CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CHI PARLA SOLO DI CALCIO NON SA NIENTE DI CALCIO

(Gianni Barone) – Visto che lo «Special One», Mourinho adesso vale più come filosofo che non come allenatore, verrebbe quasi da dire e da rispondere alla sua famosa e provocatoria frase «Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio», con la seguente riflessione «chi parla solo di calcio non sa niente di calcio». Però, perdonatemi, ora in mezzo a tutto quello che succede e non succede, leggi partite rinviate per ovvi motivi (la Lega B solo verso le 21.30 ha sancito l’ufficialità del rimando di Parma-Crotone, oltre a Cittadella-Cosenza e L.R. Vicenza-Alessandria in calendario poche ore dopo, con un certo scorno di tifosi ottimisti che pensavano che in extremis la si potesse regolarmente disputare), quello che rimane a tutti, tifosi, opinion leader, tuttologi, giornalisti sportivi, giornalisti scrittori (tanto in voga in questi momenti critici) è quello di parlare ed esprimere opinioni sul niente che succede, in Tv, via social, o dal vivo. «Se c’è una cosa che funziona in Italia è il disordine», esclamava tanti anni fa Leo Longanesi, maestro di tutti noi del sempre meglio che lavorare, e come dargli torto ora in mezzo a tutto questo caos, fatto di positività che odorano di negativo e di negatività che profumano di positivo, di partite che non si giocano e si rinviano di continuo, di ufficialità che non arrivano se non in articulo mortis, e di certezze che tardano a materializzarsi. Eppure in televisione siamo tutti pronti ad avere soluzioni, e risposte adeguate salvo poi rimettersi in gioco e rimettersi alle decisioni dall’alto, quasi mai comprese, accettate e giustificate nel modo più completo e sicuro possibile. Il disordine che sconfigge l’ordine di un campionato da tutti considerato quasi falsato, e da un calendario precario sempre in divenire e quasi mai «in essere». «L’essere è e il non essere non è» sentenziava uno dei padri nobili della filosofia Parmenide da Elea, e attualmente è tutto tremendamente avvolto da un tragico mantello di incertezza, difficoltà, mal d’essere, quindi dal «non essere», all’ennesima potenza (ex gauso). Cosa fare in mezzo tutto ciò? Come muoversi in mezzo a tutto questo in cui pensare contro è più facile che pensare a favore? Non ci resta altro che parlare sempre e solo di calcio, di calciomercato per la precisione, indicando chi va bene che arrivi e chi va male e chi quindi sia meglio che parta. Non ci resta altro, con il calcio giocato che rimane ai margini come qualcosa di lontano, sfumato, aleatorio. E meno male che esistono coloro i quali sono sinceramente convinti di essere depositari del verbo, calcistico, e non hanno alcuna voglia di ascoltare chi la pensa in modo diverso (ottusangoli). Essi, e sono tanti nei talk di calcio locali e nazionali, hanno certezze assolute, e non conoscono le tre virtù cardinali del dialogo e della tolleranza, ossia il distacco dalla passione, il dubbio, e la sospensione del giudizio, dispensando molta superbia e pochissima entropia. Tante parole e tanti nomi per riempire il vuoto di un calcio che non c’è, o non c’è più, e che si spera non ci sia ancora per poco. Rivoluzione, di programmi e preparazioni, riflessione su ciò che cambia, e televisione, tanta televisione. Si é cominciato con il voler cambiare il mondo, del calcio e non solo, e si finisce col cambiare i canali, quando si può e quando esistono le alternative rimanendo il più delle volte delusi per aver sentito un bel niente di concreto, scevro di volgarità e scostumatezze. Tutti esperti e meno male che qualcuno cerca nuove strade interessandosi ad altro: io ho sempre cercato di capire il calcio interessandomi ad altro, tipo geodesia, geografia o cartografia. Quindi come diceva l’ex segretario del Parma, Canuti «Credevo di avere a che fare con dei giornalisti e invece mi trova in mezzo a maniscalchi, assicuratori e dentisti che dicono d’intendersi di calcio», e non è che la cosa sia tanto negativa, seguendo la logica «mourinhiana», allora come oggi. In mezzo a tutto questo disordine tutto si confuta, si confonde, e si complica o si semplifica, come pare a chi è disposto a sopportare tutto a patto che si ritrovi un po’ di «ordine», mentale soprattutto. Ma la punta arriva? E le altre squadre perché si potenziano? Ma perché ci dobbiamo scordare di essere il Parma, per non essere chissà chi e trovare e ritrovare l’umiltà che non c’è o che non abbiamo mai avuto? Si ma i nomi, fate, facciamo i nomi. Ma de che? Di chi ha colpe e chi no? Attendiamo l’ufficialità fra calcio Tv, e meno stupore o chi si sente bravo!, «cme dir stupid», come direbbe il Trap, che tanto manca e ci manca anche se ancora c’è. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

7 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CHI PARLA SOLO DI CALCIO NON SA NIENTE DI CALCIO

  • 15 Gennaio 2022 in 10:52
    Permalink

    in sostanza noi tifosi cosa dovremmo fare non ho capito , se non giocano ne parliamo cosa dobbiamo fare metterci a giocare noi ? tutto il carrozzone tv giornalisti opinionisti eccc deve pur sopravvivere e già molti che se ne parla se no muore il calcio

    Rispondi
  • 15 Gennaio 2022 in 13:34
    Permalink

    Cateros netor lavor o convertirsi sulle arti circensi?

    Rispondi
  • 15 Gennaio 2022 in 14:01
    Permalink

    Nel giorno in cui Pippo Costs ci confessa che non ci crede nemmeno lui che l’ha preso il Parma, leggo e apprendo che il Parma di quest’anno in B ha un’età media della rosa pari a 25.9 anni, più alta (!) del Parma delle ultime tre stagioni in Serie A. Ma non avevamo iniziato il magnifico e progressivo “progetto giovani”? Non erano finalmente arrivati a gestire il Club, Kalma e Ribalta i “leader del nostro futuro” (cit. Krause)? Mi tocca rivalutare quelli di prima, bollati come dilettanti e tragattini senza un progetto. Avremo avuto 2 spiccioli e non potevano comprarli, ma a Parma abbiamo avuto e valorizzato i Bastoni, i Kukusewski, i Di Marco, etc . Mica quella rantumaglia esotica vista gli ultimi 2 anni, che anche uno Stulac e un Pezzella o uno sembrano dei talenti in erba. Ribalta dove sei? Non credi che dopo 9 mesi che sei a Parma come megadirettore di tutto il progetto tecnico dovresti spiegarci qualcosa?

    Rispondi
  • 15 Gennaio 2022 in 14:13
    Permalink

    co vot mej andy, l’hai detto tu. Se nò cò fèma?
    Le cose importanti della vita sono altre, lasciateci sparare le nostre boiate almeno sul calcio.
    In teoria (in teoria eh) qui di danni non ne facciamo.

    Rispondi
  • 15 Gennaio 2022 in 19:01
    Permalink

    Un articolo per dire cosa? Non l’ho mica capito, eh.

    Rispondi
  • 15 Gennaio 2022 in 22:36
    Permalink

    Comunque dopo quasi un mese senza calcio, in un periodo in cui il calcio normalmente riempirebbe i nostri palinsesti, mi ha fatto capire che si puó vivere anche senza Parma Calcio 1913. Per chi ha passione per questo sport le alternative ci sono e guardare le partite senza rodersi il fegato, come puntualmente avviene da 2 anni e mezzo, non è poi così male. Lo stadio nuovo puó sicuramente attendere anche perchè penso che il futuro del calcio a Parma sarà come quello che è stato per la pallavolo (per me prescindibile quando ero bambino) e cioè la definitiva scomparsa.
    Ce ne faremo una ragione come ce la siamo fatta per la Maxicono.

    Rispondi
    • 16 Gennaio 2022 in 10:20
      Permalink

      Be ai tempi d’oro del volley, parlo dalla veico in su si galleggiava fra c e b, che poi é la dimensione spettante a parma d. c., che non vuol dire dopo cristo ma dopo calisto

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *