TATTICA-MENTE, di Patrick Fava / ANALISI ED APPROFONDIMENTO SUL CAMMINO DEL PARMA IN SERIE B (FINORA)

(Patrick Fava) – Dopo l’epilogo sconcertante della passata stagione, conclusasi con la malinconica retrocessione in serie B, il Parma è ripartito con un allenatore giovane, proveniente dalla squadra “B” di uno dei club più ricchi del mondo, ovvero il Manchester City. Enzo Maresca rappresentava una ventata di aria nuova in casa Crociata: un allenatore con idee spumeggianti, volte alla ricerca di un calcio offensivo e propositivo. Lo stile dell’allenatore ex Manchester City B ricalcava quello del suo mentore Pep Guardiola: costruzione dal basso, utilizzo del portiere come giocatore stabilmente coinvolto nella manovra offensiva della squadra, superiorità numerica nei confronti della prima linea di pressione avversaria, fluidità posizionale da parte dei giocatori, cambio di sistema di gioco tra una fase all’altra, ricerca del pressing ultra offensivo con obiettivo di riconquista immediata del pallone, occupazione di tutti i corridoi verticali tra le linee, alle spalle dei centrocampisti avversari, circolazione rapida del pallone e movimenti senza palla da parte dei giocatori specie nell’ultimo terzo di campo, utilizzo dei raccordi/terzo uomo alla ricerca del giocatore jolly/uomo libero alle spalle delle linee di pressione avversarie, utilizzo del falso terzino per isolare i giocatori più rappresentativi nell’1>1 in ampiezza (nella fattispecie Man e Mihaila come Robben e Ribéry nel Bayern Monaco e Mahrez e Sterling nel Manchester City), utilizzo dell’ampiezza come principio fondamentale nell’ultimo terzo di campo, ma non nella costruzione bassa. Tutti questi principi han fatto parte del calcio voluto dall’ormai ex tecnico del Parma, il quale era sbarcato in Emilia con grandi aspettative, ma ben presto si è dovuto scontrare con la dura realtà di un campionato cadetto che si sta rivelando più duro del previsto e che vede, al momento, la formazione crociata distante 5 punti dalla zona play off, obiettivo minimo della stagione. Già nella prima partita di Coppa Italia contro il Lecce al Tardini si sono viste le prime difficoltà della squadra di Maresca: un Parma molto votato all’attacco con tanti giocatori con caratteristiche offensive nell’undici di partenza, ma con gravi difficoltà in fase di non possesso palla, con attaccanti poco inclini al sacrificio e con centrocampisti con poche attitudini al marcamento al contrasto e all’intercettamento. Un undici dalle caratteristiche offensive è proponibile fino a quando la produzione offensiva /XG prodotti in open play (occasioni da gol potenziali su palla libera) sono maggiori o comunque poi efficaci rispetto alle occasioni che si concedono agli avversari. Ma fino al cambio della guida tecnica con il passaggio da Maresca a Iachini, i dati forniti da Sics, ci dicono che il Parma è una delle squadre che ha subito più tiri in porta di tutta la serie B, sintomo di un grave handicap in fase di non possesso, ma soprattutto che Buffon è, in percentuale, il portiere che più ha inciso sui risultati dei ducali, i quali senza di lui sarebbero sicuramente dentro la zona playout. Eppure, nelle prime tre giornate di campionato il Parma era partito bene con il pareggio di Frosinone per 2-2 con i Crociati raggiunti da Charpentier in pieno recupero, e le vittorie con il Benevento per 1-0 in casa con gol di Mihaila a tempo scaduto e la vittoria esterna ottenuta a Lignano Sabbiadoro per 4-0 in casa del Pordenone: tutto questo lasciava presagire ad un campionato di ordinaria amministrazione per i gialloblù, i quali, invece, avrebbero poi dovuto fare i conti con avversari agguerriti (Benevento, Brescia, Lecce, Cremonese e la “sorpresa” Pisa), ma soprattutto con una rosa che si è dimostrata non bene assortita in alcune reparti, soprattutto nella zona nevralgica, dove spiccavano giocatori di buon livello in fase di palleggio, ma poco abili sulla costruzione avversaria, sulle seconde palle e in transizione negativa. Tifosi e addetti ai lavori si sono lasciati ingannare dalle prime tre gare, ma già in quelle con Lecce in Coppa Italia e Benevento in Campionato si intravedeva che qualcosa non stava funzionando: contro i salentini si trattava della prima gara ufficiale e poteva starci qualche difficoltà, ma già si erano visti segnali poco incoraggianti nella fase difendente, mentre con i sanniti la vittoria in pieno recupero aveva in parte messo nel dimenticatoio una prestazione nella quale i nostri avversari avevano creato maggiori pericoli rispetto ai Crociati, ma, come sempre, si tende a guardare il risultato finale che, come spesso accade, prima o poi rispecchia quello che effettivamente si vede sul terreno di gioco e così è stato nelle partite successive per i Crociati che però fin dall’inizio della stagione avevano palesato difficoltà nel cercare di sviluppare i dettami tecnico tattici di Enzo Maresca: la costruzione dal basso, ad esempio, con difensori poco propensi alla gestione della palla: basti pensare al primo gol preso in casa contro la Cremonese, difficoltà in possesso che sono emerse anche per quanto riguarda l’ultimo terzo di campo, con squadre avversarie molto strette e corte negli ultimi 30 metri, contro le quali la formazione Crociata ha palesato difficoltà nell’occupazione dell’area di rigore e con giocatori poco propensi al principio gioco e mi muovo, e poco abili nella circolazione veloce del pallone in spazi ristretti; se poi mettiamo che la maggior parte dei giocatori che stazionavano sulla trequarti (Vazquez, Man e Brunetta) prediligevano ricevere palla sui piedi, e con Tutino centravanti che a Salerno aveva dato il meglio di sé come seconda punta a fianco di un centravanti classico come Djuric, ecco che i limiti della squadra gialloblù venivano fuori contro formazioni che optavano per un baricentro basso, sfruttando veloci transizioni offensive. Ad un certo punto della stagione, così, i gialloblù si sono dimostrati poco prolifici in zona gol, e anche il reparto che sembrava sulla carta dare certe garanzie ha cominciato a vacillare, con una linea difensiva che ha iniziato ad avere problemi complice anche un reparto di centrocampo poco disposto al sacrificio e a impedire palle filtranti tra le linee agli avversari. Maresca ha provato a cambiare qualcosa in corso d’opera passando da un fluido 4-3-3 (che si trasformava in un 3-2-4-1 in fase offensiva) ad un pragmatico 3-5-2 in entrambe le fasi, andando contro alle sue stesse idee di partenza, pur di portare a casa qualche vittoria: tre punti che sono stati messi in cascina a Cittadella e in casa contro il Vicenza; vittorie, comunque, non convincenti che hanno solo posticipato il riemergere dei problemi, poi venuti fuori nelle trasferte di Lecce e di Reggio Calabria: soprattutto la sconfitta in Salento contro la compagine di Baroni ha messo in evidenza limiti strutturali in certi reparti, ma anche caratteriali, con 4 gol presi nei primi 45′, frutto di errori individuali gravi, compiuti da giocatori di esperienza: sintomo, questo, di una squadra in grande difficoltà; inevitabile, a questo punto, il cambio della guida tecnica, con Iachini allenatore di grande esperienza, esperto in promozioni nel campionato cadetto, pragmatico e dal carattere vulcanico. Le sue squadre si sono sempre contraddistinte per il carattere e per l’ordine tattico in fase di non possesso, con grande cura nella copertura degli spazi e per la concretezza in fase di possesso, prediligendo l’attacco diretto e le transizioni veloci ad un calcio fatto di palleggio e manipolazione degli spazi. La mano del tecnico è già evidente per quanto riguarda gli XG concessi: durante la sua gestione il Parma è una delle squadre che subisce meno tiri in porta, ma è anche vero che la produzione offensiva non è ancora soddisfacente: il 3-5-2, sistema di gioco fin qui attuato dal tecnico, dopo una piccola parentesi col 4-3-1-2, sembra dia una certa quadratura in fase di non possesso: la zona centrale è ben protetta e il Parma ha le caratteristiche per giocare con la difesa a 3 centrali, ma manca, sicuramente, qualcosa nella propositività da parte degli esterni di centrocampo che, nel gioco a 5, devono saper fare entrambe le fasi. Iachini sembra per ora aver puntato sull’equilibrio: basterà per portare il Parma a giocarsi fino alla fine la serie A? Credo che un giocatore più offensivo sull’esterno e uno di equilibrio dall’altra parte potrebbe essere una soluzione, ma è evidente che qualcosa sul mercato andrà fatto e Iachini, sicuramente, saprà ciò che gli serve. Sperando lo accontentino. Sempre Forza Parma. Patrick Fava

Patrick Fava

Patrick Fava, 37 anni, di professione impiegato ed allenatore di calcio (UEFA B) come hobby, attualmente è in forza al Fiorano (Campionato di Promozione Girone C. Appassionato di match-analysis e di tattica calcistica è sempre pronto a studiare i principi di gioco dei grandi allenatori italiani ed europei, ma soprattutto è un grande tifoso del Parma

4 pensieri riguardo “TATTICA-MENTE, di Patrick Fava / ANALISI ED APPROFONDIMENTO SUL CAMMINO DEL PARMA IN SERIE B (FINORA)

  • 11 Gennaio 2022 in 12:59
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    Per capire Che sia una squadra fatta da parecchi bidoni sottoperformanti di tutte le età è necessario un corso a coverciano o basta un autocertificazione

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  • 11 Gennaio 2022 in 14:41
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    Ma il vicesindaco Bosi, adesso che lo stadio salta come farà a fare tutte le sue supercazzole in televisione??

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  • 11 Gennaio 2022 in 19:10
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    Leggere di come voleva il calcio Maresca mi ha fatto venire il mal di testa. Fortuna che se ne è andato.

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  • 13 Gennaio 2022 in 21:41
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    C’era bisogno di un pistolotto così per descrivere il Parma di Maresca ? Basta aver visto le partite. Quasi da ridere il paragone di Man e Mihaila.

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