GIAN CARLO CECI L’HA VISTA COSI’: “SOGNO O SON DESTO?”

(Gian Carlo Ceci) – Chi ha seguito Parma-Roma in televisione, e i pochi al Tardini, si sarà stropicciato gli occhi e domandato: sono sveglio o è un sogno?
In campo erano due squadre ben diversamente piazzate in classifica: una che occupa i piani alti della graduatoria e ambisce a giocare in Champions, l’altra che attraversa un momento difficile, è penultima in classifica e lotta per non retrocedere.
Per i tifosi Crociati non è stata illusione, ma una realtà: contro una Roma che ha ricordato la squadra di casa quando attacca e non riesce a tirare in porta, la formazione migliore, che proponeva un gioco bello e incisivo, era quella meno qualificata, il Parma, che ha ottenuto una meritatissima vittoria che mancava dal 30 Novembre 2020 in trasferta e dal 4 Ottobre al Tardini.
Non solo per i supporter locali è stata una lieta sorpresa, ma di sorpresa relativa, forse, e giusto dire perché miglioramenti si erano già notati, sia pure in modo non continuo, nelle precedenti partite e in particolare a Firenze dove, per quasi tutta la gara i Crociati, se si esclude una difesa criticabile (in particolare sul gioco aereo dopo calci piazzati), hanno offerto una buona prestazione generale, penalizzata, poi, da un pareggio beffa arrivato alla fine dei minuti di recupero.
Al Tardini con la Roma si è visto un bel Parma, la squadra Crociata “di una volta”, quella delle eccellenti, positive, prestazioni di un tempo che non subiva gol e segnava con contropiede finalizzati al meglio: così è stato con i giallorossi in occasione di entrambi i gol e il risultato netto, il due a zero finale, consente di sottolineare le tante note positive, ad iniziare dal fatto che i Crociati, giocando una partita difensiva, dopo quindici gare consecutive non hanno subito gol grazie a una retroguardia molto chiusa, capace di fare densità in difesa, di restringere gli spazi in area, aiutata dai due laterali che, sugli attacchi centrali, non dovendo affrontare i rispettivi avversari si accentravano lasciando la loro zona ai rientri delle punte e ai centrocampisti. Un reparto arretrato che si è avvalso dell’importante apporto di un Brugman cresciuto enormemente che praticamente ha fatto il libero davanti alla difesa (oltre a interrompere trame e recuperare tantissimi palloni è riuscito a non sprecarli rilanciando l’azione) e che alla fine è stato, giustamente, giudicato il migliore in campo.
Si aggiunga che poche volte i Crociati sono stati costretti a contenere le iniziative degli avversari con respinte non indirizzate, ma hanno impostato ripartenze manovrate, veloci e proprio con queste manovre sono riusciti, non solo a mettere più volte in difficoltà l’undici ospite, ma a segnare due gol che hanno dato la meritata vittoria al Parma: il primo, il più spettacolare, con un lancio sulla fascia destra, a scavalcare il difensore avversario, di Osorio a Man che, in velocità, è riuscito a mettersi alle spalle il marcatore e, dopo cinquanta metri di corsa, ha messo al centro un preciso e teso traversone sul quale si è fatto trovare pronto alla deviazione vincente il dimenticato da Bruno Peres Mihaila che così ha segnato il suo secondo gol consecutivo. Il raddoppio è merito di Pellè ed è arrivato sfruttando quello che si chiama “schema zero”, ovvero una rimessa del portiere direttamente sull’attaccante: il centravanti ha trasformato il lancio in un attacco che ha sorpreso la difesa giallorossa (ben tre Crociati, scattando, si sono trovati oltre la linea difensiva ospite) e, arrivato in area avversaria, è stato spinto da Ibanez, un vistoso fallo che l’arbitro ha punito con un rigore poi realizzato da Hernani.
Proprio Pellè dal primo minuto è stata una delle scelte giuste di D’Aversa, costretto a seguire per squalifica la partita dalla tribuna e sostituito in panchina da Tarozzi che non è dato sapere quanto abbia operato in autonomia, ma certo ha portato fortuna. Anche perché obbligato a scelte limitate dai “soliti” molti indisponibili, l’allenatore dei Crociati ha abbandonato il sistema di gioco con il centravanti arretrato, per proporre il suo classico quattro-tre-tre, basato su una nutrita difesa e calcio verticale con veloci ripartenze, e si è deciso, è il caso di dire finalmente, a schierare chi aveva centellinato in precedenza e a proporre, sin dal primo minuto, il doppio M, la coppia rumena Man-Mihaila (ed è stato ripagato da una prestazione notevole che fa ben sperare per il futuro) e a preferire Pellè a Zirkzee che ha rappresentato l’unica nota negativa: entrato a trenta minuti dalla fine è parso svagato, poco determinato e fuori partita.
Oltre a far da chioccia ai due giovanissimi (43 anni in due) stranieri aiutandoli con i suoi consigli e movimenti, Pellè si è fatto valere anche, con la sua statura e prestanza fisica, in area sui palloni alti e ha lottato e contribuito, quando il Parma era costretto ad abbassarsi e a difendere nella propria metà campo, ad allentare la pressione e tenere alta la squadra: ha dimostrato quanto è importante per il gioco di D’Aversa avere in campo un attaccante “di peso” ed è apparso un giocatore ben diverso da quello visto quando aveva militato, poco e male, in precedenza in maglia Crociata.
Certo, il gol dopo meno di dieci minuti ha favorito il modo di giocare del Parma contro una Roma ricca di giocatori di qualità, sicuramente superiore tecnicamente, che però ha forse risentito dell’impegno di giovedì in Coppa e non è parsa in gran giornata, incapace di creare occasioni da gol. Gli ospiti, pur in campo con una formazione molto offensiva (tre attaccanti di ruolo e il trequartista Pellegrini a centrocampo al posto di Diawara), non sono riusciti altro che a collezionare tanti, 12, inutili calci d’angolo e hanno concluso pericolosamente solo due volte: una con El Shaarawy, con palla finita di poco a lato, l’altra con un tiro di Bruno Perez respinto a pugni da Sepe.
Certo, rimane il dubbio se è stato il bel Parma a rendere brutta la Roma: solo i risultati dei prossimi impegni daranno una precisa risposta a iniziare da quello di venerdì sera, al Tardini, dove arriverà la squadra dell’ultima vittoria Crociata in trasferta, il Genoa.
Per ora rifioriscono le speranze di evitare la retrocessione, confortate dal fatto che gli avversari diretti, nell’ultimo turno, hanno tutti perso e da un particolare: D’Aversa nei precedenti campionati aveva sempre iniziato il torneo ottenendo ottimi risultati per poi avere problemi di rendimento e calare in primavera, ora è arrivato in Gennaio e quindi non solo i tifosi sperano che ciò che è avvenuto in passato si ripeta, che la squadra apparsa in ottima condizione fisica cresca di rendimento e collezioni quei punti che permettano di arrivare a un risultato ancora molto difficile da conseguire, ma che i pessimisti, la scorsa settimana, ritenevano irraggiungibile. Gian Carlo Ceci

Stadio Tardini

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One thought on “GIAN CARLO CECI L’HA VISTA COSI’: “SOGNO O SON DESTO?”

  • 15 Marzo 2021 in 23:55
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    Bel Parma senza ombra di dubbio. La vittoria è strameritata, dato che non abbiamo mai sofferto e mai dato l’impressione di essere in difficoltà. Per una volta la big siamo stati noi 🙂

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