CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / SPETTRO, SPETTRO DELLE MIE BRAME…


(Gianni Barone) – Chi è la più bella del reame calcistico europeo? Stando al risultato ottenuto nella Semifinale, dopo lo spettro (spettro delle mie brame…) dei supplementari, ai tiri di rigore (non ai calci, come erroneamente affermato da molti, ma almeno i telecronisti RAI han correttamente definito il sistema di gioco, senza cadere nella diffusa errata dizione di modulo, scusate la pedanteria), sembrerebbe, al momento, in attesa della Finale risolutiva di domenica prossima, l’Italia; invece, secondo i canoni di gioco estetico, inseguiti da molti, e ammirati, a quanto pare da tutti, a Spagna (Masino). Occorre ammetterlo, anche se il Cittì, Roberto Mancini, non lo ha fatto per niente, non accettando di buon grado la domanda, intelligente (semel), bisogna sottolinearlo, nel mare magnum di banalità televisive e non solo sparate a gogò, di Alessandro Antinelli del canale nazionale (bravo! me dir stupid, secondo l’etica nicomachea trapattoniana). La domanda in questione “Avete giocato (vinto, sic, ai rigori. però…) all’italiana”, è stata quanto di più sconveniente, pur essendo veritiera e legittima, si sarebbe potuto attendere Mancini e quanti come lui, hanno sempre cercato di aborrire “l’italianismo” calcistico in campo. Il non aver risposto con un si o con no, alla questione pura e semplice, la dice lunga sul grado di risentimento riversato da chi finora all’Europeo non aveva ricevuto altro che complimenti, oltre che per le vittorie, anche per la cifra di gioco elevata, espressa dai suoi azzurri ammirati in lungo e in largo per il gioco offensivo e propositivo (anche se, adire il vero, non erano mancate accuse dal Belgio, talune infondate ed antipatiche per il povero Spinazzola, per stucchevoli perdite di tempo e resurrezioni improvvise, vedi Immobile dopo il gol di Barella, che sono sicuramente più antisportive, anche se parimenti funzionali, di un sano contropiede fatto bene, oggetto di virale satira social e della analisi di Fabio Capello, secondo cui la colpa è degli arbitri italiani che tollerano le simulazioni, favorendo il costume di provarci). Aver detto “nel calcio si attacca e si difende” non serve a farci allontanare dal problema non problema che consiste nel fatto che non sempre si riesce a fare e praticare ciò che si vuole e ciò che si è prefissato alla vigilia, secondo la logica “petissiana” (del Petisso Pesaola) del “c’hanno rubato l’idea”. Anche se i veri ladri di idee siamo noi italiani post Sacchi che abbiamo abiurato il nostro pragmatismo per scimmiottare, male, il calcio altrui. Quindi gli spagnoli non è che abbiano anticipato il Mancio, rubandogli l’idea, ma hanno perseguito le proprie tradizioni bailando… In buona sostanza (avvocato un c. aggiungerebbe Johnny Stecchino) il duello fra la mentalità manovriera e palleggiatrice degli iberici del coerentissimo Luis Enrique derivata dalla tradizione del calcio “bailado” ha avuto la meglio su quella (abiurata) italica, meno radicata storicamente, tanto cara al Mancio che per necessità, ha dovuto virare verso modelli a lui molto invisi tipo quelli di Bearzot, Lippi, Vicini, fino a giungere al Valcareggi, ultimo cittì azzurro vittorioso nel 68 ad un Europeo. Ma alla fine tutte queste questioni di fronte ad un’Italia finalista, altro che di lana caprina, sono cose che fanno venire in mente un detto anni 50 in voga in quegli uomini che si vantavano delle proprie conquiste amorose che così recitava: “Nubile non t’ebbi, ma maritata t’ebbi, basta che t’ebbi, e come t’ ebbi t’ebbi.” Chiaro, no? Incazzature a parte di Mancini, che per non essere tacciato di catenacciarismo acuto da parte di Antinelli, ci ha ricordato il D’Aversa prima maniera dei tempi del Parma in A, quando s’inversava (scusate il parmigianismo) allorché qualche incauto cronista descriveva il gioco della sua squadra “solo chiacchiere e distintivo” pardon solo “difesa e contropiede”. A proposito di D’Aversa, ieri è stato presentato ufficialmente a casa dei gemellati doriani, con un increscioso fuori programma, allorché il presidente Viperetta se l’è presa con il cronista della Gazzetta dello Sport Renzo Parodi apostrofandolo così: “Lei rompe tutti i giorni i coglioni, lei è un buffone. Non sei un giornalista, sei un buffone che scrive solo cazzate”. Secondo il reo la cessione della Sampdoria sarebbe imminente e spara i nomi degli acquirenti, secondo Ferrero non sarebbe così. L’episodio ha richiamato alla mente il precedente (19.09.2012) del nostro Gabriele Majo additato, temporibus illis, da Ghirardi quale nemico del Parma e del suo presidente, nonché persona sgradita, che non raccolse, come in questo caso, l’immediata solidarietà dei colleghi presenti, ma solo a seguire da parte dell’Ussi (il sindacato dei giornalisti sportivi, ndvde), pure tempestivamente intervenuta, con successiva pace armata (e poco convinta) tra le parti. Chissà cosà avrà pensato il buon D’Aversa che in serie C si lamentò con Majo, perché durante una sua conferenza post gara non c’era il silenzio e l’attenzione che desiderava (Gabbriele, Gabbriele… troppo cassino!). Però, aldilà di tutto, gli esteti, Mancini e anche D’Aversa ci perdoneranno l’ardire: ma che bello vedere l’azione del gol dell’Italia, partito da un rilancio di Donnarumma che taglia fuori tutti e permette a Chiesa di battere a rete! Tutto molto spettacolare molto di più di una costruzione dal basso, a volte arrischiata e rischiosa, o di un prolungato palleggio come quello della Spagna che s’infrange, sulla barriera corallina della difesa azzurra schierata a fare densità. Il calcio non uno come il cielo della canzone di Ermal Meta, che tutti canticchiano perché diffusa da vari spot in Tv, è diverse cose, è quasi “santificamente” trino. Quindi ben vengano le vittorie maturate all’italiana, con buona pace di chi si stizzisce (Mancini, D’Aversa e compagnia bela), e sancite ai rigori, che fanno esultare e fanno fare caroselli, ancora forse un po’ prematuri, sulle strade delle nostre città, anche balneari come documentato da Gabriele Majo da Milazzo. E ricordiamocelo questo adagio anche per il Parma prossimo venturo programmato per un gioco bello e propositivo che per essere vincente talvolta necessiterà di pragmatismo e “bruttezza”, efficace perché necessaria e dovuta. Gianni Barone


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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

10 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / SPETTRO, SPETTRO DELLE MIE BRAME…

  • 7 Luglio 2021 in 13:36
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    Beh tanti auguri a D’Aversa, non sono mai stato estimatore del suo metodo di gioco ma…non si può certo discutere l’aver ottenuto dei risultati di cui tutti abbiamo goduto.

    Riguardo la nazionale…credo che il bel gioco non sia quello che ha proposto la spagna contro l’italia, il bel gioco sa essere spesso anche verticale…lo scopo del gioco è pur sempre fare gol e la spagna c’è riuscita nell’unica giocata “verticale” della sua partita da 80% di sterile possesso palla…
    Non che l’Italia abbia vissuto la serata migliore della sua storia calcistica però..come canta un cantante pavese…è la dura legge del gol…ed è il motivo per cui questo gioco appassiona tutti quelli che vi si avvicinano…può sempre succedere tutto..e noi, a Parma…di questo tutto..nel abbiamo visto molto..

  • 7 Luglio 2021 in 14:27
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    Nonostante la ricerca del risultato attraverso il bel gioco, questa nazionale non ha dimenticato il nostro passato, e quando non riesci a giocartela alla pari con un avversario che ti è superiore nel palleggio, è riuscita ancora una volta a fare di necessità virtù e se non fosse stato per il tourbillon di avvicendamenti, con spostamenti di giocatori e una dormita pesante con errore tecnico sull’uno due, del ns miglior difensore, gli spagnoli non avrebbero segnato manco con il gessetto.

  • 7 Luglio 2021 in 19:30
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    Ormai la Rudarola dell’UPI dopo 18 mesi di quotidiano “bollettino” di contagi, casi in salita, Meschi dal Barbieri (bella donna per altro) calamità e altri tragici eventi non sa più quale immagine utilizzare per il quotidiano aggiornamento sullo “stato della pandemia”. Il coronavirus è stato colorato in tutti i modi (oggi di un bel rosso), le immagini di macchinari salvavita si sono sprecate, così come camici e amenità varie. Consiglio a Rinaldi di indire un bel concorso, magari patrocinato dall’UPI (non costa nulla) per l’immagine da utilizzare per la conta quotidiana e per i bollettini di guerra. Premio un set di mascherine e un pc usato per la Dad (anzi rigenerato come quelli donati l’anno scorso dal Ponte Caprazucca alle squole).

  • 8 Luglio 2021 in 12:02
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    Speriamo che con Faggiano alla corte del Viperetta la Sampdoria si “rinforzi” con campioni del calibro di Gagliolo, Iacoponi, Grassi, Hernani, Inglese, Pezzella, Laurini e perché non Sepe? In regalo come bonus manderei anche Ricci. Comunque per la prima volta nel calcio mercato leggere della dipartita di questi ridicoli soggetti senza oltre che tecnica e capacità di base anche dignità mi darà più gioia che un grande acquisto.

  • 8 Luglio 2021 in 13:20
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    Avete citato Antinelli come “giornalista”. Il personaggio in questione è quanto di più lontano ci sia dal giornalismo.
    Banale, scontato, dice cose di una inutilità disarmante (Mancini si è tolto la giacca, panchina tutta in piedi dopo il gol), si caca sotto quando le cose non vanno bene e non lo senti, salvo rientrare di colpo quando ci rimettiamo in carreggiata.
    Già non tollero più Varriale, poi ci metti la telecronaca piatta di rimedio, poi aggiungi questo qua da bordo campo: ma perchè devo pagare 19 € a bimestre? Me lo spiegate?

  • 8 Luglio 2021 in 16:52
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    Questa Nazionale è camaleontica: è capace di giocare bene, ma anche di difendersi bene. è insomma una grande squadra.

  • 8 Luglio 2021 in 21:48
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    Non mi stupirei…se infatti Maresca volesse Ricci in rosa….La sua recente esperienza con il Venezia non è da dimenticare..
    Comunque questa è una decisione di Mister Maresca..
    https://www.youtube.com/watch?v=-g5YNPzr8NM
    Forza La Nuova Parma

    • 8 Luglio 2021 in 22:52
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      Ricci è tesserabile quale giocatore bandiera e non va ad incidere sul numero degli over. Inserirlo in rosa è una buona idea, saprà dare un contributo apprezzabile. Tenuto conto che di giocatori bandiera se ne possono avere due, sarebbe sbagliato non approfittarne.
      La stagione è lunga ed avere un paio di giocatori in più a disposizione può tornare utile a Maresca

  • 9 Luglio 2021 in 12:25
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    E Nocciolini?

    • 10 Luglio 2021 in 12:02
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      L’anno scorso Nocciolini sarebbe stato utilissimo. Abbiamo perso una caterva di punti negli ultimi 5-10 minuti delle partite perché non eravamo aggressivi e non avevamo le capacità di corsa per contenere gli avversari. Vedi quello che è capitato a Cagliari. Uno come lui, che fa di corsa e grinta la sua unica arma, 10 minuti “ignoranti” te li garantisce sempre. Per portare a casa le partite servono anche “specialisti”, giocatori da impiegare per ben precisi scopi tattici quando serve qualcosa che non sia la tecnica pura.
      Nello sport americano è qualcosa di abituale. Se un giocatore tecnicamente scarso è in grado di aiutare la squadra in certe situazioni di gioco, lo impiegano senza problemi quando serve.
      Con l’aumentare delle sostituzioni consentite, spero che Maresca segua la loro filosofia.
      Donadoni impiegava un Morrone in declino per difendere per 20 minuti il risultato.
      Vicini compromise un mondiale per non inserire Vierchowod per mezz’ora con il solo compito di asfissiare Maradona in marcatura.

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