QUANDO GALEAZZI AL TARDINI INDICO’ A NEVIO SCALA LA PORTA DELLA SERIE A, ricordo di Riccardo Schiroli

schiroli-slide(Riccardo Schiroli) – Quando debuttò come radiocronista alle Olimpiadi di Monaco del 1972, Giampiero Galeazzi aveva da poco compiuto 26 anni. Era ancora in piena attività nel canottaggio, lo sport di famiglia. Il padre era stato addirittura Campione Europeo. Giampiero non arrivò a quei livelli, ma vinse il titolo italiano nel singolo (1967) e nel doppio (con Giuliano Spingardi, 1968).

Galeazzi era un colosso, per i suoi tempi. Le biografie ufficiali ce lo danno alto 1.92. Le rare foto dell’epoca ci restituiscono un Giampiero in forma smagliante. Il soprannome Bisteccone che Gilberto Evangelisti gli appioppò, faceva in effetti riferimento alla sua prestanza. Ma è ovvio che guardando il Galeazzi maturo, non era un fisico atletico che veniva in mente.

Alle Olimpiadi di Atene del 2004 venni invitato a Casa Italia per cena. Mi trovai di fronte a un buffet con ogni ben di Dio, particolarmente invitante per chi viaggiava con le note spese da inviato di baseball. Timidamente, mi avvicinai a una spettacolare mozzarella di bufala. Vistomi incerto, l’addetto mi si rivolse così: “Vedi de sbrigarte, che quando arriva Galeazzi quella è tutta sua”.

Galeazzi arrivò di lì a poco. Era sudatissimo e indossava una polo color vinaccia e un paio di pantaloni grigio scuro. Non era nemmeno entrato che stava già informandosi: “Mi avete tenuto la mozzarella di bufala?”.

Galeazzi è arrivato a pesare 174 chili. Lo racconta nel libro ‘L’inviato non nasce per caso’, pubblicato nel gennaio del 2016. Intervistato da Marco Cicala per Repubblica, Galeazzi tenne a precisare di essere sceso a 146. Che nonostante i suoi 192 centimetri di statura, restava un peso insostenibile. Galeazzi era infatti affetto da una grave forma di diabete e fece una certa impressione presentandosi a una puntata di ‘Domenica In’ (2019) in carrozzella. Avrebbe chiarito che era stato semplicemente operato a un ginocchio, quindi non camminava bene. Ma ammise che presentarsi in quelle condizioni era stato un errore. E concluse: “Avrei dovuto pensare di più alla salute”.

Galeazzi è stato il prototipo dell’inviato d’assalto. Negli anni ’80, le sue incursioni come cronista della Domenica Sportiva erano leggendarie. Dopo la prematura scomparsa di Beppe Viola, morto nel 1982 quando non aveva ancora compiuto 43 anni, i suoi servizi divennero la parte qualificante del programma.

Quando la Domenica Sportiva la conduceva Sandro Ciotti, Galeazzi venne a Parma come inviato per il debutto in Serie A del Parma di Nevio Scala. Alla Domenica Sportiva andò in onda un’intervista di Bisteccone a Scala nella quale Galeazzi apriva un cancello all’esterno dello spogliatoio del Tardini e si rivolgeva così all’allenatore: “Questa porta è la Serie A, Scala, il Parma ci è entrato per restarci?”

Scala sorrise e rispose che, continuando a giocare così, quel Parma di punti ne avrebbe totalizzata “una lunga serie”.

Quel giorno il Parma aveva perso contro la Juve di Maifredi. Scala aveva ovviamente ragione. A ripensare a quell’episodio, a me viene in mente la banalità che, quasi sempre, emerge dalle interviste agli allenatori nel dopo partita oggi. E penso con rammarico al fatto che mai un tecnico di Serie A si presterebbe alla scena, in questo 2021.

Quelli di Galeazzi erano altri tempi. Era anche amico dei grandi calciatori, da Platini (con cui si vantava di giocare a tennis) a Maradona (“mangiavamo la pizza da Ciro e poi andavamo in giro per locali”). Stando alla leggenda, le cene con Giampiero minavano il peso forma di Adriano Panatta durante i tornei internazionali di tennis. Nessun cronista oggi si potrebbe permettere di ostentare queste frequentazioni, con i social media in agguato.

Nel suo libro Galeazzi scrive: “Mi sono risvegliato in mezzo alle macerie del castello che avevo costruito in una vita di lavoro.”

Fa certamente riferimento agli ostacoli che Rai Sport fece al suo reintegro dopo alcune apparizioni (dal mio punto di vista, da dimenticare) travestito da Batman piuttosto che da Tarzan a Domenica In.

“Mi chiamavano giullare” raccontò Bisteccone “Ma non mi sentivo ridicolo”.

Poco prima di morire, Galeazzi confessò che quelle apparizioni facevano parte di una strategia: “Dentro Domenica in conducevo 90° minuto, e volevo salvarlo. Stavano per farlo fuori dal palinsesto”.

Ti abbiamo voluto bene, Bisteccone. E da te abbiamo imparato tutto. Ora puoi riposare in pace. Riccardo Schiroli

Stadio Tardini

Stadio Tardini

3 pensieri riguardo “QUANDO GALEAZZI AL TARDINI INDICO’ A NEVIO SCALA LA PORTA DELLA SERIE A, ricordo di Riccardo Schiroli

  • 12 Novembre 2021 in 16:49
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    Che dire….un altro pezzo della mia vita di ascoltatore sportivo se ne va….se ne va con la consapevolezza che questi diamanti grezzi saranno sempre meno. E’ stato un simbolo di correttezza professionale ma soprattutto ben voluto da tutti. Seul 1988 un capolavoro di pura eccitazione sportiva!

  • 12 Novembre 2021 in 17:53
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    Un mito. Ciao Bisteccone.

  • 12 Novembre 2021 in 18:07
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    Rip bisteccone 🙏

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