IL MIO BERTO: ANDREA GAVAZZOLI RICORDA ALBERTO MICHELOTTI

(Andrea Gavazzoli) – Gli episodi di memoria viva, che compongono il mosaico molto colorito di ricordi legati ad Alberto “Berto” Michelotti, sono innumerevoli e hanno accompagnato la mia vita fin dalle scuole medie, dove l’eco delle sue gesta sportive – non solo di giacchetta nera, ma anche di guardiano tra i pali – aleggiava nelle strade e nel vociare dei bar fumosi, stipati di tifosi Crociati e non, dell’ Oltretorrente. L’ Oltretorrente che portava nel cuore e che gli aveva dato i natali “di vita” e che, nella confidenza di chi come lui aveva respirato l’aria povera, ma intrisa di solidale amicizia e umanità dei “capannoni”, veniva ancora apostrofato come Baracon. Eh sì, perché conoscere Alberto significava proprio fare un giro di giostra: era sempre e comunque un portatore sano di buon umore e di spontaneità e, quando si faceva serio, era solo per sostenere in modo sanguigno ciò in cui credeva, senza riserve, dalla politica, schietta e popolare, alle decisioni che prendeva sui campi da gioco, talvolta discutibili nella sostanza, ma quanto mai spettacolari nella forma. Ridendo si vantava spesso di sberleffi e qualche “scopasò a mano inversa” riservati “brevi manu” ai galletti più ambiziosi delle compagini milanesi o romane negli anni ’70 e della sua “velata” tendenza bianconera aveva ormai fatto tormentone autoironico. Grazie al compianto maestro Gianfranco “Sandro” Bellé, ebbi l’opportunità irripetibile di seguire Alberto nell’avventura del Club degli Ex Gialloblù in Italia e qualche volta all’estero anche con gli ex Azzurri ’82 e gli episodi vissuti in quelle trasferte resteranno indelebili. Michelotti diventava l’istrione-guida di tutta la truppa. Di qualunque truppa si trattasse. Era capace di ironizzare sulle dittature (che non aveva mai sopportato e combattuto), apostrofando malamente il leader comunista Lukashenko in Bielorussia pochi istanti prima del fischio d’inizio di una partita a soli 50 cm dalla sua faccia oppure di “spiegare” a Claudio Gentile che se fosse andato lui ai Mondiali in Argentina nel 1978 al posto di Sergio Gonella la squadra di casa avrebbe avuto più problemi nell’arrivare ad una vittoria immeritata. Chissà: a volte anche Alberto la sparava un po’ troppo grossa, ma quel che è fuor di dubbio è che tutto quello che gli usciva dalla bocca veniva dal cuore e dalla fatica delle sue origini e dalla sua perenne vitalità che conservò fino agli ultimi anni, quando ormai, alle soglie dei 90, veniva faticosamente a raccontare ai più giovani la sua storia e quella del Cornocchio dove, a causa di un bombardamento alleato, persero la vita in un istante intere famiglie di parmigiani, 65 civili inermi che si erano rifugiati sotto il ponte della Ferrovia di Via Reggio. Vorrei concludere questo ricordo del mio amico Alberto ricordando un episodio che potrebbe esserne monito o epitaffio: in quegli anni Alberto ogni tanto veniva invitato alla trasmissione televisiva sportiva cittadina per eccellenza, Bar Sport, e io, appena arrivato alla guida di una Tv Parma che aveva fame di nuovi programmi e novità editoriali, gli lanciai la sfida di misurarsi, ogni domenica sera, con gli umori del pubblico parmigiano rispondendo in diretta alle telefonate dei tifosi e quindi sopportandone il possibile peso dell’invettiva e con l’obbligo di mettersi in gioco e di metterci la faccia in frangenti in cui tutti hanno il sangue caldo, soprattutto in caso di sconfitta. Sapevo di cogliere nel vivo e sapevo anche che il suo contributo, con quella modalità, sarebbe stato un vero ciclone. Un ciclone che arrivò puntuale, ma di ascolti e gradimento del pubblico. Ciò che però è più importante e che non dimenticherò è la frase che mi disse poco prima di accettare: “Veh putè, mi ven, ma dirò sempor col ca pens” (Veh bambino, io vengo, ma dirò sempre ciò che penso).

Ciao Alberto, che il pallone sia con Te! Andrea Gavazzoli (*)

(*) già direttore di Tv Parma

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4 pensieri riguardo “IL MIO BERTO: ANDREA GAVAZZOLI RICORDA ALBERTO MICHELOTTI

  • 18 Gennaio 2022 in 16:37
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    Da oggi Parma è un pò più povera e sola! Lui era una luce che illuminava la nostra città di amore, di parmigianità di quella presenza che ti avvolgeva nel suo manto di spontaneità sincera con lo sguardo dell’uomo giusto e sincero! Non si poteva non volerti bene…..e da oggi manca uno di famiglia…..me sempre resterai nei miei sogni! Alberto!

  • 18 Gennaio 2022 in 19:01
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    Gran bello il ricordo di Gavazzoli. Del resto chi ha avuto la fortuna di conoscere, frequentare ed amare il Grande Miclot, ora può conservare una biblioteca ricchissima di momenti belli e irripetibili.

  • 19 Gennaio 2022 in 18:03
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    R.I.P. Bruttissima perdita per Parma.

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