GIAN CARLO CECI L’HA VISTA COSI’: “DUE SQUADRE CHE, PIU’ CHE VOGLIA DI VINCERE, AVEVAN PAURA DI PERDERE…”

(Gian Carlo Ceci) – Difficile commentare e giudicare il rocambolesco pareggio del Parma a Firenze, con traversa dei viola, gol del vantaggio dei Crociati e pareggio dei padroni di casa a recupero scaduto.
E’ un tre a tre che lascia tutti scontenti, o contenti, visto come sono andate le cose: può recriminare la Fiorentina che, due volte in vantaggio, è sempre stata ripresa; può recriminare il Parma che, ribaltato il risultato a tempo praticamente scaduto, è stato raggiunto alla fine dei minuti di recupero.
Quel che è certo che le emozioni non sono mancate, anche se non è stata una bella partita perché si sono viste due squadre tese, giocare con poca tranquillità per la paura di sbagliare e commettere errori di misura e palleggio non abituali in serie A.
Due formazioni inizialmente timorose, con tutti i singoli non certo al meglio e, sin dalle prime battute, è sembrato che più voler vincere avevano paura il perdere.
Due squadre con molti problemi, in particolare dalla cintola in giù: i sei gol, infatti, sono arrivati non da manovre irresistibili (il più bello è stato il tre a due del Parma segnato nell’azione successiva a una traversa dei locali), ma da evidenti errori difensivi che chiamano in causa le retroguardie colpevoli di aver favorito tutte le marcature. Quella del Parma che, ancora una volta, ha subito gol su palla inattiva e sono errori che si ripetono con protagonisti diversi: ieri Pezzella, sul primo gol, e Sepe sul secondo hanno agevolato le reti dei due difensori centrali della Fiorentina che ha ricambiato il favore con una difesa addormentata e in particolare con un Malcuit che ha “aiutato” i gialloblù rimanendo fermo e permettendo a Kurtic di anticiparlo in occasione del due a due e poi limitandosi a guardare, senza rientrare velocemente, Mihaila quando ha segnato il terzo gol dei Crociati.
La paura di perdere, o se si preferisce la prudenza, deve aver consigliato D’Aversa ad affidarsi, ancora una volta, a giocatori esperti, schierando per dieci undicesimi la “vecchia guardia” (ha ripresentato Gervinho, Laurini e Iacoponi) più il navigato Bani e, solo nella ripresa, quando era in svantaggio, si è deciso ad inserire i giovani. Inizialmente il tecnico, dimostrando di sposare la prudenza e non il coraggio, ha mandato in campo una formazione impostata tatticamente con il già, più volte, bocciato in passato finto centravanti, affidando il ruolo al sempre generoso Kucka (anche ieri poco incisivo e, come sempre, alla ricerca di un’efficace posizione in campo) che si è rivelato, ancora, inadatto al ruolo: ha cercato di contenere l’azione del regista dei viola Pulgar, ma, al solito, non è riuscito ad alimentare le punte e a servire palloni sfruttabili agli attaccanti. Risultato: i Crociati, pur giocando meglio degli avversari, più compatti e determinati, nel primo tempo hanno fatto un solo tiro in porta con Gervinho dopo il “regalato” rigore che ha consentito ai ducali il primo pareggio.
Nella ripresa il tecnico del Parma, vista anche la situazione di svantaggio, perso per perso, ha deciso di ritornare al suo abituale sistema di gioco, il quattro-tre-tre, sostituendo il deludente Hernani con Mihaila (assist e gol) e riportando Kucka a mezzala. Qualche miglioramento si è visto subito anche se, per arrivare prima al pareggio e poi al vantaggio, D’Aversa ha effettuato altri cambi che inizialmente hanno lasciato perplessi, ma che questa volta si sono rivelati azzeccati: oltre a inserire Inglese (entrato a due minuti dalla fine e decisivo nell’azione che ha portato al gol del vantaggio dei Crociati) sono usciti, contemporaneamente, Karamoh e Gervinho rilevati da Man e dal criticato Brunetta che hanno dato impulso e spinta al gioco del Parma favoriti, giusto sottolinearlo, da un’insicura, dimessa, Fiorentina che definire deludente è poco.
Rammarico, quindi, non solo per i tre punti non portati a casa, ma, soprattutto, di non aver saputo approfittare delle debolezze e delle carenze di una squadra in evidente crisi.
Comunque si è visto, rispetto alle recenti prestazioni, un Parma se non in grande crescita, almeno continuo e determinato non per una parte di gara, come nelle ultime partite, ma per tutto il confronto che ha mostrato quella volontà e voglia di lottare molte volte in passato mancata com’è mancato, nuovamente, l’aiuto spesso indispensabile, della dea bendata. Anche a Firenze si è avuta la conferma che questa è un’annata sfortunata (pareggio subito alla fine del recupero e su autorete) e che non è certo amica la buona sorte: evidentemente rispetto al passato ha voltato le spalle a D’Aversa e ai Crociati.
Certo non è ancora arrivata l’auspicata vittoria, che manca ai Crociati da Novembre, e, questo punto, altro non serve che a far muovere la classifica e a mantenere viva la speranza. Insomma una prova di carattere complessivamente positiva (anche se nella valutazione globale si deve tenere conto della scarsità degli avversari), però quel che più amareggia, ancora una volta, è il risultato finale: un’ennesima mancata vittoria, un successo sfuggito all’ultimo secondo. Un film, purtroppo, già visto. Gian Carlo Ceci

Stadio Tardini

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5 pensieri riguardo “GIAN CARLO CECI L’HA VISTA COSI’: “DUE SQUADRE CHE, PIU’ CHE VOGLIA DI VINCERE, AVEVAN PAURA DI PERDERE…”

  • 8 Marzo 2021 in 17:28
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    Ci basterebbe solo una cazzo di vittoria e vedi come questa squadra si sblocca. Come uno stitico che va finalmente di corpo dopo settimane.

    • 8 Marzo 2021 in 21:15
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      Second mì a caghèr agh semà belè andè…

      • 9 Marzo 2021 in 09:38
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        🤭 Digol can l’ha miga capide ancóre

  • 8 Marzo 2021 in 22:37
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    Luca amico mio qui di corpo ci andiamo noi ogni settimana dal 20 giugno di Torino Parma. E ci aspetta l’Ascoli, l’Entella, la Reggiana e il Cittadella.

    • 9 Marzo 2021 in 03:26
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      😭👍

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