CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / COLPI DI TESTA


(Gianni Barone) – Ancora una volta i colpi di testa a sfavore hanno impedito al Parma di ottenere una vittoria che, per quanto fatto vedere nella prima ora di gara, avrebbe ampiamente meritato. Eppure un colpo di testa, questa volta a favore, aveva permesso alla squadra di alimentare la speranza di potercela finalmente fare a scacciare maledizioni e disastri passati con Cornelius, finalmente tornato ad essere quello che da mesi non era più, cioè un centravanti vero che incorna con forza e con vigore palloni verso la porta avversaria. Però i colpi di testa fisici al contrario restano il cruccio di questa squadra che non riesce, su traversoni dalla trequarti, sia su azione che su calcio piazzato, ad evitare goal che vanificano tutto il buon lavoro svolto. Non parliamo, poi, del colpi di testa metafisici o metaforici di due giocatori ultimamente sempre presenti come Gervinho e Kurtic, i quali accantonati, quasi a furor di popolo dall’undici titolare, si sono, a quanto Si dice o si pensa, lasciati andare a comportamenti poco professionali che hanno indotto il tecnico a spedirli addirittura in tribuna e non in panchina dopo averne degradato uno, questa volta a furor di critica, dal ruolo di capitano in luogo del sempre combattente Kucka. Un colpo di testa, quello di D’Aversa, questa volta, utile a suscitare sull’intera truppa crociata, finalmente un sano e vigoroso furore agonistico, tramutato in un gioco che, rinunciando a sterili palleggi e possessi palla inutili (con percentuali inferiori rispetto all’avversario), ha ritrovato lo smalto e la pericolosità di un tempo. Il tutto fino a quando l’Udinese, non si è ripresa grazie alle mosse rivelatesi determinanti del, non mai celebrato abbastanza, tecnico Luca Gotti, il quale tutti lo ricordano al Parma come vice di Roberto Donadoni e non come allenatore di Roberto D’Aversa calciatore ai tempi del Treviso 2008/2009. Colpi di testa e di memoria che ci riportano per un attimo indietro, ma solo per un attimo, in quanto il presente incombe e per onore di cronaca e del vero non si possono tacere i colpi di testa, ora sbagliati, dell’arbitro Irrati, un mago quando è al Var, un mediocre quando è in campo, come certificato dal criptico di D’Aversa con il suo diplo9matico ”gestione non congrua della partita”, riferito alle ammonizioni per interventi veniali di Brugman e Bani, e dal meno ermetico intervento di Tiziano Pieri, moviolista di novantesimo minuto, che dagli schermi Rai ha sentenziato: “Per il Parma oltre a quello concesso c’erano altri tre rigori non dati”. Alla faccia, particolare non indifferente e non sottolineato abbastanza, chissà perché, da tutte le cronache nazionali e locali, che dovrebbe far riflettere sul fatto che il Var non è stato interpellato, sugli episodi in questione, con falli in area evidenti su Karamoh e Mihaila, perché l’arbitro aveva visto gli interventi, non gli erano sfuggiti, e li aveva giudicati, a torto, regolari. Ecco: in momenti di carestia come questo, lato Parma, una maggiore attenzione e meno spocchia da parte del direttore di gara, sarebbero non dico graditi, ma dovuti. Siamo al solito discorso del protocollo Var, da rivedere e correggere. Siamo a questo punto arrivati ad una sorta di “fenomenologia del fatalismo”, dopo che Irrati, novello Ponzio Pilato, stando al Vangelo di Giovanni, non ha detto “Quod scripsi, scripsi”, quello che ho scritto ho scritto, ma bensì “quod dixi, dixi”, nel senso che le decisioni prese erano irrevocabili e non passabili di mutamenti tramite tecnologico riscontro. “Questa squadra le qualità ce le ha e può salvarsi”, ripete D’Aversa, nel tentativo di convincere se stesso e soprattutto gli altri, coloro i quali considerano le vicende del mondo, nel nostro caso la stagione del Parma, governate da un destino predeterminato, già stabilito. Una sorta di di fatalismo illogico e disordinato, quindi indegno di fede e fiducia, che sfocia in uno sfrenato determinismo sociale, per cui in natura nulla avviene per caso. Cerchiamo fin che sarà possibile, di sperare che qualche altro “colpo di testa”, benefico cambi il corso e il destino delle cose. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

2 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / COLPI DI TESTA

  • 22 Febbraio 2021 in 16:49
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    Sembra che Ghirardi sia in lizza per prendere il Brescia, solita storiella all’italiana 😡😡😡

  • 22 Febbraio 2021 in 19:23
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    Ma il VAR non può richiamare l’arbitro? Io mica ho ancora capito questa cosa, eh.

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