giovedì, Febbraio 22, 2024
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CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / LA CULTURA DELLA SCONFITTA

(Gianni Barone) – Per chi ha appena vinto qualcosa – una partita, un campionato – risulta molto facile, persino banale, sostenere che una della cose più importanti da insegnare ai giovani – nello sport in generale, e nel calcio, nello specifico – sia la «cultura della sconfitta». Cosa sia, in effetti, molti credono di saperlo, senza riuscire a spiegarcelo, bene, andando nei particolari, ma per tutti gli altri che non lo sanno, o non lo hanno capito per niente, tutta questa cultura resta un grande ed insondabile tabù. Voi direte, a ragione, che nella stagione «sciagurata» del Parma, che sembra non finire mai, di cultura della sconfitta, i nostri «eroi», ne hanno assimilata talmente tanta, che alla fine, sempre che arrivi in soccorso il più presto possibile, dopo questo stillicidio infinito, ormai ci si può ritenere dei Dante, dei Manzoni o dei D’Annunzio, in materia, a cui ogni ulteriore lezione sembra essere più che mai superflua. L’arrampicarsi sugli specchi della giustificazione a cui è sottoposto il tecnico nei pre e post partita, è un qualcosa di estremamente difficile per non dire doloroso: ormai non sa più a cosa appigliarsi o che pesci pigliare per trovare la maniera per uscirne, per sempre o in fretta e per liberarsi di questo scomodo e miserevole «fardello», da sostenere ancora, ahi lui, per tre lunghe interminabili partite. Gli suggeriamo la saggezza di Toro Seduto, grande capo Sioux, che in tema di sconfitte, e di morti fisiche e morali, ne sapeva una cifra quando affermava «Quando sarai pronto a morire sarai grande abbastanza per vivere», oppure «Questo è un buon giorno per morire. Seguitemi». E se poi tutto ciò non dovesse bastare, dopo aver perso la speranza dell’aritmetica, sfumata da una settimana, aver invocato l’orgoglio e aver smarrito anche la dignità con un avversario, forte, preparato e sprezzante come l’Atalanta, non ci si dovrebbero sorprender, ancora, per come la Dea, si esprima giocando a «uomo contro uomo» (pensa che novità), a tutto campo e riesca a farlo con un puntiglio, con una determinazione e una ferocia, quasi, che non hanno eguali. Quindi, dopo che si appurato che non ci resta neanche da piangere, cosa rimane dentro e fuori ad una squadra, che nonostante gli ultimi disperati tentativi di giustificazioni, ha fallito sotto ogni aspetto? La voglia di farla finita per rinascere abbastanza grandi, come sopra suggerito dal navigato e abituato alla lotta e alla sofferenza vera, Sitting Bull, al secolo «Tatanka Yotanka», ultima ancora di salvezza culturale a cui appigliarsi in questi tempi di assoluta magra, fisica e mentale. Tra l’altro dal 1988 Berceto, centro appenninico del Parmense, è gemellato con i Lakota Sioux della riserva di Pane Ridge Indian Reservation e questo gemellaggio aveva ben attecchito nella comunità locale, come io e Majo ci ricordiamo bene per aver pasteggiato, giusto in quegli anni, col Badilone (che meglio avrebbe dovuto essere ribatezzato Barilone), nella Trattoria di Selva del Bocchetto Stazione che ebbe la compiacenza, dopo una gara ad alto tasso alcoolico, tra un augh e un altro, di accettare la nostra proposta di sponsorizzazione delle nostre radiocronache, dopo vani tentativi di ribassare la cifra richiesta, ma contento perché gli era parso di avere l’ultima parola. Oggi quel manufatto (per la cronaca) è diventato un centro per madri in difficoltà. E ai tifosi cosa resta se non appendere striscioni di sconforto, rabbia e delusione (anche con sigle sino ad oggi sconosciute, tipo l’inedita Gioventù Parma, che dovrebbero far riflettere come, Covid a parte, pare ci sia una crisi d’identità in una Curva apparsa già abbastanza disunita prima e senza una guida precisa, a differenza che nella vicina Reggio nell’Emilia, laddove la retrocessione dei locali è stata vissuta con meno odio e maggiore maturità, non solo per la cultura della sconfitta insita in chi non vanta una grandeur come i rivieraschi opposti, ma anche perché la geografia sui gradoni è più chiara e definita e dunque controllata), o credere che il futuro sia veramente roseo (anche se il Gallo canta che il presente è marrone), come i proclami presidenziali e dirigenziali vorrebbero far loro credere? Eppure dopo aver inquinato l’ultimo fiume di speranza, aver abbattuto l’ultimo albero di dignità, aver perso l’ultimo bisonte di orgoglio e dopo essersi fatti sfuggire dalle mani l’ultimo pesce sotto forma di gioco, siamo sicuri che il denaro accumulato e investito riesca a nutrire la passione e l’ansia di riscatto di chi ha ancora a cuore i colori Crociati? Siamo sicuri che chi di dovere, come dichiarato, sia già a conoscenza di come fare e riuscire a ricostruire tutto ciò che è andato distrutto in questa triste ed amara stagione ed essere attrattivo per gli sportivi piuttosto disamorati? Io non ne sarei tanto certo o convinto e ascolterei il consiglio di chi suggerisce meno «esterofilia», pur essendoci una proprietà americana, e niente «internazionalizzazione», e maggiore autarchia con occhio diretto ai prossimi Play Off di B, di C, e finanche di D, per abituarsi a tenere i piedi ben piantati sulla terra, che non ci appartiene, ma a cui noi apparteniamo, e non sulla «nuvola», della presunzione e dello snobismo con sogni di gloria e di attrazione «apparente» solo per l’illusione che ci competa qualcosa. Gianni Barone


Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

6 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / LA CULTURA DELLA SCONFITTA

  • BRUT BOMBE'

    I nostri ragazzi ce la stanno mettendo tutta per raggiungere il meritatissimo obbiettivo … l’ultimo posto in classifica. L’unico ostacolo sul loro cammino è il Crotone (nonostante abbia vinto entrambi gli scontri diretti) osso veramente duro da superare al ribasso. Le due compagini si contendono la maglia nera a suon di gol subiti, mettendo nel carniere una carovana di gollazzi veramente impressionante.
    Il Parma sta facendo veramente di tutto per aggiudicarsi l’ultimo posto e poter essere in vetta alla classifica capovolta. Chapeau!!!
    Quando ripenso ai commentatori di TV Parma che ad inizio campionato prevedevano un campionato senza squadre materasso mi scappa da ridere.

    Ps: con questa squadra non ci si salveremmo nemmeno in serie B ! La reggiana ormai retrocessa gioca meglio del Parma. L’anno prossimo sarà durissima salvarsi ed evitare la discesa in reverse D C B A.

  • guarda ,fondamentalmente agli americani non interessano i mondiali di calcio americani,figureros in dol zuga al perma ,per la lega pro penso ci vorranno un paio di anni di assestamento in b,sempre che nel frattempo non abbia comprato il palermo,love is in the air

  • Coraggio, ancora meno di due settimane e poi è finalmente finita. è questa l’unica cosa positiva 🙂

  • Mi piacerebbe sapere su che basi si afferma che la Curva Nord sarebbe disunita e senza una guida precisa.

    • Come specificato nell’articolo per la inusuale presenza di uno striscione con una sigla diversa rispetto a quella dei Boys.

      • Da uno sporadico striscione con sigla diversa, parlare già di Curva disunita mi sembra eccessivo. Ricordo che i BOYS sono presenti dal 1977, sempre e ovunque al seguito della squadra e di aver superato in tutti questi anni, momenti molto più difficili di questo, esponendosi sempre in prima persona. Sostenere poi che il tifo a Reggio Emilia sia più unito del nostro, mi sembra un’altro errore. In quella città esistono due gruppi ultras ben distinti (Teste Quadre e Gruppo Vandelli)

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