno sopra la linea della palla che purtroppo non c’è stato. Si è discusso molto sull’atteggiamento di Balogh che, dal mio punto di vista, scappa correttamente verso la porta, vista la posizione non ottimale di Bruno Alves sul pallone a Milinkovic: c’è chi sostiene che, se Balogh fosse uscito prima su Lazzari, probabilmente non si sarebbe subito il cross così facilmente: ma così facendo si sarebbe aperto il corridoio per Caicedo con Bruno Alves che, sì, era in recupero, ma che difficilmente avrebbe potuto ostruire una conclusione di prima intenzione dello stesso Caicedo sul primo palo.
Il Parma, da qui, accusa il colpo e, sommati anche i tanti infortuni e una condizione fisica non ottimale, cede alla forza dei biancocelesti, i quali, dopo aver sfiorato il raddoppio con Immobile, chiudono la pratica con il gol di Caicedo a suggello di una bella giocata degli uomini di Inzaghi, ma con la complicità della difesa di casa che si fa infilare sull’uno-due tra Milinkovic Savic e Immobile, con Bruno Alves che non riesce a stringere la sua posizione e con Sohm che, erroneamente, fa un passo avanti e con Kurtic che guarda il pallone invece di seguire il movimento di Caicedo. Un’azione sicuramente di grande qualità da parte degli uomini di Simone Inzaghi, ma che con un po’ più di attenzione si sarebbe potuta evitare: questo testimonia il grande lavoro che spetta a mister D’Aversa che comunque ha tutte le carte in regola per poter riuscire a raccogliere l’ennesimo miracolo della sua gestione. Forza Parma. Patrick Fava

 

 

 

 

 

Patrick Fava

Patrick Fava, 37 anni, di professione impiegato ed allenatore di calcio (UEFA B) come hobby, attualmente è in forza al Fiorano (Campionato di Promozione Girone C. Appassionato di match-analysis e di tattica calcistica è sempre pronto a studiare i principi di gioco dei grandi allenatori italiani ed europei, ma soprattutto è un grande tifoso del Parma