TATTICA-MENTE, di Patrick Fava / E’ VERO CHE IL PARMA HA UN ALTO POSSESSO DI PALLA. PERO’ NELLA PROPRIA META’ CAMPO…

(Patrick Fava) – La squadra Crociata, ahinoi, ha totalizzato un solo punto nelle ultime 9 gare: nonostante il cambio in panchina, con l’avvento di Roberto D’Aversa, il trend, dal punto di vista dei risultati, non è cambiato. Un Parma che, con il ritorno del vecchio allenatore, aveva dato segnali importanti di crescita, sia dal punto di vista del gioco, che motivazionale; le partite con Lazio, Sassuolo e Sampdoria, nonostante i risultati non fossero stati soddisfacenti, avevano dato risposte confortanti, ma soprattutto ci avevano dato modo di capire che qualcosa stava cambiando nei principi di gioco dei gialloblù rispetto agli anni precedenti. Nelle ultime stagioni, infatti, si caratterizzavano per le lunghe fasi di difesa posizionale, e per i dati del possesso palla di gran lunga inferiori rispetto al valore medio della Serie A. Il Parma era una squadra che preferiva lasciare il pallone agli avversari, giocando con un baricentro basso, dando priorità alla chiusura degli spazi centrali, chiudendosi a ridosso dell’area di rigore con due linee strette corte, consentendo agli avversari di effettuare molti cross e traversoni, sui quali i nostri difensori avevano spesso la meglio, grazie ad una spiccata densità di uomini in area di rigore, ma anche grazie alle doti dei suoi difensori centrali, abili nel gioco aereo. Questo tipo di difesa ha i suoi pro e i suoi contro: superiorità numerica in area di rigore, pochi spazi concessi dietro la linea di difesa, imparando a saper soffrire visti i tanti attacchi cui si potrebbe essere soggetti, possibile contrattacco con ampi spazi non presidiati dagli avversari, con loro possibile scoraggiamento e nervosismo per la difficoltà a superare il blocco difensivo basso; a questi aspetti positivi si contrappongono quelli negativi: il pericoloso avvicinamento di avversari forti nel gioco aereo vicino alla porta, la possibilità di causare falli punibili con il calcio di rigore, quella di rimpalli o deviazioni che possano causare il gol per gli avversari, la concessione di pericolosi tiri dal limite dell’area, il livello di concentrazione e di abnegazione che deve essere sempre di alto livello visto che un piccolo errore, se si è vicini alla porta, può essere fatale, la condizione fisica e psicologica che è determinante: ricordiamoci che per segnare si devono, poi, percorrere tanti metri, perché la porta avversaria risulta essere molto distante. Questi, dunque, gli elementi positivi e negativi che caratterizzano un tipo di difesa posizionale nella parte bassa del campo, attuata dal Parma fino all’anno scorso: i gialloblù, in tante partite, specie in trasferta, avevano l’indice IPO (indice di pericolosità offensiva), che è legato all’Xg (Expected Goals/occasioni potenziali) più basso rispetto ai propri avversari. I nostri, quindi, avevano una percentuale molto alta nel rapporto tra occasioni create e gol realizzati: questo significava che in alcune partite il Parma aveva raccolto di più di quel che aveva seminato, ma può anche significare che nella passata stagione il Parma era riuscito a crearsi occasioni più nitide rispetto agli avversari, nonostante quest’ultimi tirassero di più verso lo specchio della porta. Tutto questo per dirvi che il modo di difendere di una squadra coinvolge direttamente anche la fase offensiva e che le due fasi sono strettamente collegate tra loro: questo modo di giocare sicuramente poco spettacolare per i tifosi che amano il bel calcio, ha però contribuito al raggiungimento degli obiettivi, ad esaltare le qualità dei singoli, in primis quelle di Gervinho e Kulesevski, ma soprattutto è riuscita a mascherare i limiti di una difesa che soffriva l’1>1 in spazi ampi, consentendo a giocatori del calibro di Bruno Alves e di altri componenti della linea difensiva di esaltarsi e di giganteggiare nei duelli aerei che si concentravano nell’area di rigore. Il Parma di d’Aversa assomigliava, per caratteristiche, nelle dovute proporzioni, all’Atletico Madrid di Simeone, una squadra capace di irritare gli avversari, facendoli innervosire fino all’esaurimento delle energie mentali e fisiche: indimenticabile la sfida di Anfield con l’Atletico che vinse in casa del Liverpool per 2-3, dopo aver subito la bellezza di 34 tiri verso lo specchio della porta. Il Parma ci ha abituati ad essere una squadra molto forte caratterialmente, capace di accettare, per lunghi tratti, il palleggio degli avversari e consapevole che, per riuscire a portare a casa i risultati, c’era bisogno di grande spirito di sacrificio da parte di tutti e che non prendere gol era la base per poter portare a casa dei punti: questo Parma dov’è finito? Perché, di punto in bianco, questi principi di gioco che hanno portato a risultati ben oltre le aspettative sono venuti meno proprio in un periodo nel quale la concretezza e la praticità sembra essere l’unica strada percorribile? Era davvero Kulesevski l’uomo che, più di ogni altro – lasciando stare per un attimo il suo score di 10 gol e 10 assist – faceva sì che il Parma diventasse pericoloso? Quanto un giocatore del calibro di Kulesevski può influire nella creazione di Expected Goals? Le mie sono tutte riflessioni alle quali credo che, anche il mister e i suoi collaboratori, si saranno poste, in un Parma che, improvvisamente, ha cambiato pelle, proponendo un calcio più propositivo, ed anche ben giocato contro Lazio, Sassuolo e Sampdoria, ma che non ha prodotto i risultati sperati. Nelle 5 gare del post Liverani, il Parma ha dati quasi sempre superiori per quanto riguarda il possesso palla nei confronti degli avversari, ma il vero problema è che questo dato ha valori importanti nella propria metà campo, e valori bassi nella metà campo offensiva: quale potrebbe essere il motivo? Fermo restando che il possesso palla nella metà campo offensiva può essere irrilevante ai fini del risultato, ma ci può indicare la strategia e i principi di gioco in quella altezza di campo: il valore importante di possesso palla nella metà campo difensiva può scaturire principalmente da due motivi: il primo è che il Parma costruisce nella parte bassa del campo con tanti uomini, questo ha però il rovescio della medaglia di avere pochi invasori nella parte medio alta, la seconda è che conoscendo le caratteristiche di Gervinho e avendo studiato con minuziosità il lavoro di D’Aversa in questi ultimi anni, le squadre avversarie hanno cominciato ad abbassare il baricentro, non concedendo profondità all’ivoriano che in campo aperto risulta devastante. Questo cambiamento in quale percentuale dipende più da noi o dagli avversari? Un quesito sicuramente interessante e difficile da risolvere, convinti che il mister debba ancora trovare quegli ingredienti giusti per poter dare nuova linfa ad un Parma che, dopo la partita casalinga col Bologna, può solo che risalire la china: nessuno ha la bacchetta magica, ma di una cosa siamo sicuri: il Parma fatica contro le squadre chiuse. Per giocare in spazi stretti occorrono rapidità e velocità di pensiero, oltre che ad una grande intelligenza tattica – caratteristiche che non sembrano essere nelle corde dei giocatori gialloblù – oltre che saper difendere in spazi ampi. Se si vuole continuare con la strada intrapresa negli ultimi tempi servono giocatori abili tecnicamente e rapidi negli spazi stretti nonché nell’1>1: i nuovi acquisti Man e Zirkzee sembrano poter avere le caratteristiche per questo modello di gioco, mentre se si decide di ritornare al passato è chiaro che certi giocatori della vecchia guardia possono certamente essere utili a patto che tutti siano uniti e convinti nel raggiungimento di un obiettivo che, ad ora, sembra più lontano che mai, ma in effetti distante solamente tre punti: di conseguenza nulla è perduto. Forza Parma! Patrick Fava

 

Patrick Fava

Patrick Fava, 37 anni, di professione impiegato ed allenatore di calcio (UEFA B) come hobby, attualmente è in forza al Fiorano (Campionato di Promozione Girone C. Appassionato di match-analysis e di tattica calcistica è sempre pronto a studiare i principi di gioco dei grandi allenatori italiani ed europei, ma soprattutto è un grande tifoso del Parma

10 pensieri riguardo “TATTICA-MENTE, di Patrick Fava / E’ VERO CHE IL PARMA HA UN ALTO POSSESSO DI PALLA. PERO’ NELLA PROPRIA META’ CAMPO…

  • 10 Febbraio 2021 in 23:13
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    Il top è il bollettino medico con indicato il percorso di “riatletizzazione” di Inglese. Siamo alle comiche anni 30 quelle mute. Cioè ci dicono che non era più un atleta e questo lo sappiamo da tre anni. Adesso con questo percorso torna ad esserlo entro l’estate?🤡🤡🤡🤡🤡🤡🤡

  • 10 Febbraio 2021 in 23:28
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    Sicuramente ormai gli avversari ci conoscono e quindi ci combattono con le nostre stesse armi, indi cui siamo costretti a fare possesso palla non avendone però le caratteristiche per attuarlo.

  • 11 Febbraio 2021 in 10:07
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    Ieri il Manfro Asterix a palla in tribuna al di là del solito repertorio di scemenze tipo che la serie B a noi non fa paura etc. (dimenticando che nel 2021 come insegnano Preziosi, Ferrero, Setti, etc. la serie A è vitale e solo dei pazzi ridimensionano con l’obiettivo di “lottare” per stare in serie A in luogo di consolidare sempre più la categoria – male originario questo della stagione che ci porterà al derby) una cosa giusta l’ha detta: ma chi è il padrone del vapore?Ovvero chi comanda (Krause a parte)?
    Lucarelli si è dimostrato totalmente inadeguato e dimesso – un Melli bis – (le bandiere vanno bene a fare i Tim Menager non di più), Carli lasciamo perdere non è neanche in grado di gestire il mercato immaginare che possa anche fare il padrone del vapore è pura follia. In sostanza chi comanda a Collecchio?Chi si incazza?Chi è il Carnevali (mai avrei immaginato di fare questo paragone sul dire che siamo messi male molto) di turno o il Sabatini?Uno caccia x milioni e si fa gestire tutto da Carli e Lucarelli senza mettere uno straccio di dirigente?Mo mama!

    • 11 Febbraio 2021 in 17:15
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      Ma infatti questo resta il primo dei misteri del passaggio a Krause.
      Come si può pensare di entrare in un mondo che non si conosce, di investire moltissimi soldi tra acquisto quote, cartellino giocaori e stipendi, senza aver definito il quadro direttivo della società.

      Il secondo mistero è che fine hanno fatto i magnifici 7.
      Se non vado errato, formalmente sono ancora in società seppur in quota minoritaria.
      Alle assemblee di Lega è andato Ferrari in rappresentanza della società, quindi in realtà sono ancora dentro, eppure non una parola sulla stagione disgraziata di quest’anno.
      Possibile che Pizzarotti e Ferrari, svolgono un qualche ruolo direttivo all’interno del club ?

      A arriviamo al terzo mistero di questa storia, possibile che nessun giornalista sia riuscito in questi mesi a chiarire meglio questi temi che non mi sembrano per niente insignificanti?
      Parma non è New York, nessuno della carta stampata che si sia degnato di intercettarli e strappargli un commento? Boh

  • 11 Febbraio 2021 in 15:03
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    E’ un enigma avvolto in un mistero: uno spende carovane di dollaroni e non si cura di scegliere manager di fiducia ma mantiene quelli scelti da chi vende …..meditate gente meditate……

  • 11 Febbraio 2021 in 16:21
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    Amico mio forse Carli di là dall’acqua (Atlantico) gode di chiarissima fama e “Craus” non poteva far altro che ribadire la fiducia nella scelta operata con calma e senza badare a spese da Nuovo Inizio, che era alla ricerca di un management di altissimo livello per rilanciare il progetto. Da qui la conferma di Carli, Liverani, etc. e soprattutto l’avvallo del gran mercato estivo che ci ha portato campioni come Busì, Shom, Brunetta, Valenti, Colussi, etc.

  • 11 Febbraio 2021 in 16:23
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    Ottimo articolo, giusti interrogativi!!!!

  • 12 Febbraio 2021 in 08:26
    Permalink

    Ieri sera ho visto CALCIO & CALCIO. Ormai le argomentazioni sono veramente poche, non credo sia facile fare una trasmissione sul parma in questo momento. Mi chiedo però come si possa pensare di salvarci, quando sono i primi gli ospiti a dare la sensazione che non ci siano più le possibilità per farlo. Ampollini ieri sera ha detto che lunedi sarebbe contento per un pareggio. A parte che sarà impossibile farlo, ma io mi chiedo ma una persona che ha la fortuna di poter esprime la sua opinione in televisione si rende almeno conto di quello che sta dicendo. Ma lo sa che siamo alla ventesima giornata?? Lo sa che il parma ha 13 punti?? Lo sa che se non facciamo punti adesso con le squadre alla nostra portata (si fa per dire) poi non li faremo certo con inter o juventus. Ha detto bene il DIDO il problema nasce dall’alto… poi la speranza la possiamo avere tutti di fare punti ma obbiettivamente questa è una squadra morta da marzo 2020….. e nessuno ha avuto il coraggio di dirlo a chi di dovere….
    SALUTI

  • 12 Febbraio 2021 in 11:14
    Permalink

    Amici miei il problema è sempre il solito qui in Upilandia. Informazione bulgara anni 80 e asservita a leccare il pomello ai così detti potenti locali. Tutti i nostri sacrosanti interrogativi resteranno tali perché nessuno ha e avrà le palle per approfondire. Volpi ha venduto anche lui a degli americani, concludendo adesso una trattativa nata in estate,ma non ha fatto tutto sto casino per mollare tutto come se fosse una nuda in mano compromettendo la stagione. Ci si trascinerà fino a maggio e poi tutti a sparare c….e su rinascita in serie B e derby dell’Enza. Personalmente faccio fatica ancora a capire come si possa aver distrutto in 3 mesi quando fatto in 5 anni. È una roba che grida vendetta anche perché la B come insegna in Monza non è una roba così scontata anche spendendo valanghe di ghelle. Mi fa anche ridere che ci si schieri con la Roma x i diritti tv con un piede e 3/4 in serie B che ti frega dei diritti tv della serie A?Dovevi pensarci in agosto e consolidare invece di buttar su sto schifo

    • 12 Febbraio 2021 in 18:16
      Permalink

      Egregio Davide,

      Volpi ha venduto agli americani, a stagione in corso, quando è terminato l’iter che venditore/acquirente hanno seguito per la vendita. Stesso percorso, in date diverse, per quanto concerne il Parma Calcio 1913, anche se prima dell’inizio della stagione. Nuovo Inizio non aveva molta più fretta di vendere che Krause di comprare: le esigenze si sono trovate e l’affare è stato fatto. Del resto che Nuovo Inizio preferisse lasciare ad altri più desiderosi di fare gli imprenditori calcistici non era certo un segreto, in quanto qualora fosse andata a buon fine la transazione col cinese, sarebbero usciti di scena prima, senza il doversi impegnare dopo il “ribaltone”. Come spiegavo stamattina a Nolan, non hanno lasciato macerie, come a Te piace sostenere scrivendo una enorme corbelleria, del resto come la tua interpretazione soggettiva delle facce degli oratori della famosa conferenza stampa che ti piace tirare a mano, se non altro perché, pochi minuti dopo quel che a Te è parso un piagnisteo, hanno accompagnato il candidato nuovo compratore in un tour a Collecchio e poi a pranzo, come puntualmente documentato dalle foto di Vasini. Nuovo Inizio, che da tempo aveva manifestato la volontà di vendere, in quei tempi aveva intessuto diverse relazioni: dopo che si era interrotta quella con Al Mana hanno virato con decisione sulla pista americana, trovando la felice conclusione. Del resto non rientrava nel loro programma industriale investire 25 milioni l’anno, tali, infatti,. erano necessari per condurre in porto mercati non da piocioni così come tu, ingiustamente, per anni li hai accusati di essere/fare. Se non avessero trovato il compratore, va da sé che gli impegni sportivi presi li avrebbero onorati, così come la nuova proprietà farà per quelli in cui è subentrata (senza che alcuno puntasse la pistola alla gola) e quelli successivi per scelta propria.

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