GIAN CARLO CECI L’HA VISTA COSI’: “L’ESPOIR DURE L’ESPACE DU MATIN”

(Gian Carlo Ceci) – “L’espoir dure l’espace du matin” dicono i francesi, ma per il Parma le speranze sono durate meno di una settimana. La sconfitta al Tardini con il Genoa, infatti, se non annulla certo riduce, e non poco, le possibilità di rimonta dei Crociati e quindi è rientrato l’ottimismo che era rifiorito, e si era manifestato, dopo la bella vittoria sulla Roma. Una sconfitta che, come tante altre, lascia l’amaro in bocca, non solo per il risultato negativo e perché i ducali avrebbero meritato, come minimo, il pareggio, ma anche per com’è arrivata.
Nuovamente si è visto un Parma che, in vantaggio, si è fatto rimontare e che, ancora una volta come spesso in passato, purtroppo illude e poi delude: a un bel primo tempo, chiuso meritatamente in vantaggio (potevano anche raddoppiare) ha fatto seguito, quando gli ospiti hanno aumentato gli attacchi, la “solita” ripresa negativa, con un calo più che fisico di concentrazione e determinazione.
Decisivi, in particolare, gli errori difensivi (errori che D’Aversa in sala stampa ha giustificato, e questa non si era mai sentita, con “la mancanza del pubblico”) amnesie di reparto, e in particolare individuali, già viste che hanno favorito le non irresistibili marcature degli ospiti: Conti e Pezzella sul primo gol, Osorio e Brugman sul secondo.
Con i liguri, però, la prestazione nella ripresa non è stata, come in altre occasioni, completamente negativa, ma è indiscutibile che, a un buon primo tempo, chiuso meritatamente in vantaggio con uno straordinario, splendido gol in rovesciata di Pellè (tornato a segnare al Tardini dopo dieci anni), abbia fatto seguito una ben diversa ripresa che ha riproposto un Parma incapace di sfruttare le, in effetti poche, occasioni che ha creato.
Una squadra ancora incostante che sembra sempre risentire psicologicamente quando subisce gol, penalizzata da lacune in fase offensiva, ma, soprattutto, in chiave difensiva e chiaramente non è un caso che il Parma di D’Aversa viaggia alla media di due gol subiti a partita.
A cambiare il volto dell’incontro è stato Ballardini: nell’intervallo il tecnico del Genoa ha mandato in campo, a supportare l’azione di Destro, due attaccanti, schierando praticamente un tridente offensivo e questa disposizione, con una punta centrale in più, ha messo in crisi la retroguardia del Parma. D’Aversa e i difensori (che praticamente hanno dovuto marcare a uomo) non sono riusciti a trovare le contromisure con il risultato che, sulla fascia sinistra, Pjaca ha costruito e, al centro, Scamacca ha finalizzato riuscendo a realizzare i gol che hanno dato la vittoria agli ospiti.
Da sottolineare che Ballardini, evidentemente, si sarebbe accontentato del pareggio come si è visto quando, raggiunta la parità, ha richiamato la punta Destro per sostituirlo con un centrocampista, Behrami, ma poi è arrivato il secondo gol di Scamacca (oggetto del desiderio e di molte trattative del DS Carli a Gennaio) realizzato con un potente, e preciso tiro, effettuato, però, da quasi trenta metri, che ha forse sorpreso un troppo arretrato Sepe che doveva piazzarsi più avanti per essere nella posizione giusta per coprire l’intero specchio della porta.
Certo che, per contro, non altrettanto efficaci e decisivi sono stati i cambi del ritornato, in panchina, D’Aversa che, inizialmente, ha fatto due modifiche: una prevedibile, Kucka al posto di Hernani, l’altra non pienamente condivisibile, con l’esclusione a sorpresa di Mihaila, che con la Roma oltre a segnare era stato uno dei migliori, e l’inserimento del sempre poco incisivo Karamoh schierato a sinistra (forse si temeva e si voleva limitare, cosa riuscita solo nel primo tempo, le avanzate di Zappacosta risultato decisivo sul primo gol) che ha operato più in fase difensiva e non, come dovrebbe essere, in attacco dove si è visto solo quando ha avuto un’ottima occasione, ma ha colpito più l’aria che il pallone.
Insomma il solito Parma dai due volti che ha espresso superiorità, ma non ha saputo concretizzarla e resta, come altre volte, il rammarico e l’amarezza di un risultato negativo per una squadra che ha maggiormente mantenuto l’iniziativa (57 % di possesso palla contro il 43% degli ospiti) e più impegnato l’estremo difensore avversario: otto i tiri in porta dei ducali contro solo due, quelli dei gol, del Genoa che con il minimo ha ottenuto il massimo. Conclusioni decisive e sufficienti a dare ai liguri una vittoria che richiama alla mente molte affermazioni ottenute nello stesso modo, in passato, dal Parma, ma allora, contrariamente a quanto avviene in questo campionato, la fortuna era a favore del Crociati.
Comunque chi vede il bicchiere mezzo pieno si conforta con il fatto che con la Roma si poteva perdere e si è vinto contrariamente a quanto è avvenuto con il Genoa. Quindi in un’ipotetica tabella salvezza questi due incontri dovevano fruttare minimo tre punti e tre punti sono arrivati, ma resta il fatto che il Parma ha ottenuto tre vittorie in ventisei partite e che per arrivare a un’ipotetica quota che consente la permanenza in serie A (trentasette punti) servono, nelle restanti dieci partite, come minimo cinque vittorie e tre pareggi: impresa impossibile? Gian Carlo Ceci

Stadio Tardini

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One thought on “GIAN CARLO CECI L’HA VISTA COSI’: “L’ESPOIR DURE L’ESPACE DU MATIN”

  • 21 Marzo 2021 in 01:11
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    Scommetto che da qui a fine stagione Scamacca non segnerà più un gol. Tutti fenomeni contro di noi.

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