IL COLUMNIST di Luca Russo / PROVO INVIDIA PER QUELLE SQUADRE CHE GIOCANO LE COPPE EUROPEE

(Luca Russo) – E ora forza Atalanta. Se dovessi scegliere una formazione italiana che “sottragga” al Parma la palma di ultimo club nostrano ad aver sollevato la fu Coppa Uefa, non ho dubbi e idealmente mi metto al collo la sciarpa dei bergamaschi. Non si tratta di una questione di simpatia (in tal senso da qualche tempo la formazione di Gasperini mi garba molto di più che in precedenza), ho semplicemente un debole per le favole sportive e nello specifico delle favole calcistiche: sono stato innamorato del Foggia di Zeman, del magico ChievoVerona di Del Neri con Eriberto (alias Luciano) o Luciano (alias Eriberto) e Manfredini sulle corsie laterali a portare confusione tra le fila delle retroguardie avversarie, per ovvie ragioni del Parma di Nevio Scala (del quale iniziai ad essere tifoso grazie al gol su punizione che Asprilla realizzò al Milan al Meazza nella Serie A 1992/1993 fermando a 58 la striscia di imbattibilità dei rossoneri) e di quello altrettanto spettacolare di Cesare Prandelli che a mio avviso è stato l’Atalanta di Gasperini con molte stagioni d’anticipo e in genere quando un certo tipo di calcio si faceva e basta senza che qualcuno sentisse l’esigenza o il dovere di etichettarlo come europeo o propositivo. Restando sul tema Europa, la tre giorni di coppe si chiude per l’Italia con dei verdetti che tutto sommato garantiscono una certa rappresentanza alla pattuglia nostrana: Inter e Juventus accedono agli ottavi di finale di Champions League, il Milan ne viene estromesso senza nemmeno potersi consolare col terzo posto che avrebbe garantito lo scivolamento ai playoff del secondo torneo continentale per importanza, l’Atalanta invece “retrocede” e come Lazio e Napoli, seconde nei rispettivi gironi, va agli spareggi di Europa League, mentre la Roma avanza agli ottavi della neonata Conference League. Detto che a me non piace per niente questo meccanismo per cui chi si qualifica ad una determinata coppa può, in caso di campagna europea non esaltante, retrocedere nella coppa immediatamente successiva per blasone e “ranking”, andando quindi a “disturbare” chi a quella coppa ci si è qualificato per merito e non per “declassamento”, mi riesce difficile capire come e perché molti tifosi e gran parte della stampa specializzata possano vivere come un fastidio la partecipazione alle coppe che ingenerosamente vengono definite minori. Da innamorato dei colori gialloblù ammetto apertamente di provare invidia per le formazioni che hanno la possibilità di giocarsi le proprie carte in Europa League e Conference League ed eventualmente di aggiungere un trofeo alle rispettive bacheche. Ma forse è naturale: il Parma degli e negli anni novanta ci ha abituati ad avere un rapporto privilegiato con le competizioni europee. Escludendo Inter, Juventus e Milan, non si trova nel calcio italiano una società che abbia collezionato i nostri stessi successi continentali: una Coppa delle Coppe, due Coppe Uefa e una Supercoppa Uefa. È ovvio che quelli come noi vorrebbero essere al posto di chi adesso vede nei giovedì di coppa un intralcio in prospettiva del campionato. Strano: dopo aver fatto di tutto per accedervi, sembrano fare altrettanto per esserne eliminati. Tornando all’Atalanta, pur intuendo le ragioni di “prestigio” ed economiche che inducevano a tifare per il passaggio agli ottavi di Champions League invece che per la “retrocessione” in Europa League, suggerisco loro di vivere la partecipazione alla seconda rassegna continentale per rilevanza non come un ostacolo sulla strada di uno Scudetto che farebbe concorrenza alle imprese del Verona 1984/1985 e della Sampdoria 1990/1991, ma come un opportunità per consacrarsi a livello internazionale. E portarsi a casa una coppa che almeno simbolicamente vale molto di più di tante qualificazioni agli ottavi, ai quarti o alle semifinali di un torneo che ha maggiore “peso”. Preferirei sollevare un’Europa League piuttosto che fare quattro volte le semifinali di Champions e per quattro volte uscirne sconfitto. L’Atalanta, con la sua rosa dalla cifra tecnica invidiabile e profonda il giusto per assorbire le fatiche generate dal doppio impegno, è sufficientemente strutturata per succedere al Parma nella conquista di quel trofeo che in tanti snobbano, ma che solo in pochi hanno la capacità di vincere. Ci provino con tutto l’entusiasmo possibile i nerazzurri bergamaschi. Perché anche nella retrocessione dalla Champions League all’Europa League una favola non finisce finché ricomincia. Luca Russo

4 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / PROVO INVIDIA PER QUELLE SQUADRE CHE GIOCANO LE COPPE EUROPEE

  • 11 Dicembre 2021 in 09:46
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    Col passo mai più lungo della gamba o con i progetti giovani stranieri di belle speranze che giovani dal basso l’Europa te la scordi. Serve spendere e bene e vincere partite. Non pioccioni o circensi.

  • 11 Dicembre 2021 in 09:58
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    porta pazienza che forse ripristinano il torneo anglo italiano ,indi potrai fare l’inviato in terra di albione e commentare uno Scarborough city vs Parma football naintiiinsertiin , e saranno soddisfazioni. ps: per pochi vediamo chi si ricorda cari miei mao mao

  • 11 Dicembre 2021 in 12:17
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    Noi al massimo la Coppa Italia di Serie C tra poco.

  • 11 Dicembre 2021 in 12:59
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    Non è passata la rotta di Maria Luigia dal Ponte Caprazucca allo Stradone e c’è il ghiaccio in terra. Il comitato contro il nuovo Tardini plaude e dice che bisogna lasciare la natura libera e non fare il passo più lungo della gamba.

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