TUTTO PARMA E… CHIESA / MIRAGGI IN PIENO DESERTO

(Carlo Chiesa) – A furia di parlare di ultime spiagge siamo ormai nel pieno del deserto. Ciò nonostante il campionato persevera nel voler continuare ad aspettare la formazione Crociata, come un’oasi ricca di vegetazione e di acqua fresca che sembra sempre a un passo dall’essere raggiunta, ma che puntualmente svanisce come un beffardo miraggio all’ennesima vittoria mancata. Il Parma continua a giocare alla pari, se non meglio, delle proprie avversarie, ma alla fine si ritrova puntualmente con un pugno di mosche in mano, o, bene che vada, con un punto che non fa rima né con svolta, né con salvezza. E dopo la trasferta di Benevento diventa quasi monotono continuare a parlare di ennesima occasione perduta, anche se, fra demeriti Crociati ed episodi anomali, diventa difficile trovare una definizione più azzeccata.

I demeriti Crociati non sono pochi, a partire da un approccio alla gara quantomeno imbarazzante. Quando ti aspetti una squadra carica a molla, pronta a sprigionare grinta e ardore agonistico sin dal primo minuto, spronata anche dalle parole del proprio Mister alla vigilia, e invece assisti ad un primo tempo lento, completamente privo di trame di gioco, con giocatori fermi nelle proprie posizioni e con tante disattenzioni ed errori, dettati più dalla testa che dalle gambe, viene da chiedersi se a questa salvezza ci stia credendo soltanto il tecnico e non chi va in campo. A questo punto del torneo e nelle condizioni di classifica nelle quali si trova, il Parma non può permettersi passaggi a vuoto come i primi 45 minuti contro il Benevento, ritrovatosi in vantaggio senza quasi nemmeno volerlo.

Certo, a furia di dover vincere tutte le partite e di non ottenere quasi mai il risultato pieno, si fatica a spazzare via dalla mente dei giocatori quella paura folle che, implacabile, ti condiziona nel momento in cui devi toccare un pallone, giornata dopo giornata sempre più incandescente. In questo modo perdi fiducia e entri in campo già condizionato negativamente. A maggior ragione se continui poi a subire situazioni a dir poco strane (non si vede spesso un fuorigioco come quello evidenziato dal Var sul goal annullato di Gagliolo), molto simili a presagi di un anno assolutamente stregato. Da questo punto di vista anche un condottiero grintoso come D‘Aversa sembra abbia potuto fare davvero poco dal suo arrivo, con la sola attenuante non da poco, a sua discolpa, di aver trovato una squadra già ben predisposta a questo tipo di atteggiamento dalle scorie lasciate dal suo predecessore, sconfitto otto volte in sedici partite.

Al di là di quelle ben evidenti di squadra e società, le responsabilità di D’Aversa sono quindi da ricercare maggiormente altrove. Ad esempio nel non aver ritrovato quelle certezze difensive che erano parte integrante del proprio gioco, per non dire uno dei suoi punti di forza. In tre mesi di lavoro, diventa difficile spiegarsi come il Parma continui a subire così tanti goal, molti dei quali sempre nella stessa maniera: calcio da fermo avversario e colpo di testa vincente diretto in porta o a far da sponda in area per un compagno che, quasi sempre lasciato completamente solo, spinge il pallone in rete. Sembra quasi impossibile che in tutto questo tempo il Mister Crociato e il proprio staff tecnico non siano arrivati a trovare delle soluzioni per porre fine ad un leitmotiv che sta condizionando negativamente tutta la stagione. Certo qualcosa è stato tentato (schieramento difensivo con le due linee posizionate in area di rigore sulle punizioni avversarie da trequarti), ma purtroppo senza risultati convincenti.

Cosa fare, quindi, nelle ultime nove partite per provare a rimanere agganciati alla speranza fino all’ultima giornata? Innanzitutto ripartire dal secondo tempo di Benevento, dove la squadra è sembrata più convinta e incisiva, non tanto per la disperazione dello spettro dell’ennesima sconfitta quanto per una consapevolezza di superiorità che il Parma avrebbe dovuto avere sin dal primo minuto. E poi dando spazio a chi ci crede davvero, a chi vuole dimostrare qualcosa, per emergere personalmente o per aiutare il gruppo, poco importa, ma comunque pronto a dare il suo apporto con voglia e grinta per tutti i 90 minuti più recupero. Non c’è bisogno in questo momento dell’assenza mentale di Gervinho, diventato un fantasma svogliato, vittima di dribbling sempre cercati e mai trovati, e uscito camminando lentamente al momento della sostituzione, anziché correre nel tentativo di risparmiare qualche secondo prezioso da regalare alla propria squadra protesa a recuperare il risultato. Oppure del girovagare senza senso di Zirzkee, già sicuro di tornare al Bayern a fine stagione, delle disattenzioni continue di qualche difensore (portiere compreso) o di chi ha già buttato le speranze al macero e si sente già in vacanza. Ora c’è bisogno dei giovani che abbiano voglia di dimostrare che in questo campionato ci possono stare davvero e ben figurare (Man e Mihaila su tutti, oltre a Valenti quando sarà recuperato), di Pellè che ha voglia di essere ancora utile in un campionato competitivo dopo la ricca esperienza cinese, della vecchia guardia con la maglia Crociata cucita addosso, da Iacoponi, a Gagliolo, da Kucka a Kurtic, che non se la sentono di chiudere la loro avventura a Parma con una retrocessione a macchiare promozioni indimenticabili e salvezze miracolose.

Le prossime cinque partite sveleranno tutti gli arcani: Milan (non più quello di inizio campionato, ma sempre Milan è) in casa e poi tre scontri diretti in quattro gare: la trasferta di Cagliari e, dopo la Juventus a Torino, Crotone in casa e Torino fuori. Dare tutto è doveroso, quantomeno per evitare di alimentare ulteriori rimpianti e, se proprio non sarà possibile salvarsi, per lasciare la massima serie a testa alta. Sempre e comunque. Carlo Chiesa

Stadio Tardini

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2 pensieri riguardo “TUTTO PARMA E… CHIESA / MIRAGGI IN PIENO DESERTO

  • 6 Aprile 2021 in 14:28
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    D’Aversa è davanti ad un bivio: ora deve scegliere veramente i più in forma e chi ci crede e non i nomi. Se questo porterà ad avere Busi titolare al posto di Conti amen.

  • 7 Aprile 2021 in 18:06
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    L’unica colpa di Liverani è stata quella di fidarsi troppo della vecchia guardia, che aveva poca voglia di ripartire su nuove basi tecniche. D’Aversa ha dovuto prendere atto del declino nel rendimento di qualche giocatore, non lo ha ancora fatto totalmente perché a qualcuno continua a dare troppa fiducia.
    Il Milan è una squadra che a volte si allunga troppo, se giocheremo con precisione in fase di ripartenza potremmo creare loro diversi problemi.

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