GIAN CARLO CECI L’HA VISTA COSI’: “D’AVERSA HA FATTO 13”

(Gian Carlo Ceci) – D’Aversa ha centrato un, negativo, tredici. Con la sconfitta (forse è più esatto utilizzare un termine francese “debacle”) con l’Atalanta il tecnico ha collezionato il tredicesimo insuccesso da quando si è nuovamente seduto sulla panchina del Parma, ritorno avvenuto proprio dopo la partita d’andata con l’Atalanta persa, a Bergamo, per tre a zero dai Crociati e questo risultato era costato il posto a Liverani. Con la partita di ieri è quindi possibile fare un confronto dei risultati ottenuti dai due allenatori che hanno diretto lo stesso numero, sedici, di partite: quando mancavano quattro incontri alla fine del girone d’andata Liverani aveva ottenuto dodici punti mentre contro i medesimi avversari, ma con il vantaggio degli acquisti di Gennaio, ne ha totalizzati otto (una vittoria con la Roma e cinque pareggi) il, da alcuni, salutato come il salvatore della patria calcistica e l’unico in grado di scacciare l’allora incubo, che poi si è trasformato in una tristissima realtà, della retrocessione.
Insomma, andava meglio quando andava peggio, e sono sconfortanti i numeri della gestione D’Aversa che con le sue dichiarazioni non ha nascosto l’intenzione, sarebbe meglio dire la speranza, di voler rimanere un altro anno (forse perché forte del contratto che scade alla fine di Giugno del 2022) alla guida di, tutti si augurano, un molto rinnovato e forte Parma.
Intanto Domenica, primo confronto casalingo dei Crociati da retrocessi, sotto il cielo, meglio sul prato del Tardini non si è visto nulla di nuovo e si deve scrivere di cose già viste, come un centrocampo inconsistente, incapace di contrastare e sviluppare articolate manovre, una difesa svagata che, causa i soliti errori individuali da imputare a diversi singoli, si è fatta comodamente superare da avversari che entravano con facilità disarmante in area e un attacco inesistente: non tragga in inganno il fatto che i gialloblù siano riusciti a segnare due gol con giovani alla prima realizzazione in serie A (gli avversari, però, erano svagati e appagati, avanti di tre gol e pensavano solo alla doccia da fare negli spogliatoi e, una volta subito la marcatura, hanno subito replicato e portato il divario sempre a tre reti) prima con Sohm, che certo non ha brillato e si è fatto notare solo quando ha segnato, e poi con Brunetta, capace di realizzare con un inserimento a sorpresa, ma schierato solo nell’ultimo quarto d’ora. Proprio l’esclusione iniziale di Brunetta appare poco spiegabile a meno che la sua avventura a Parma sia finita (ma allora perché mandarlo in campo nei minuti finali?) e si voglia non riscattarlo.
Premesso che non si deve dimenticare che in campo vanno i giocatori nella prevedibile, ma non in queste proporzioni, sconfitta con l’Atalanta anche D’Aversa (che non poteva contare sulla consueta squadra, undici, di indisponibili) è riuscito a mettere del suo con discutibili scelte come la conferma di uno spento, ancora risultato inutile, Gervinho e non aver schierato Brunetta dall’inizio, il che avrebbe consentito di giocare nel suo più abituale, congeniale, ruolo Kucka che, forse ormai demotivato, non ha mostrato il solito impegno: costretto a girovagare per il campo alla ricerca di una posizione utile, mai trovata, ha fornito una prestazione insufficiente, in questo imitato da tutti gli altri singoli, almeno quelli schierati dall’inizio.
Non ha convinto e avuto positive risposte anche il sistema di gioco presentato all’inizio da D’Aversa che prevedeva linee strette e difesa bassa, con un centrocampo infoltito e due punte in attacco, così come quello di metà ripresa quando, al posto del centrocampista Grassi, ha inserito il polemico marcatore Valenti per passare alla, già più volte, criticata difesa a tre con il risultato di peggiorare le cose e subire altri tre gol.
Sicuramente è difficile affermare, con certezza, che con l’Atalanta si è toccato il fondo, perché questa squadra è in grado di smentire e fare peggio della sconfortante prestazione di domenica, anche se i Crociati sono riusciti a segnare due gol. In sostanza, anche tenuto conto della forza e superiorità tecnica dei nerazzurri, che giocano il calcio più bello e spettacolare di tutto il campionato, la squadra allenata da Gasperini non si è dovuta impegnare più di tanto per aver ragione di una formazione che, ancora, come praticamente sempre in passato, tranne qualche buon parziale, ha offerto una prestazione infelice che definire incolore è poco, con giocatori molli e remissivi che si sapeva avrebbero patito il pressing, il ritmo e la velocità degli ospiti, ma non come si è visto anche perché le reti potevano essere molte di più se non si fosse opposto, in maniera decisiva, ad alcune conclusioni Sepe, che pure ha sulla coscienza alcuni non perfetti interventi come quello sul secondo gol dei nerazzurri.
Una prestazione che doveva dare indicazioni per il futuro, ma certezze non sono arrivate e si è avuta solo l’ennesima conferma, se vi era bisogno, che i cambiamenti dovranno essere tanti. Si dovrà – se non fare piazza pulita – tenere solo chi può dare certezze di rendimento o alimentare speranze di miglioramento come alcuni giovani che, si dice sempre, devono essere lasciati crescere, ma la domanda è: a un Parma che apertamente punta a una immediata risalita sono adatti a giocare ad alti livelli in una serie B dove grinta e potenza prevalgono su tecnica e fantasia e si deve usare più la spada che il fioretto?
Certo che, con sette gol, Parma-Atalanta è stata una partita divertente, però solo per i tifosi nerazzurri non sicuramente per i supporter Crociati che annotano l’ennesima, questa volta pesante, sconfitta ed è stato molto buono Gasperini a dichiarare, in sala stampa, che il Parma non merita di retrocedere e che ”è una buona squadra e ha giocatori di valore”, ma dove sono si chiedono chi ha sempre seguito le loro prestazioni. In questa nefasta stagione pochi dicono chiaramente che, problemi d’assieme e sistemi tattici a parte, la rosa si è dimostrata qualitativamente scarsa, non da categoria in tantissimi elementi: per quel che riguarda i riconfermati alcuni hanno palesato limiti mascherati in passato, altri sono stati sopravvalutati mentre fra i tanti giovani ingaggiati, tutti stranieri, solo i due rumeni hanno fatto vedere potenziali qualità, ma preoccupano le condizioni fisiche perché sono apparsi fragili e già colpiti, così giovani, da gravi lunghi infortuni.
Preso atto della aritmetica retrocessione si chiedeva, forse è meglio dire si sperava, che le restanti partite fossero utilizzate in chiave futura, ma Domenica il risultato delle indicazioni è stato pari a zero, con tanti bocciati e qualche giovane rimandato da rivedere, sempre che il conservatore D’Aversa li rimetta in campo.
Ora mancano tre partite alla fine del campionato e questo Parma, che pare essersi assuefatto alle sconfitte, deve guardare al futuro e con preoccupazione alle prossime partite perché, sulla carta, il calendario appare più facile per il Crotone: quindi i ducali, se i calabresi che sono indietro di due punti non riusciranno a perdere sempre, dovranno fare risultato per evitare di chiudere all’ultimo posto questa triste stagione. Gian Carlo Ceci

 

Stadio Tardini

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3 pensieri riguardo “GIAN CARLO CECI L’HA VISTA COSI’: “D’AVERSA HA FATTO 13”

  • 11 Maggio 2021 in 13:24
    Permalink

    Mi sa che ormai D’Aversa ne fa una questione personale: vuole rimanere per dimostrare che senza di lui il Parma è nullo (come se da gennaio in poi non avesse fatto schifo anche lui).

  • 11 Maggio 2021 in 14:42
    Permalink

    Inconiugabile il mister con le prospettive societarie.
    Per quello che ho capito dall’arrivo in pompa magna di due manager di livello alto(Ribalta dovrà dimostrare di vederci chiaro anche in B..) anche la panchina nostra dovrebbe secondo le dichiarazioni, partorire un nuovo mister usato sicuro valido anche per la prossima serie A.(incrociamo le dita).
    Quindi d’Aversa non rientrerebbe nel profilo.
    Giovani e gioco propositivo sarebbero un po’ fuori dalla sua ottica.
    Sento tanti pronunciarsi che sarebbe meglio non ci sia il Monza oppure che retroceda il Benevento piuttosto che un’ altra.
    Ma il Parma, putacaso tenesse (non il preparatore ovvio) Man Mihaila Karamoh Cornelius e perché no, Inglese sano… (io lo vedrei da dio come trequartista..guardate gli assist sui gol quando ha giocato contro Fiorentina mi pare e l’altra non ricordo..), di chi dovrebbe avere paura?
    Da Gennaio in poi con Mihaila e gli altri arrivi abbiamo sempre segnato parecchi gol in A, con una manovra congeniale, un centrocampo nuovo(via tutti i senatori) più manovriero, in B dovremmo avere un’attacco bomba.
    Potrei sbagliare e qualcuno se ne andrà, ma questi ci farebbero comodo per risalire .
    Tanto sognare non costa nulla.
    Forza Parma

  • 12 Maggio 2021 in 21:02
    Permalink

    Mo che meneger, agh vol di szuagador bò!

I commenti sono chiusi.

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