CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / UNA VITTORIA CHE ALLUNGA LA VITA…

(Gianni Barone) …proprio come la telefonata dello spot-cult di Massimo Lopez, in onda in tivvù qualche lustro fa, la vittoria contro la Roma, allunga la vita a un Parma che aveva dimostrato, già qualche gara fa, di essere vivo, e ieri ha confermato, come non mai, che tutti i discorsi e i fantasmi di una B, prossima ventura, possono essere accantonati, anche da parte di chi li ha sbandierati con forza finora. Contro i giallorossi, che qualcuno ha definito, secondo noi a torto, stanchi per le fatiche di coppa e non motivati, finalmente una squadra vera, nuova in due reparti, difesa e soprattutto attacco, che ha preparato bene e ha giocato ancor meglio una partita, non della vita, ma quasi. Squadra nuova, con molti nuovi, rispetto al passato, e pochissimi pretoriani in campo, se non nessuno, che ha interpretato al meglio un gioco “vecchio”, quello dei tempi recenti migliori: difesa attenta e risoluta, recuperi palla veloci e abilità e rapidità nel portare attacchi ad una difesa schierata troppo alta, per essere efficace, dal tecnico portoghese, sempre molto celebrato dalla critica, forse troppo, che dall’alto della sua “scienza” ha favorito al massimo gli sviluppi della manovra Crociata. Emblematica l’azione che ha portato al rigore concesso e contestato pateticamente dal tecnico lusitano: un tre contro zero, molto inusuale, addirittura nella trequarti, con Pellè che s’invola, con al fianco le due “frecce” rumene, Man e Mihaila, pronte a sorreggerlo: azione frutto di ottima lettura da parte dei Crociati in fase di transizione, ma di una pessima interpretazione da parte della linea difensiva giallorossa, ieri parecchie volte in ambasce sui capovolgimenti di gioco e di fronte. Finalmente un Parma concreto, veloce, attento –  occorre ripeterlo – perché capace di ottenere ciò che sembrava precluso alla luce delle ultime clamorose rimonte subite. Attenzione alle marcature sui terribili, fino a ieri, piazzati e sul gioco aereo, tanta l’umiltà è tanta abnegazione, nel resistere agli attacchi avversari, sterili e un po’ spocchiosi. E pensare che in campo, come già sottolineato da altri autori su queste colonne, vi era una differenza di oltre trenta punti tra le due squadre: incredibile! Come risulterebbe incredibile e impensabile a qualunque tipo di “marziano” proiettato all’improvviso sulla “terra” del nostro campionato, constatare che il Parma non vinceva da oltre cento giorni, e con D’Aversa, quest’anno, non era mai riuscito nell’impresa di farlo. Ma nella giornata in cui tutte le altre pericolanti segnano il passo, perdendo – tranne il Genoa, prossimo avversario, non più tanto in spolvero come nelle prime uscite dopo il cambio tecnico – si assiste ad una ripresa in termini di efficacia che fa quasi gridare al miracolo. Anche se qualcuno come il suo tecnico, che ci aveva sempre creduto, non aveva mai smesso di sottolinearlo a fronte di un pessimismo sempre crescente e strisciante, anche nella fervida tifoseria, che ora si ravvede e sale timidamente o spavaldamente, poco importa, sul carro. Fa parte del gioco, direbbero “gli sfondatori di porte spalancate” sempre pronti ad intervenire sui social e nei salotti televisivi, tipo la “cittì” del calcio femminile azzurro Bertolini, particolarmente dotata in materia al novantesimo minuto di Mamma Rai. Ora, però, aldilà di sofismi di maniera sempre poco consoni, occorre dare continuità all’impresa, come sostengono in molti, per non vanificare il tutto. E pensare che all’alba della telecronaca su Dazn (tra l’altro ben effettuata sia dal cronista Stefano Borghi che dal commentatore tecnico ex Parma Massimo Gobbi), quando venivano elencati gli assenti del Parma: Gervinho, Cornelius, Inglese, Kucka, Gagliolo, Iacoponi, a qualcuno potrà essere sfuggito un sordo meno male così dal primo minuto si è costretti a schierare i tanto decantati “giovani” del progetto Krause ancora “in fieri”. Giovani più Pellè che ha dimostrato, pur nella precarietà delle condizioni fisiche e atletiche dovute ad inattività ed infortunio, tutta la sua utilità tecnica e non solo visto che alcuni movimenti dei suoi “acerbi” partner offesivi, erano da lui suggeriti a gran voce e con gestualità eloquente. Un nuovo Parma che gioca il vecchio calcio (vertical) che non tramonta mai e che al cospetto della “scienza” moderna (orizzontal) tanto in voga, ha dimostrato di non volere per niente sfigurare. Qualcuno, però avverte, se mai ce ne fosse ancora bisogno, attenzione, la strada è ancora in salita e irta di ostacoli (sdong, Bertolini docet), siamo solo all’inizio della rinascita, della ripresa, gli scontri diretti sono quasi tutti da giocare, tranne che con lo Spezia. Quindi occhio: non illudiamoci e non illudetevi, gli sforzi da fare saranno tanti e sbagliare è concesso fino ad un certo punto. Il plotone d’esecuzione travestito da “legione straniera”, non si è ancora del tutto ritirato e la telefonata continua al pari delle vittorie che servono per completare l’impresa. In fin dei conti la determinazione che non deve mai mancare non è privilegio di nessuno: la di può sempre inseguire e mettere nelle azioni quando si vuole, non servono campioni che a volte si dimostrano anche poco sportivi e andrebbero bacchettati dalla critica al punto giusto e puniti dalla classe arbitrale con equità e soprattutto coraggio. Vero Ronaldo? Vero Calvarese? Vero giornali e Tv nazionali? Ma a noi importa che il calcio vertical continui ad avere la meglio, come avvenuto ieri al Tardini per convincere ogni tipo di marziano e non solo quello sbarcato a Roma che la serie A la di può ancora difendere. Avevamo chiuso il pezzo di sette giorni fa con una doppia frase evocativa che ripetiamo: che il Parma sia in B io non l’ho mai detto, io non l’ho detto mai. Vi chiederete il perché della ripetizione? Semplice esercizio grammaticale nella prima parte “mai” ha una sola sillaba (dittongo) nella seconda parte “ma-i” di sillabe ne ha due (iato). Grammatica a parte il senso è chiaro e va ripetuto con forza: allontanare la B, anche nei discorsi oltre che dal campo. Vero Krause? Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

One thought on “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / UNA VITTORIA CHE ALLUNGA LA VITA…

  • 15 Marzo 2021 in 23:46
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    6 punti contro Genoa e Benevento e ritorniamo nella mischia. Dai crociati!

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