CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / ALLA RICERCA DEL DNA E DELLO SPIRITO PERDUTI


(Gianni Barone) – Sentire D’Aversa, pronunciare queste parole in un certo modo ci conforta: “Il mio Parma ha perso un po’ del dna che ci ha contraddistinto in questi anni. Avevamo un’identità: tutte le squadre sapevano chi avrebbero affrontato. Dobbiamo ritrovare quello spirito che ci ha contraddistinto in questi anni per cercare di fare risultati importanti”. Ci conforta in quanto ciò che lui sostiene riflette quello che su queste colonne, a costo di sembrare retrogradi, poco lucidi e scaduti, si è sempre cercato di esprimere, e poi ci fa ben sperare per il futuro prossimo, circa un’ eventuale riconversione verso quello spirito e quel DNA, che si erano dimenticati. Ma si erano dimenticati perché lo si era voluto e lo si era dovuto? “Quello che è successo prima del mio arrivo – aggiunge D’Aversa – non mi interessa, non deve essere un alibi”. D’accordo, però insistiamo: era voluto o era dovuto? Oppure nessuna delle due cose? Sembra quasi di sentire tratto da “Bianco Rosso e Verdone” la povera Magda che, incalzata dall’implacabile, precisino Furio alias Carlo Verdone, dall’interno della toilette dell’Autogrill, che pronuncia con chiaro accento torinese la mitica frase “Ce la saremo dimenticata”, riferito alla carta carburante, con la secca replica del consorte “ce la saremo? Te la sei dimenticata”. Ecco: qui qualcuno ha dimenticato qualcosa volontariamente o no? Per salire con la breve gestione precedente Liverani su di un carro scomodo, di gioco ad ogni costo per rinnegare il passato, salvo poi ritornare a farlo anche con la nuova-vecchia gestione D’Aversa, che già nel secondo anno di A, aveva tentato di abbozzare la tanto conclamata “costruzione del gioco partendo dal basso”, che tanto fa infuriare i vecchi leoni come Ciccio Graziani e come noi. E tal proposito non si può tacere dell’analisi fatta sulla Gazzetta dello Sport, dal post moderno, per modi, aspetto e convinzioni, Alessandro De Calò, in quale così si espresso: “Ho l’impressione che, in Italia, ci sia un leggero preconcetto di fondo, contro questo modo di giocare (costruire il gioco dal basso n.d.a.). Riguarda soprattutto le persone di una certa età, tifosi, osservatori, analisti, anche vecchi calciatori – spesso ex difensori – che per una vita sono stati educati al tabù. Tipo: mai dribblare vicino all’area e liberarsi in ogni caso del pallone che scotta appena si è pressati. Insomma spostare più avanti il pericolo”. Sarà anche così: sarà una questione generazionale, sarà che la visione del gioco di chi è vetusto o pensionato del calcio non collimi con le teorie di questo tipo di trans-avanguardia, molto in voga tra tecnici di moderna formazione, però sentirsi dire dallo stesso azzimato e radical cronista della rosea che ”Si vedono partite più tecniche e una delle ragioni del miglioramento è la costruzione del calcio dal basso”, mi sembra veramente troppo. Anche perché la conclusione del suo pensiero con “Comporta rischi e paga dei prezzi, però se va avanti ed è così diffusa, anche tra le squadre che lottano per la salvezza, significa che funziona”: non mi sembra molto fattuale, se accostato al cammino di squadre come Parma e Crotone, che occupano mestamente, gli ultimi due posti della classifica. Funziona molto di più l’uomo contro uomo a tutto campo. praticato, come annotato anche dal nostro Patrick Fava nella sua imperdibile rubrica Tattica-Mente, originariamente dall’Atalanta e poi seguito da Verona e ultimamente anche dallo Spezia di Italiano, che negli ultimi due turni ha fatto fuori il miracolo estetico del Sassuolo di De Zerbi, e il pragmatismo dell’ex capolista Milan di Pioli e Ibra. La costruzione dal basso lasciamola, per quanto ci riguarda, dalle nostre parti, sospesa o a bagnomaria: occorrono altri mezzi per ritornare a vincere e sperare. Non tacendo che, di dettaglio in dettaglio, si arriva a condividere l’amarezza di Paolo Grossi che sulla Gazzetta di Parma di martedì scorso, accostandosi a noi, afferma: “Viene da pensare che gli avversari spesso si limitano ad una efficace, ma non esasperata pressione, per rallentare la ripartenza dei crociati, e avere il tempo di posizionarsi. Così una volta predisposto il raddoppio su Gervinho, non c’è più da preoccuparsi di nulla”. Della serie “le giuste contrarie” declamate, anni fa, vie etere, con timbro vocale impeccabile dal mitico Pino Colombi. E per finire apprendiamo, tramite il commento tecnico di Sportitalia (ci è sconosciuto l’autore) ad una partita del campionato Primavera (Sassuolo-Inter), cosa bisogna fare e cosa no, in presenza di costruzione di gioco partendo dal basso: occorre, testualmente, sotto campo, fare il dentro-fuori e non viceversa il fuori-dentro, in tema di direzione della palla in fase di palleggio”. Chi ha capito può contribuire al miglioramento del gioco e del calcio, chi è nato a pane calcio Toneatto, Becchetti, e non Orrico, si rassegni al ricovero per artisti del calcio all’italiana. Gianni Barone

 

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

One thought on “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / ALLA RICERCA DEL DNA E DELLO SPIRITO PERDUTI

  • 15 Febbraio 2021 in 20:03
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    Si, ma per tornare alle origini ci vogliono i giocatori adatti, cosa che noi non abbiamo.

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