CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / REQUIEM PER IL ROMANZO CALCIO

(Gianni Barone) – Nel bel mezzo della storia succede sempre un qualcosa che possa far cambiare tutto: destino, senso, trama, intreccio e voglia. Così nel romanzo, ma quello che ha sconvolto il calcio nella settimana in cui ci si avviava verso il turno infrasettimanale del 21, di Aprile, giorno del «Natale di Roma», festeggiato nel ventennio e del compleanno mio e della Regina d’Inghilterra da poco vedova del suo «adorato» Duca di Edimburgo, ecco che irrompe, allo scoccare della mezzanotte, fra la domenica e lunedì, la notizia della nascita della Superlega di calcio, che scatena subito violente reazioni da parte di tutte le componenti del calcio nazionale, europeo e mondiale. Che sarà mai? Qualche profano si chiede, però nel mondo degli addetti ai lavori, dei tifosi e del popolo tutto, benché qualcuno l’avesse già anticipata, il clamore, la sorpresa, l’indignazione perfino, sono stati tali e tanti da far catapultare il tutto come prima notizia del telegiornale, ormai da tempo immemore, focalizzato su temi inerenti pandemia ed affini. E su giornali e siti si è subito scatenato l’interesse quasi «morboso» di esperti e gente comune tutti tesi ad esprimere la propria opinione in materia, il proprio orientamento. Dapprincipio i fautori del partito del «no» hanno preso il sopravvento, adducendo motivi di carattere etico, nazionalistico, finanche romantico dipingendo come Giuda, traditori, i fautori dello «strappo», della secessione, i dodici club di calcio più famosi e una volta più ricchi d’Europa, dipinti come orchi assassini capaci di divorare, per avidità ed interesse tutti gli altri piccoli e club, e tutta la passione che gira intorno allo sport del pallone da che tempo è tempo. Oltraggio ai sentimenti popolari, attentato alla disciplina del merito che deve regolare ogni competizione sportiva, assalto alla diligenza del cuore palpitante dei tifosi, si è affermato con forza, il tutto per qualche in dollaro in più alla fine. Forse qualcosina in più, forse. Per risanare bilanci, per coprire perdite, per recuperare tutto il denaro perso ai tempi nefasti della pandemia, si è scritto e riaffermato. «Non per soldi, ma per denaro», qualcuno ha tuonato sulle colonne di Tuttosport, si è voluto fare uno strappo al buonsenso, alla fiducia e alla pazienza popolare. Poi, dopo l’impatto emotivo seguito dalle grida di vendetta e di scomunica, per i suddetti colpevoli del misfatto, da parte di tutte le grandi istituzioni del pallone, si è passati ad analizzare le ragioni dell’uno, il no, e ragioni dell’altro, il si, in mezzo tante supposizioni, idee e tesi, su come effettivamente andrà a finire dopo squalifiche e punizioni annunciate con forza e con fragore. Di colpo tutto si è catalizzato su questa dirompente e dirimente questione che tanto gridare ed urlare fa, e chi come noi, provincialmente, impegnato, nel difficile momento del Parma post delirio Cagliari, si è trovato a discutere di questo vicino e lontano problema. Eravamo restati al paradosso/contraddizione così descritto sulla rosea di lunedì a firma Andrea Di Caro «Che strano il calcio italiano, dove c’è chi paga puntualmente e rischia di retrocedere come il Parma, e c’è chi sta per vincere uno scudetto, ma non chiude i conti alla fine del mese». E ci siamo risvegliati dalla notizia che i «poveri» ricchi del calcio italiano – Inter, Juve, Milan in compagnia di altre 9 società europee di primo livello – per non rischiare di diventare poveri davvero decidono di abbandonare tutti e fondano una Lega, per Superman del pallone, alfine di rendere migliore ciò che l’Uefa, vuole rilanciare allargando la platea meritocratica di accesso, sull’orma di quello che in altri sport e in altri continenti sta funzionando in ossequio alla partecipazione al business dei diritti televisivi munifici e imperanti, per Banche d’Affari prestigiose e prodighe di ricchezze da dividere a pieni mani tra chi ha deciso di scrollarsi di dosso i poveri, veri, del pallone, le società medio piccole, che retrocedono pur salvando i bilanci. Stranezze e contraddizioni a gogò che condizionano e riempiono questo stano pazzo mondo che tutti scrutano, che tutti animano e alimentano con pulsioni e passioni sempre fuori dall’ordinario. Poi c’è sempre qualcuno che ti chiede “Tu da che parte stai? Dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti rubando?” E la risposta i grandi opinion maker sportivi l’hanno fornita senza esclusione di colpi a società, istituzioni: c’è chi, come Zazzaroni e Jacobelli, direttori di Stadio e Tuttosport, si schiera apertamente con convinzione per il No, spalleggiati dai vari Condò e “ Stracandido” Cucci, mentre il fronte del Sì, le cui ragioni sono illustrate da un ampio e documentato decalogo del Sole 24 Ore, trovano nel iperliberista Tony Damascelli il suo più strenuo ed accanito sostenitore. Anche i politici di mezza Europa non si sono sottratti al gioco e tutti – tranne la teutonica Merkel – hanno caldeggiato chi con toni accesi, Jonshon e Macron, e perfino Letta, e chi con moderazione come il nostro premier Draghi, il loro diniego verso la nascitura congrega del calcio spettacolo a suon di miliardi. E mentre attendiamo gli sviluppi prossimi e venturi di questa intricata matassa (il Chelsea, ad esempio si starebbe già defilando), che sarà prodiga di azioni legali, ricorsi e controricorsi, da noi, per scordare il triste presente che ancora non ha emesso sentenze e giudizi definitivi, già si parla di quello che sarà il prossimo futuro Crociato con o senza seria A, con o senza compagini forti, con o senza ripescaggi o riduzione del numero di squadre dovute a forfait più o meno forzati. Al Parma il compito di affrontare, per prima, una delle protagoniste, di questo clamoroso “strappo”, la Juve di Andrea Agnelli, mai come ora vittima di anatemi che piovono da ogni parte. Come andrà a finire? Finirà a tarallucci e vino? E noi da che parte stiamo in questo ucronico supermercato rubato o da rubare? Noi italianisti post moderni abbiamo solo l’ardire di affermare in mezzo a tutto questo bailamme, che il requiem del romanzo “calcio”, era già stato intonato, tempo fa, e non ora con questo “pasticciaccio”, quando cioè con la pioggia dorata dei diritti Tv a farla da padrone, tutto il romanticismo del Davide che batte Golia e arriva a Wembley vincitore, era finito nelle macerie dello stesso vecchio impianto londinese ristrutturato anni fa. Alla prossima. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

One thought on “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / REQUIEM PER IL ROMANZO CALCIO

  • 20 Aprile 2021 in 23:53
    Permalink

    è già praticamente finita. Che clown.

I commenti sono chiusi.

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