domenica, Giugno 23, 2024
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / COSA SARA’ DI QUESTA GRANDE BELLEZZA A ROVESCIO?

(Gianni Barone) – Pensate che bello sarebbe stato, se il Parma avesse mantenuto i pronostici, per i tifosi ovviamente, e pensate quanto sarebbe stato triste, noioso e banale per coloro i quali devono esercitare, a mezzo stampa, Tv o web, la cosiddetta critica tecnica, illuminata, giornalisticamente e non solo politicamente corretta? Pensate che bellezza, da un versante, e che noia, dall’altra più comoda parte. Invece i sostenitori sono stati e continuano ad esserlo, chiamati a muoversi in tutta questa “grande bruttezza”, fatta di rimpianti, delusione, rabbia, sconsolazione mista ad uno strano senso di debole superiorità, sulla carta, non confermata ed esibita sul campo a fronte di prestazioni mai abbastanza all’altezza della situazione, del blasone e della forza economica a disposizione. E se tifosi piangono per ciò che poteva essere e nella realtà dei fatti, non è stato, i critici, intesi come giornalisti, addetti ai lavori, su stampa e Tv locale, invece non ridono anche se gli argomenti per esercitare il loro ruolo non mancano di certo. Una versione di “Sparta e Atene”, un po’ anomala e fuori luogo per meglio presentarci la situazione di una squadra grande grande, a livello di propositi e ambizioni, e piccola piccola nei fatti, nelle prestazioni e soprattutto nei risultati, deficitari ormai da tanto, troppo tempo. E per sovvertire questa strana e deleteria tendenza, non sono bastati i nomi di Buffon e Vazquez, autentici fuoriclasse per la categoria; non è bastato o servito, finora, affidarsi ad un tecnico, dal passato in serie cadetta, più che mai vincente, come Iachini, per non parlare di Simy, scomposto inelegante fin che si vuole, ma incredibilmente, a fronte dello suo squillante score in zona goal, e imbarazzante in fatto di conclusioni sbagliate che hanno, a dir poco, lasciato tutti esterrefatti. Cosa sarà? Si chiedeva, nella canzone omonima, il grande Lucio Dalla, che aggiungeva “a far crescere gli alberi la felicità, cosa sarà?” Lasciando a noi chiederci cosa sarà a non far crescere questa squadra al contrario dell’infelicità di tutti, nessuno escluso, eccessivamente debordante. Il dovere e il mestiere attuale, è quello di scovare le cause di cotanta mestizia e per farlo firme locali di valore si avventurano in metafore fantasiose, ai limiti fra il credibile e l’inimmaginabile, che lasciano di stucco chi, molto più prosaicamente, vorrebbe individuare i motivi di questa grande bruttezza, nell’inadeguatezza e nell’incapacità, tout court, di chi di dovere avrebbe dovuto fare bene in condizioni economiche così favorevoli, ma non è riuscito – ahi lui, ahi loro – nel gestione dell’impresa, sulla carta, estremamente facile ed agevole. Quindi colpe e colpevoli facili da individuare, però la sorpresa che ha accolto tutti, sembra non avere spiegazioni razionali. Come si fa a fallire avendo a disposizione tutto questo ben di Dio, economico e tecnico, ci si chiede, di sicuro qualcosa sfugge, qualcosa di misterioso non viene raggiunto nella sua essenza, dalla rabbia, legittima, dei tifosi, e neanche dall’ontologia fisica e metafisica di chi è deputato a stabilire l’esistenza di determinare entità utili a trovare la causa di tale disastro. Perché di disastro, sportivo, e non ecologico e morale, si tratta, disastro, non previsto, non annunciato neanche dalla peggior o miglior, a seconda dei casi, “Cassandra”, in una vigilia in cui tutti avrebbero giurato e scommesso che tutto ciò, non poteva e non doveva accadere, minimamente, per nessuna ragione al mondo. Non doveva, non poteva, ma il calcio esiste, resiste ed affascina proprio per questo, se ci stiamo ben a pensare e a riflettere, se tutto era già previsto in anticipo, che barba, che noia; che noia, che barba, direbbe la mitica signora Mondaini in Vianello, sbattendo le gambe sotto le lenzuola del letto diviso con l’impossibile e cinico consorte, intento a leggere, sulla rosea, i motivi per cui ognuno di noi si deve e non si deve divertire per una partita di calcio. La stessa rosea, che, in sede di pronostico, dopo non averci azzeccato minimante, e dopo aver commesso l’ennesimo strafalcione tattico considerando, a torto, modulo e sistema di gioco sinonimi, come molti altri del resto, continua a dirci che il Parma è il Golia, economico-tecnico, che al confronto con tutti gli altri Davide del campionato, si squaglia, facendoci urlare, “luogocomunemente” parlando, a “Anche i ricchi piangono” o a “I soldi non fanno la felicità”. Nel nostro caso, peggio, i soldi fanno e hanno fatto, da due anni a questa parte l’infelicità, nonostante Krause, e suoi progetti di squadra e di stadio del futuro, nonostante Iachini, nocchiero della livida palude cadetta, che questa volta sembra essersi arenato nell’Acheronte, del suo passato vincente, che non c’è più e che non ne vuole proprio sapere di ritornare. Nonostante Buffon e suo miracolo individuale, nonostante le magie di Vazquez, nonostante le scoperte, accettare a metà da tifo e critica di Man e Bernabé, in ruoli inediti, nonostante Simy e tutto il suo repertorio “da grande bruttezza”, finora esibita. Ci si interroga ancora se vale la pena sperare, nella logica (forse fasulla) dell’aritmeticamente ancora possibile speranza play off, o se sia meglio arrendersi alla realtà di un sicuro fallimento di obiettivi da raggiungere semmai, pensando, programmando, industriandosi nel progetto futuro del prossimo anno, meno pindarico, e più concreto rispetto a quello di quest’anno, che si sta sgretolando e che sta evaporando sotto gli occhi, increduli, di tutti noi. Si ma la fine, “cosa sarà che fa morire a trent’anni, mentre si vive fino a cento?”, sempre secondo gli interrogativi ancestrali del grande Lucio Dalla, e già a quando la data di fine e di nuovo inizio per questo vecchio/nuovo Parma su cui, qualcuno, vorrebbe continuare a riconoscersi. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

3 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / COSA SARA’ DI QUESTA GRANDE BELLEZZA A ROVESCIO?

  • La serie B è un campionato difficile e Inglese se sta bene in B fa la differenza (Davide)

    Comunque io sono fiducioso per l’anno prossimo. Brunetta dopo due anni in Italia mostrerà tutto il suo talento, per non parlare di Valenti, Dierckx e Sohm. Osterwoolde dragherà la fascia e davanti Inglese se sta bene in B fa la differenza. Poi Ribalta sa benissimo (come ha detto lui stesso), cosa serve per vincere la B, in più abbiamo un presidente entusiasta. Il futuro è roseo.

  • Speriamo che non valga il detto “non c’è due senza tre” per il prossimo anno.

    • Siamo in buone mani e io futuro è roseo (Davide)

      Lo sapremo subito da un fatto molto semplice . Se sentiremo ancora qualche addetto ai lavori, esperto, giornalaio o giornalista locale dire che Inglese in B etc. sappiamo già come andrà anche la prossima stagione

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