I PRIMI 40 ANNI DEL CCPC: MANFREDINI E L’AMORE PER IL PARMA NELLA BUONA E CATTIVA SORTE

INTERVISTA DI LUCA SAVARESE

Angelo Manfredini, torniamo indietro di 40 anni: come vide la luce il Centro Coordinamento Parma Clubs?

“Le prime attività videro la luce nel 1976, poi nel 1981, con l’allora direttore sportivo Riccardo Sogliano, l’Associazione venne riconosciuta ufficialmente dal Parma Calcio e quindi noi come data, iniziamo da lì. Quindi c’è prima il concepimento e poi la nascita…”

Tante iniziative, eventi, momenti di aggregazione, ma c’è un’immagine che in questi primi 40 anni di CCPC, custodisci particolarmente?

Se dobbiamo parlare di questi 40 anni facciamo mattina… Per me l’immagine coincide con una persona, quella di Ernesto Ceresini, il primo presidente che era a capo della squadra quando è stato riconosciuto il CCPC: per noi, avere lui affianco, era davvero tantissima roba: a noi, io ho iniziato a collaborare nel 1985, ci diceva, datemi una manoAndavamo a coprire e scoprire il campo, andavamo la domenica mattina alle 6, a spalare la neve dalle tribuneci siamo stati vicini, era un’ osmosi unica. Quando ci lasciò, pochi mesi prima della prima promozione in A, il Centro Coordinamento ha onorato e vegliato la salma due notti e tre giorni. Quindi, ecco come immagine scelgo lui e quello che con lui si era creato. Poi dopo certo, abbiamo continuato a collaborare anche ai tempi di Tanzi, ma, devo dire, con tutti ed anche adesso, con questi nuovi proprietari, ci siamo già resi disponibili a collaborare per quello che ritengono opportuno possiamo fare per la società. Essere tifoso, nel nostro spirito, non vuol dire solo andare a cantare allo stadio, ma anche e soprattutto stare affianco, oggi, come nel 2014, come durante il crac Parmalat ed in tanti altri momenti, noi ci siamo sempre resi disponibili a stare affianco”.

In un calcio sempre più liofilizzato, dove tutto o quasi avviene via streaming, quanto è importante una realtà, come la vostra, che punta molto sul contatto umano?

E’ fondamentale. Ma è molto importante, in questo anno e mezzo, tanta gente si è allontanata dal calcio, non tanto per il virus in sé, ma anche per alcuni episodi dei padroni del vapore, ultimo quello della Super Lega: ma quanto poco rispetto hanno per noi tifosi? Zero.
Lo hanno dimostrato e non facendola non è che ritorniamo nei pensieri loro: no. A loro dei tifosi, frega un tubo. Poi sono state e sono fondamentali anche le donazioni, il farsi carico degli altri, che da sempre anima il CCPC. Nel 1993 ci fu la prima donazione di 63 milioni, c’erano ancora le lire, al reparto leucemia dei bambini, poi ci siamo mossi per i terremoti di Modena, di Macerata, di Aulla, per l’alluvione di Lentigione, nel 2018 abbiamo donato ambulanze per l’assistenza pubblica della città di Parma, abbiamo sostenuto la Croce Rossa di Bergamo, l’Ospedale Maggiore di Parma. Non abbiamo fatto mancare il nostro contributo alle persone bisognose. E’ bello andare allo stadio, per me è un divertimento, ma proviamo anche a metterci nei panni delle persone che vorrebbero andare, ma non possono. Sai, il nostro spirito fondante, non è solo quello del tifoso che va allo stadio ma è qualcosa di più: se non la ami quando perde, non amarla quando vince recita il nostro logo. E’ facile andare sul carro dei vincitori, saltare, brindare, ma quando la squadra perde, il tifoso deve essere accanto ad essa e provare a curare le sue ferite”.

Il grande ex allenatore Crociato Arrigo Sacchi, rivelò che all’indomani di aver vinto la prima Coppa dei Campioni col suo Milan a Barcellona contro la Steaua Bucarest, si svegliò con un profumo dolce tra le labbra. Per quanto riguarda le vicende del campo, quando Angelo Manfredini ha sentito, una simile sensazione?

Guarda ti dico subito Bologna, in occasione dello spareggio del 2005. Non c’è Wembley, né Mosca, per me, che tenga: quella volta, mi sono scese le lacrime! Stando poi vicino alla squadra, tante sono le gioie vissute e tanti i dolori accumulati, anche se quest’anno, io seguo il Parma dal ’68, quindi vissi in prima persona la Parmense ed il suo fallimento, non ho mai visto una stagione così balorda”

Il lavoro di un presidente del Centro Coordinamento è più simile a quello di un regista in mezzo al campo o a quello di un allenatore?

Ma forse a quello di un allenatore, perché l’allenatore, deve essere bravo a tenere il gruppo. Se lo spogliatoio è unito, puoi raggiungere qualsiasi risultato che tu vuoi, anche senza magari avere le qualità tecniche, ma arrivi lo stesso. Se, al contrario, non è unito il gruppo, fai una fatica immensa. Il mio lavoro prosegue nel solco di chi mi ha preceduto come Mario Venturi, Franco Grossi, Paolo Medioli: non è quindi una cosa fatta solo da me, ma è una realtà più grande. Finché ci sono io, porto avanti, anche io, questa linea.
Noi ci siamo, per la squadra, per i tifosi, il primo articolo del nostro statuto, è questo: far avvicinare le persone alla squadra, alla società. Io, il Parma, me lo sento mio, poi lo so che non è mio. Ma, mi sento parte integrante del Parma, non di questo attuale o di quello del passato o di quello che verrà, ma del Parma di sempre”.

La chiacchierata con Angelo Manfredini finisce qui, ma lo spirito accogliente ed aggregante del CCPC, continua. Sperando che anche la nuova proprietà americana possa sempre più valorizzare e potenziare una simile realtà… Luca Savarese

3 pensieri riguardo “I PRIMI 40 ANNI DEL CCPC: MANFREDINI E L’AMORE PER IL PARMA NELLA BUONA E CATTIVA SORTE

  • 8 Maggio 2021 in 15:23
    Permalink

    Almeno ci risparmino le conferenze stampa pre e post gara. Parole inutili, che fanno solo incazzare come sono state inutili da inizio anno. Le finali…Scavino una buca e si nascondano dentro dalla vergogna che dovrebbero provare per la peggiore stagione in 40 anni. Altro che compleanni e frasi di montagne russe. Ma il tempo è galantuomo e ricordo bene i presunti fenomeni (quelli che si sono comportati come questi di quest’anno non quello che hanno onorato quel campionato) del 2015 che fine hanno fatto…

  • 8 Maggio 2021 in 18:17
    Permalink

    Auguri!

  • 9 Maggio 2021 in 18:43
    Permalink

    Parafrasando un bel film di Aldo Giovanni e Giacomo: “ma questo Manfredini…chi è?”

I commenti sono chiusi.

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