CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / L’IMPORTANTE NON E’ GIOCARE BENE MA VINCERE

(Gianni Barone) – All’alba della zona, quando cioè si abbandonava, piano, piano, il modulo a uomo, pur tra tante resistenze anche ad alto livello di classifica, qualcuno amava ripetere “L’importante non è vincere, ma giocare bene”, al che molti eccepivano: si va beh, ma questa zona e questa nuova mentalità difficilmente potranno produrre qualcosa di concreto in termini di vittorie e di punti in classifica. Ma quel qualcuno che rispondeva, secondo la dialettica breriana, al nome di “Righetto”, ne era talmente convinto che soleva aggiungere che “solo attraverso il gioco, il bel gioco, di lì in avanti, sarebbero arrivati davvero i risultati positivi”. E la parabola felice delle sue squadre, in parte, gli dette ragione negli anni a seguire. In parte, anche se la sua rivoluzione copernicana del calcio italiano, rimane oltre che nella storia recente di questo sport, addirittura nella mitologia dello stesso. E il mito del bel gioco si è poi propagato negli anni a seguire attraverso i suoi seguaci definiti dall’iconografia del momento come “nipotini di Arrigo”. I quali, attraverso altri tipi di contaminazioni prima “zemaniane” e poi “guardiolesche “, d’oltre confine, sono giunti fino a giorni nostri praticando prima il calcio bailado del “titic e titoc”, di “liedholmiana” memoria, poi il tiki-taka azulgrana, fino al calcio propositivo di oggi tutto possesso palla e costruzione dal basso utile a stanare l’avversario dalla sua “casa di carta” difensiva per poi colpirlo con improvvise e repentine verticalizzazioni. Questo è ciò che viene nell’immaginario collettivo dello sportivo e tifoso moderno e post moderno rappresentato come nuovo modello di sviluppo di gioco, di bel gioco, applicato al calcio. Ed è anche quello che porta a segnare goal, come successo al Parma contro la Roma, dopo una serie, quasi infinita di passaggi, per l’esattezza 22. Difficile stabilire un record migliore, però non sempre la cosa può o potrà riuscire, quindi a volte l’ultimo passaggio prima del rilancio lungo in avanti, viene effettuato sul portiere. Però, a volte, per arrivare in avanti serve maggiore velocità e meno fraseggio, e non sempre ci si può vantare di essere bravi nel palleggio e nel possesso durante una partita. Capita, poi, che dopo una vittoria contro l’unica superstite italiana in Europa, la Roma, una squadra come il Parma incappi in una sconfitta col Genoa, al termine dell’ennesima gara giocata bene, iniziata benissimo con la rovesciata volante di un brillantissimo Pellè, e finita malissimo dopo la doppietta di quel giocatore Scamacca, che D’Aversa avrebbe voluto con sé dopo il mercato di riparazione. Ironia della sorte, si direbbe, eppure ribaltando l’assioma iniziale attribuito a Sacchi, verrebbe da dire, dopo l’ennesima occasione di sconfitta a fronte di partita giocata bene che “l’importante non è giocare bene, ma vincere”. Per riuscire, finalmente, ad invertire la tendenza, perché a furia di giocare bene e basta in questo modo si finisce dritto dritto in seconda divisione, per non pronunciare, a scopo scaramantico, la seconda lettera dell’alfabeto italiano che tutti vorrebbe evitare con ogni mezzo possibile. Giocare in quel modo – con un Pellè che s’impegna e si sbraccia, con le braccia sempre protese, alla Ruud Krol, verrebbe da dire, quello del calcio totale, e della tattica del giocatore immaginario, che pochi ricordano e che in seguito cercheremo di spiegare – si fatica ad accettare di perdere contro una squadra che tira in porta due volte, in maniera molto comoda e facile, e segna due goal. Come si fatica a capire come mai quest’anno per vincere serve sempre la massima perfezione, che rasenta l’impossibile, e non si possa farlo anche attraverso episodi fortuiti e fortunosi che ad altri capitano con frequenza impressionante. C’è qualcosa di misterioso che ci sfugge, qualcosa d’immaginario come quel calciatore che il suindicato Krol, prima all’Ajax e poi nella nazionale olandese, soleva, attraverso il gesto del braccio alzato, allertare, come destinatario del suo passaggio, allo scopo d’ingannare l’avversario, perché trattandosi di un qualcosa d’inesistente, per l’appunto immaginario, disorientava e faceva perdere il tempo e la ciribiriccola. Ora il paragone potrebbe anche non essere per niente calzante (“non me somiglia pe’ niente”, direbbe Jonnhy Stecchino), però una serie di situazioni avverse come quella che sta investendo “l’heimat Crociato” difficilmente si possono immaginare e per l’appunto comprendere. Sarà una disdetta, sarà concentrazione leggera di situazioni negative, sarà scarsa determinazione sotto porta, sarà incapacità di dare pressione a chi si accinge a crossare o a tirare in porta, come successo in occasione dei due goal subito contro il Grifone, sarà tutte queste cose messe assieme e forse anche altro, ma ora occorre giocare anche peggio, con meno passaggi, meno palleggi, meno bellezza e più sana ignoranza tecnica ed agonistica per raggiungere quelle vittorie che servono per non sprofondare ancora di più, nell’immaginario dello sconforto. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

3 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / L’IMPORTANTE NON E’ GIOCARE BENE MA VINCERE

  • 21 Marzo 2021 in 01:18
    Permalink

    Il Cagliari è forse messo peggio di noi. L’effetto Semplici è già praticamente svanito, se mai c’è stato. Visto anche il calendario che hanno, se noi battiamo il Benevento ce la giochiamo alla grande con loro e la squadra di Inzaghi fino alla fine.

  • 21 Marzo 2021 in 09:27
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    Senza scomodare e citare grandi allenatori del passato e presente che hanno vinto tutto quello che si poteva vincere, la domanda che porrei è: “Che cosa vuole fare da grande il ns Mister?” Dare una versione nuova del suo Parma per dimostrare di essere un allenatore alla moda, più propenso per il fine fraseggio con due ballerine di prima fila Karamoh e Man finora belle da vedersi ma inconcludenti, o la propensione per la sostanza del contropiedista Mihaila lasciato in panca per 65 minuti quando una volta passati in vantaggio ti avrebbe fatto comodo per la fame di gol che dimostra? E ben sapendo che una volta passati noi in svantaggio fatichiamo tremendamente a costruire occasioni contro difese chiuse. Il Genio ogni volta vuole stupirci con queste trovate, come non ci stupisce a perseverare con il suo pupillo Conti finora dimostratosi molliccio e non all’altezza del ruolo.

  • 22 Marzo 2021 in 15:48
    Permalink

    Esatto: per vincere devi essere piùche perfetto quest’anno, nulla ti è perdonato….invece, ieri, a Torino quanti gol si sono mangiati cr7 morata e co., mentre inzaghi con un mezzo tiro in porta ha vinto e si è salvato. SONO ANNATE.
    Anche l’anno prossimo si complica, con una tra cagliari e torino a fare compagnia a noi e al crotone.

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