UNO STAGNO DI EMOZIONI, ADDIO MISTER MOON LIGHT, di Luca Savarese

(Luca Savarese) – La vita è così bella che sembra impossibile doverla lasciare: sono maestri e quando starai sul punto di morire, pianterai un olivo, convinto ancora di vederlo fiorire. Vale anche per i maestri, in ogni ramo dello scibile.

Tito Stagno, uno di questa categoria, lo era del giornalismo, quello vero, quello che alle fake news, preferiva sempre abbeverarsi alla fonte dell’esattezza.

Sì, ecco perché quando se ne vanno questi signori della parola, restiamo tutti un po’ spiazzati, un po’ più inesatti anche noi.

Tito, ad essere sul pezzo, aveva iniziato presto: sin da quando si trasferì, con la famiglia, ancora piccolo, prima a Parma, poi a Pola.

Ma è a Cagliari che consegue la maturità classica ed inizia ad esprimersi in radio: impara il mestiere di radiocronista, quello d’intervistatore, quello di documentarista.

La gavetta, è fatta: nel 1954 eccolo vincere il primo concorso per telecronisti, non solo, ma si specializza in un corso particolare con Gianni Vattimo e Umberto Eco. Alla passione unisce la professione e il gioco è fatto, il grande salto, anche: basta con la facoltà di medicina a Cagliari, via con la facoltà di parlare, a Roma.

Quella, non era una scuola di giornalismo, ma una specie di bottega del Verrocchio, dove non c’era un Leonardo solo, ma tanti dai quali lasciarsi guidare e ai quali rubacchiare qua e là, stilemi, carpire trucchetti, mendicare consigli.

Il suo primo direttore al Tg1 si chiamava, infatti, Vittorio Veltroni, lo stesso che mise in piedi il pool dei primi radiocronisti sportivi.

Il battesimo da radiocronista Rai, lo vive nel 1965 in occasione dei Giochi invernali di Cortina d’Ampezzo.

Ma, cosa prima molto frequente e molto utile, mica si confinava una voce ad una sola materia: via in giro, a far fare le ossa alla voce: segue infatti i papati di Giovanni XXIII E Paolo Vi e due presidenze della Repubblica: quelle di Segni e Saragat.

Ed una serie di chicche, come quando, al capezzale di Luigi Einaudi, discusse, unico tra gli inviati, con il medico del presidente di pressione, memore dei suoi studi in medicina.

Si, per lui tutto aveva a che fare con tutto.

Nel 1961, prove tecniche di allunaggio con il racconto del primo volo di Jurij Gagarin intorno alla Terra: il fervore misto alla sopracitata esattezza fecero non solo breccia, ma indussero i plenipotenziari Rai a consegnarli le chiavi degli eventi in diretta ed i servizi relativi a lanci di sonde spaziali.

Eccoci a quel raddoppiato: “Ha toccato, ha toccato il suolo lunare”, sussulto vocale, che mentre stava raccontando lo sbarco sulla luna, sbarcava nelle case, tra il tinello e la tavola, di milioni di italiani.

Mentre l’uomo scopriva e toccava la luna, alla radio c’era Enrico Ameri, alla tv Tito Stagno o Mister Moonlight, come ebbe a soprannominarlo in un bar di Cape Kennedy, il comandante di “Apollo 8” Frank Borman. Sì, i nostri astronauti della voce.

La sua varietas, il saper spaziare da un contesto all’altro, con grande abilità di palleggio lessicale, la sua cifra più pregiata.

Dal 1976 al 1993, lo sport su Rai Uno ha avuto lui come responsabile, curatore e conduttore della Domenica Sportiva. Una volta messa, con la pensione, la penna al chiodo, mica si è fermato.

Rieccolo di nuovo, a collaborare, ad incuriosire, a narrare storie sulle colonne dell’Eco di Bergamo e sulle pagine della Gazzetta di Parma.

Due figlie, Brigida – nome suggeritogli da papa Roncalli – e Caterina, una moglie, Edda, anch’ella giornalista.

E un asteroide: l’110702 Tito Stagno.

“Ha toccato, ha toccato il suolo lunare”. Tu Tito, inizia a toccarlo quello ed altri suoli imperscrutabili e poi via, microfono alla bocca, cuffie nelle orecchie, continua a raccontarlo: in fondo, un giornalista della vecchia scuola, qualsiasi sia la condizione, mica smette di annunciare. Luca Savarese

One thought on “UNO STAGNO DI EMOZIONI, ADDIO MISTER MOON LIGHT, di Luca Savarese

  • 2 Febbraio 2022 in 18:56
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    R.I.P.

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