TATTICA-MENTE, di Patrick Fava / IL 3-3 E’ UN RISULTATO ANOMALO PER LA SCARSA PRODUZIONE OFFENSIVA DI PARMA E FIORENTINA: DECISIVI EPISODI, ERRORI E LE SOLITE PALLE INATTIVE

(Patrick Fava) – Il Parma butta via l’ennesima vittoria nei minuti finali di gara: un 3-3 anomalo, quello di domenica al Franchi, coi Crociati che hanno da recriminare per essere stati raggiunti all’ultimo minuto, quando ormai i tre punti sembravano alla portata di mano. Nella gara in cui hanno concesso meno palle gol sono riusciti a prendere tre reti rocambolesche, due su tre da palla inattiva, e un’autogol sfortunato, proprio allo scadere, da parte di Iacoponi. Che fosse una stagione maledetta lo si era capito già da tempo, ma mai avremmo immaginato che il Parma riuscisse a prendere tre gol senza mai subire un tiro in porta. Le palle inattive, in questa stagione, sono il tallone d’Achille di questa squadra: il tecnico ha cercato di metterci una pezza, trovando una soluzione che pareva essere efficace sulle punizioni laterali, organizzando, cioè, la sua squadra con due linee più basse, concedendo, sì, profondità all’avversario, ma coprendo meglio il cuore dell’area di rigore, ma soprattutto agevolando i difensori, i quali hanno la possibilità di concentrarsi sulla palla aggredendola in avanti e non all’indietro, come succederebbe se si applicasse la solita linea all’altezza dell’area di rigore, ed invece… Il Parma, nonostante questa buona organizzazione data dall’allenatore sulle punizioni laterali, è riuscito ugualmente a prendere gol, causa un maldestro intervento di Sepe, sovente social-massacrato dai tifosi anche ingiustamente in alcune circostanze, ma che nella giornata di domenica, purtroppo, in effetti ha grosse responsabilità sul secondo gol preso. Ingenuità, queste, che, in un momento così decisivo per la stagione, non ci si può certo permettere. Roberto d’Aversa ha preparato la gara bene come suo solito, cercando di predisporre un undici attento in fase di non possesso, puntando, poi, in fase di possesso sulla profondità e sulle lacune del sistema di gioco degli avversari.
La Fiorentina schieratasi con il 3-4-2-1 e priva di diversi elementi ha lasciato per lunghi tratti il pallino ai Crociati che chiuderanno ancora una volta con un possesso palla del 59% contro il 41% della formazione di Cesare Prandelli: un dato, questo, che certifica l’atteggiamento delle avversarie che preferiscono non concedere la profondità ai gialloblù, i quali, per anni, sono stati maestri nel colpire di rimessa, con veloci transizioni, attaccando gli spazi alle spalle delle linee difensive avversarie. La posta in palio è altissima e le due squadre cercano, entrambe, di non concedere spazi invitanti agli avversari. La Viola ha permesso al Parma la circolazione orizzontale da un terzino all’altro, con Vlahovic che si gestiva i due centrali e Borja Valero su Brugman, mentre Esseryc si occupava maggiormente di Pezzella. Ai ducali veniva spesso lasciata l’iniziativa sulla destra con Laurini, preso in consegna da Ambrabat, che sistematicamente cercava il lancio il profondità nello spazio tra il quinto Biraghi e Martinez Quarta. L’obiettivo del Parma era fissare il quinto Biraghi con l’uscita sull’esterno della mezzala Hernani, facendo allargare il castello posto sulla prima linea viola, occupato dai tre centrali Martinez Quarta, Pezzella e Milenkovic. In costruzione, quindi, i nostri puntavano ad allargare la difesa avversaria, puntando sulla velocità dei suoi attaccanti Gervinho e Karamoh, cercando poi di riempire l’area con gli inserimenti dei centrocampisti Kucka, Kurtic ed Hernani, abili nel gioco aereo. Il piano del Parma ha funzionato bene, così come quello sulle transizioni positive che ha visto in più di un’occasione impensierire la linea difensiva viola. Dal canto loro i gigliati sono apparsi impauriti e senza idee, con i Crociati che hanno deciso di non forzare il pressing sulla prima costruzione opposta con Karamoh E Gervinho che si contendevano i tre centrali, lasciando più libertà a Milenkovic, il difensore più forte nell’1>1, cercando, quindi, di veicolare il gioco sulla destra per portarlo fuori zona, per poi sfruttare gli spazi che si sarebbero potuti creare alle spalle di quest’ultimo in fase di transizione positiva. La Fiorentina, tuttavia, avendo paura delle possibili ripartenze dei gialloblù, si è tutelata cercando di attaccare con pochi uomini e ricorrendo spesso e volentieri a lanci lunghi per Vlahovic, il quale è stato ben controllato dai centrali gialloblù, al quale hanno concesso davvero poco. La partita, quindi, si è decisa sugli sviluppi di palle inattive o su episodi o su errori individuali gravi che sanciscono un risultato anomalo per la produzione offensiva offerta da entrambe le compagini. Gli errori di Pezzella sul primo e di Pepe sul secondo, e quelli di Pulgar e Malcuit per i viola, nei primi due gol segnati dai gialloblù, rispecchiano il momento negativo delle due squadre, con i gialloblù che, per proposta di gioco ed ordine tattico, avrebbero maggiormente meritato i tre punti. Il gol subito all’ultimo minuto è lo specchio di questa stagione, con i Crociati che hanno il demerito, come detto in conferenza stampa da D’Aversa, di non saper avvertire e di non annusare il pericolo:quando gli avversari hanno l’ultima chance disponibile risulta evidente che portino tanti giocatori a ridosso dell’ultima linea, ha quindi senso parlare di difesa a 4? Secondo me no, come penso anche secondo il mister ducale; nella fattispecie i Crociati si erano ritrovati in inferiorità numerica 4>5 con due centrocampisti pronti a catturare la seconda palla, nonostante l’inferiorità sull’ultima linea i nostri riescono ad allontanare il pericolo, e a salire con la linea difensiva, a parte Pezzella che rimane indietro forse perdendo aderenza col terreno, non riuscendo a salire in tempo con i compagni di reparto. La conquista della seconda palla dei viola dà il seguito all’azione con Bonaventura che vede respingersi la sua conclusione con il pallone che finisce ad Esseryc, il quale lo mette forte in mezzo, con Iacoponi che, nel tentativo di proteggere la propria porta, vede la sua deviazione carambolare in rete per un 3-3 che sembra sancire una retrocessione sacrosanta, ma che valutando le ultime 4 gare conferma, ancora una volta, i progressi di una squadra che dà la sensazione di essere ancora viva e che comunque vada onorerà questa Maglia fino alla fine, ricordandosi come ha detto il bravo Luca Ampollini, proprio in una situazione analoga il Crotone nella stagione 2017-18 riuscì a salvarsi, pur essendo dato da tutti per spacciato a 13 giornate dalla fine: quindi non ci rimane che essere ottimisti e positivi perché la negatività non porta a nulla. Forza Parma. Patrick Fava

Patrick Fava

Patrick Fava, 37 anni, di professione impiegato ed allenatore di calcio (UEFA B) come hobby, attualmente è in forza al Fiorano (Campionato di Promozione Girone C. Appassionato di match-analysis e di tattica calcistica è sempre pronto a studiare i principi di gioco dei grandi allenatori italiani ed europei, ma soprattutto è un grande tifoso del Parma

One thought on “TATTICA-MENTE, di Patrick Fava / IL 3-3 E’ UN RISULTATO ANOMALO PER LA SCARSA PRODUZIONE OFFENSIVA DI PARMA E FIORENTINA: DECISIVI EPISODI, ERRORI E LE SOLITE PALLE INATTIVE

  • 10 Marzo 2021 in 00:42
    Permalink

    Ormai le nostre prestazioni si possono commentare con un copia e incolla delle gara precedenti: giochiamo bene, segnamo, veniamo rimontati.

I commenti sono chiusi.