lunedì, Febbraio 26, 2024
Cattivo CittadinoNews

CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / CATENACCIARI DI TUTTO IL MONDO UNIAMOCI

(Gianni Barone) – Possibile che nessuno abbia avuto, all’indomani dell’avvicendamento tecnico sulla panchina del Parma, il coraggio e l’ardire di ammettere che il progetto tecnico che doveva coniugare gioco (bel gioco) e risultati  (e di conseguenza pronta risalita in A), sia naufragato non tanto per demeriti o scarsa personalità degli interpreti, quanto piuttosto dal fatto che non doveva nemmeno essere stato concepito e pensato per un campionato duro, tutto muscoli e sudore, come quello di B? Come non doveva nemmeno essere pensato, lo scorso anno, per raggiungere una salvezza in serie A. Possibile che non ci si renda conto che certe idee alle nostre latitudini difficilmente riescano ad attecchire e a prosperare? L’errore di fondo credo sia stato proprio questo: non tanto l’incapacità di Maresca di spiegare dettami tecnici, come sostenuto oggi sulla Gazzetta di Parma nel suo corsivo dal capo servizio sport Carlo Brugnoli, o la difficoltà dei suoi giocatori a metabolizzare tali dogmi, quanto piuttosto dal fatto che se due giocatori quotati e ben pagati, giovani come Man e Mihaila sono stati messi ai margini dell’undici titolare per alcuni partite, qualche motivo ci sarà (stato). O no? Possibile che con due giocatori così veloci e tecnici non si riesca a praticare un gioco che possa mettere in difficoltà i vari Rigione o Tiritiello di turno? E siamo ancora a parlare di fallimento di un progetto per una squadra che come ha affermato Gigi Apolloni a Bar Sport, paradossalmente sembra più tagliata per la A che non la B. Eppure appare evidente che per capire che il gioco e i risultati, in B, non sempre vanno d’accordo e a braccetto, si sia fatto tredici, nel senso di giornate, liquidando il tecnico solo per dare una scossa o alleggerire le tensioni di una piazza delusa, amareggiata, arrabbiata al punto giusto. Si è ricorsi al realismo come scelta obbligata, sconfessando tutto ciò in cui si era fortemente creduto, solo perché del gioco tanto atteso non vi era, semmai ci fosse stata, nessuna traccia. Si era scelto un «nipotino di Pep» come una volta si sceglievamo i «i nipotini di Arrigo», per moda e per snobismo nei confronti dell’idea di calcio tradizionale e utilitaristica, ormai obsoleto come un ferro vecchio nella mentalità modernista di un calcio che da un calcio al passato. Però la serie B impone un ritorno a valori di grinta e agonismo che la semplice emulazione di progetti esteri e fascinosi, non sempre risulta in grado di garantire. Quindi l’appello un po’ forzato, e forzoso, del nostro titolo lascerà molti dubbi e qualche perplessità in quanto frutto di un sentimento che non alberga più nemmeno tra i tifosi divenuti «chic», radical o no, pure loro. Anche perché fra un po’, col mercato invernale alle porte, l’oggetto o il bersaglio delle loro critiche, finora principalmente sull’allenatore esonerato, sarà spostato altrove: sull’area tecnica, ad esempio, o sulla proprietà responsabili del fallimento del progetto da noi definito «costruzione/costrizione dal basso e distruzione/distrazione dall’alto». Dove il basso e l’alto del campo, sottilmente si confondono e si nascondono con il basso e l’alto di chi guida, dirige e presiede. Si parla ora di ciò che Iachini dovrà rimettere in sesto e insieme, testa gambe e tattica, ma non si parla del fatto che non bisogna vergognarsi ed offendersi se qualcuno intravede nel percorso che dovrebbe portare al raggiungimento dell’obiettivo finale, attualmente ahinoi un po’ lontano, vi possano essere tracce di catenacciarismo puro e necessario. Da qui il nostro appello iniziale che deve portare la squadra a ritornare con i piedi per terra, mentre prima, viceversa, si trovavano saldamente appoggiati su di una nuvola di concetti ed idee vane, irraggiungibili ed inattuabili in cui tutti si era come prigionieri. Alla fine meno male che Iachini faceva il tifo per Maresca, come qualcuno ha prontamente riportato, perché, se non fosse stato così, pensate chi sarebbe arrivato e dove saremmo finiti. Per ora il conflitto giochisti vs risultatisti, dalle nostre parti, ancora chissà per quanto, sarà placato visto il curriculum del nocchiero della livida palude della serie B, che con il fido cappellino, deve compiere l’impresa «di menarci all’altra riva», e come recitava il sommo poeta «più lieve legno convien che ti porti». Quindi uniamoci, catenacciari o no, più o meno convinti e lasciamo guardiolismo e bielsismo altrove ad altri. «Nui simmi seri» come diceva Totò, un altro che non faceva mai mancare realismo e poesia… Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

8 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / CATENACCIARI DI TUTTO IL MONDO UNIAMOCI

  • Io mi iscrivo per primo al club dei catenacciari. Lasciamo i maestri alle elementari con la lavagna il gesso l’abbecedario e il grembiule

  • filippo1968

    COMPLIMENTI SIG.BARONE un articolo perfetto!!!! ……..a Parma ormai bisogna che tutti se lo mettano in testa, non c’è più margine ne ora e ne in futuro per vedere calcio champagne …..servono solo giocatori buoni ( sempre per la nostra dimensione) e allenatori capaci e in grado di mettere i giocatori nelle condizioni di rendere al meglio un esempio? D aversa con kulusewsky ha costruito il 70% del ultima salvezza

  • Gabriele

    lei ha sempre scritto della contrapposizione tra calcio propositivo e gioco all’italiana (riassumendo in modo forse infelice), io credo che ci siano allenatori bravi e altri che dovrebbero cambiare mestiere, altrimenti proporrebbero tutti lo stesso calcio. Ci vorrebbe una sorta di patentino a punti in cui dopo tot sei sospeso e dopo tot patentino revocato però è dura perchè poi bisognerebbe fare altrettanto coi dirigenti dove forse il livello medio è ancora più basso

  • Non vedo l’ora che Ribalta ci spieghi questo avvicendamento, lui così sostenitore fino al midollo del fake Pep Guardiola.

  • personalmente non sono radical chick calcisticamente parlando il contropiede mi va benissimo e’ poi una delle forme massime del calcio 3 passaggi e si va in porta ! io sono risultatatista ! mi interessa poco se si vince alla peep o alla d aversa l importante e vincere . Ma secondo me le due cose possono convivere sta all intelligenza dei giocatori capire i momenti tattici lo ha spiegato anche Apolloni a un certo punto è il calciatore che deve capire cosa fare oltre i dettami dell allenatore ………quante volte si apriva la possibilità del contropiede e abbiamo visto i nostri rallentare e rincominciare con il passaggio laterale o indietro non tentando neppure il contropiede che sarebbe stato possibile li è questione di personalità del calciatore ! la realtà che una volta i ragazzi giocavano in cortile o ai campetti liberi da dettami tattici e imparavano l intraprendenza e fantasia oggi con le scuole calcio sono tutti dei polli di allevamento pieni di solo tatticismo nessuno sa prendersi un rischio !! non imparano a fare la giocata ma solo a correre come pazzi

    • Vogliamo De Zerbi, Giampaolo, Thiago Motta, il Maestro Andreazzoli e il Maestro Maresca. Dimenticavo Brocchi. Il bel gioco, le uscite dal basso. 🤡

  • ARDICCIO

    E se i risultati non verranno nellimmediato , di chi sara’ la colpa ???

    Di Maresca o di chi ha allestito una formazione , probabilmente, INADATTA alla B ?

  • Del Mat Sicuri

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